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L'ansia: un'emozione utile

L'ansia è un'emozione e non una malattia, quindi è un segnale che rimanda a significati personali profondi da conoscere e gestire.

26 NOV 2019 · Tempo di lettura: min.
L'ansia: un'emozione utile

«Di regola, ciò che non si vede disturba la mente degli uomini assai più profondamente di ciò che essi vedono».

Giulio Cesare

Con la sua affermazione, il condottiero romano fa riferimento alle sottili strategie belliche che spesso si basano su azioni giocate nell'ombra e con l'obiettivo di cogliere di sorpresa i nemici che dunque, presi alla sprovvista, reagiranno in modo più o meno efficace.

Come funziona la nostra mente?

Fuor di metafora, affermiamo che molti nostri comportamenti sono la reazione ad un segnale proveniente dall'ambiente, e in questo senso possono essere adattivi o non adattivi, ovverofunzionali oppure no alla nostra vita.

D'altra parte, spesso possiamo provare un senso indefinito di paura e inquietudine in assenza di un pericolo reale. Si tratta dunque di risposte a qualcosa che si muove nell'"ombra", ovvero pensieri e sentimenti inaccettabili per la parte razionale e cosciente della nostra mente. Tendenzialmente quest'ultima farà in modo di tenere lontano dalla nostra consapevolezza tali aspetti, attraverso dei meccanismi di difesa, ma talvolta fallirà nella sua missione, allora ne deriverà un'ansia più intensa e persistente o altri sintomi (tachicardia, sudorazione, panico, paura, panico...).

Ciò significa che quando proviamo sintomi tipici dell'ansia, come la tachicardia, la sudorazione, la paura, in assenza di un pericolo reale, molto probabilmente la nostra mente razionale ha fallito il suo compito di difesa.

«In alcuni casi, l'ansia può essere collegata a una paura cosciente e accettabile che maschera una preoccupazione più profonda e meno accettabile. In altri casi, alcune persone che presentano ansia non hanno alcuna idea riguardo a ciò che li rende ansiosi», (American Psychological Association).

Ad ogni fase della vita la sua ansia

Le ricerche in campo psicoanalitico segnalano che ogni periodo evolutivo nella vita di un bambino produce una paura caratteristica associata a quella fase, così da poter arrivare ad elaborare una gerarchia evolutiva dell'ansia.

Nella fase più tardiva dello sviluppo, l'ansia è caratterizzata dai sentimenti di colpa e dal timore di non condurre una vita all'altezza degli standard che si colgono come imposti dall'esterno.

Ad un livello più precoce dello sviluppo, si trova il timore di perdere l'amore o l'approvazione del genitore. Una forma di ansia ancora precedente, da un punto di vista evolutivo, riguarda la paura di perdere non solo l'amore del genitore ma anche il genitore stesso.

Tuttavia sarebbe erroneo ritenere che i livelli di ansia più primitivi vengano "superati" con il procedere dello sviluppo. Di fatto tali livelli persistono e possono essere riattivati con facilità in situazioni traumatiche o di stress o in gruppi numerosi. Per esempio, l'intolleranza nei confronti di chi è diverso va letta in termini di angosce profonde relative ad aspetti inaccettabili di sé e, in quanto tali, sconosciuti, estranei, che però, in modo difensivo, vengono percepiti come provenienti dall'esterno (Società Psicoanalitica Italiana).

L'ansia come segnale

Gli studi neuroscientifici collegano lo sviluppo dell'ansia a fattori biologici e genetici.

Secondo alcune ricerche, alcuni meccanismi neurofisiologici possono produrre una forma adattiva di ansia come segnale.

Ricerche genetiche hanno dimostrato che persone con una versione più corta del gene coinvolto nel trasporto della serotonina possono avere livelli maggiori di ansia rispetto a quelli che hanno una versione più lunga del gene.

Quasi il 70% delle persone ha la versione più corta e meno efficiente del gene, che si traduce in una maggiore ansia. Si può dunque interpretare questo dato come un riflesso della selezione naturale, nel senso che gli individui tendenzialmente più ansiosi potrebbero essere meglio equipaggiati per sopravvivere ai pericoli ambientali rispetto a quelli meno preoccupati o apprensivi. Quindi l'evoluzione naturale favorirebbe gli individui più ansiosi: l'ansia risulta essere l'aspetto più utile per sopravvivere e difendersi dalle difficoltà della vita.

Considerando l'ansia come una malattia anziché un sintomo che rimanda a significati personaliprofondi si potrebbe non rilevare questo aspetto adattivo dell'ansia. Preoccuparsi di ciò che accadrà in futuro può portare ad un pensiero altamente creativo. Le soluzioni dei problemi sono un prodotto della preoccupazione. Ad un atteggiamento preoccupato possono essere associati salutari dubbi su se stessi. Se l'ansia viene considerata come un problema che deve essere cancellato con l'uso degli psicofarmaci, la nostra esperienza mentale potrebbe soffrire una grave perdita (1).

(American Psychiatric Association).

L'ansia adattiva e l'ansia non adattiva

Sulla base di quanto detto finora, si deduce che l'ansia può essere adattiva o non adattiva, e il concetto che tutte le ansie dovrebbero essere cancellate è ingiustificato, sia dal punto di vista scientifico che dell'esperienza.

L'ansia è un segnale d'allarme che si attiva per anticipare un potenziale pericolo, cioè per mettere in guardia la persona, dandole la possibilità di reagire con modalità che possano evitare la situazione rischiosa. Questo vale sia che ci si trovi di fronte ad un pericolo reale (ad esempio un auto che sta per investirci) sia che ci si trovi di fronte ad un pericolo immaginato e legato a esperienze negative passate (ad esempio aver subito uno scippo, potrà suscitare ansia tutte le volte che si sentirà il motore di uno scooter).

Pensiamo ad un'esperienza comune, come l'ansia suscitata da un esame. Questo tipo di ansia è molto importante perché utile ad attivare il pensiero creativo, aumentare le capacità attentive e di memoria.

L'ansia risulta patologica quando diventa un pensiero fisso, costante, incontrollabile, paralizzante e condiziona i comportamenti e la vita.

Conclusioni sull'ansia

Occorre considerare l'ansia come la punta dell'iceberg alla cui base vi possono essere molteplici cause.

Il compito dello psicoterapeuta a orientamento psicodinamico/psicoanalitico è di comprendere la natura della paura del paziente. Spesso il risultato di una psicoterapia di questo tipo è la capacità di tollerare l'ansia, come ogni altra emozione, senza doverla eliminare. La maggiore padronanza del pensiero sull'ansia permette di affrontare certe preoccupazioni esistenziali in un modo più solido ed equilibrato.

Articolo della dott.ssa Furlano, iscritta all'Albo degli Psicologi del Piemonte

Scritto da

Dott.ssa Barbara Furlano

Bibliografia

  • (1) Glen O. Gabbard (2007), Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina Editore.

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