Quel senso di ansia e paura che attanaglia molti giovani dopo lauree e master di alto livello.

Molti giovani decidono di intraprendere un master, investendo tempo e denaro con la speranza di trovare un lavoro ideale. Se ciò non accade, possono insorgere ansia e depressione.

8 OTT 2018 · Tempo di lettura: min.
Quel senso di ansia e paura che attanaglia molti giovani dopo lauree e master di alto livello.

E' sempre più in crescita il numero di giovani studenti e lavoratori che al termine del percorso di laurea o dopo una prima esperienza esperienza lavorativa decidono di intraprendere un master o una specializzazione. Le aspettative e le speranze che li animano sono molte e sono riconducibili all'idea di costruirsi nuove opportunità di lavoro di livello superiore, in linea con i propri desideri ed in grado di dare soddisfazioni a livello professionale e remunerativo.

I giovani trentenni partono quindi armati di coraggio e motivazione alla ricerca del Santo Graal, il lavoro ideale, investendo tempo prezioso e denaro. Il percorso che devono intraprendere non è affatto facile ma viene percepito come un percorso di elevazione e miglioramento personale, paragonabile a quello del cavalier cortese. Il fatto però che le specializzazioni richiedano il versamento di una somma di denaro non indifferente non fa altro che incrementare la speranza dei giovani "cortesi" di raggiungere le opportunità di lavoro promesse innescando un meccanismo che può essere paragonato a quello che spingeva i fedeli cristiani a pagare le indulgenze.

Ecco allora che, se al termine del percorso di master, il giovane non trova nell'immediato il tanto atteso Santo Graal, il lavoro ideale promesso, cade in uno stato di ansia e depressione.

Secondo uno studio di Teresa Evans del 2018 basato sulle risposte di 2.279 studenti in 26 nazioni e pubblicato su Nature Biotechnology, oltre un terzo degli studenti laureati che frequentano dottorati e master riferiscono di essere attanagliati da ansia o depressione. In pratica, per coloro che frequentano dottorati e master, i tassi di depressione e ansia risultano sei volte superiori a quelli della popolazione in generale. Secondo i ricercatori a pesare su questa tipologia di giovani sono in particolare la gestione del tempo ed il difficile equilibrio tra lavoro e vita privata nonchè la mancanza, presso le università, di adeguati programmi di sviluppo professionale.

Questi tassi sorprendentemente elevati sottolineano la gravità del problema e la necessità di intervenire per cercare di dare una risposta e ridurre il problema. In primo luogo dovrebbero intervenire le università che, oltre ad organizzare i master di perfezionamento, dovrebbero occuparsi anche di fornire ai giovani adeguati strumenti di orientamento in fase post-laurea nonchè strumenti per aiutare a gestire il tempo ed affrontare lo stress. In che modo? In primo luogo investendo risorse nello sviluppo della carriera e promuovendo un generale cambiamento nella cultura accademica. Una nuova cultura accademica che conosca la realtà lavorativa e che non si limiti a diventare un laboratorio di addestramento profes­sionale. Non deve aspirare a creare figure specializzate e rigide,dei tasselli che si incastrino perfettamente nel puzzle di un ipotetico luogo di lavoro creato dalla mente dei docenti universitari.

La nuova cultura accademica deve proporre dei master con una organizzazione flessibile e facilmente adattabile al mutamento del contesto sociale, svincolata dai complessi procedimenti di valutazione ed accreditamento tipici del mondo universitario. Dei luoghi in cui mercato del lavoro e mondo della formazione si incontrano mettendo insieme le competenze esistenti nel mondo universitario con quelle legate e specifici contesti produttivi e lavorativi. E nell'immediato? Come poter aiutare i giovani che hanno terminato da poco un master di secondo livello? Figure esperte potrebbero aiutarli a rivalorizzare il percorso compiuto, attribuendo il giusto significato agli sforzi e a i risultati raggiunti.

Scritto da

Dr. ssa Simona Daledo

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