Quando nascono una mamma e un papà...

Anche le gravidanze più cercate portano con sé una certa dose di sentimenti ambivalenti, sia per la madre che per il padre in attesa. Ecco perchè è utile lo psicologo in gravidanza.

5 NOV 2021 · Tempo di lettura: min.

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Quando nascono una mamma e un papà...

Nell'opinione comune quando si parla di maternità, abbondano pensieri esclusivamente positivi, di serenità, di figli attesi, di gioia e lietezza che nei secoli hanno contribuito a creare il termine "stato interessante" per definire la condizione di gravidanza. Ma se ci soffermiamo bene su ciò che avviene in una donna in attesa, comprenderemo anche l'ambivalenza che ella porta con sè.

In qualsiasi modo avvenga il concepimento, la gestazione è un'esperienza esclusivamente femminile, sia fisicamente che psichicamente. Il bambino infatti si impianta nello spazio interno della madre modificandone il suo corpo e il suo spazio mentale inconscio, prendendo forma dalle sue fantasie, influenzando la sua realtà psichica e, contemporaneamente, essendone influenzato. Ella deve condividere il suo corpo con un altro essere vivente che non la lascia più sola e modifica tutte le sue abitudini (il sonno, l'alimentazione, il lavoro, l'igiene...) e anche le sue caratteristiche fisiche e cognitive (struttura delle unghie e dei capelli, colorito e tipologia della pelle, temperatura, lassità dei legamenti, memoria, gusto e olfatto...).

In realtà anche le gravidanze più cercate e desiderate portano con sé una certa dose di sentimenti ambivalenti: mettere al mondo un figlio significa anche perdere la propria vecchia vita con tutti i timori, le ansie e la confusione che la nuova situazione comporta. Spesso tali emozioni di confusione vengono negati dalla donna in attesa che sembra essere obbligata dalla società a reprimere ogni sentimento negativo per mantenere uno stato idealizzato di beatitudine che, la cultura che aleggia intorno alla gravidanza, ci sollecita a vivere.

Ecco che il sogno, particolarmente vivido e frequente nella donna in attesa, si pone come espressione simbolica di angosce e conflitti che possono essere inconsciamente elaborati e risolti. Inoltre, nel corso di una gravidanza si rimettono in gioco sentimenti inconsci che legano la futura mamma a sua madre in una sorta di matrioska russa che racchiude madri e figlie una dentro l'altra. Se i conflitti interiori non sono risolti, questo può riattivare una sorta di ambivalenza di emozioni di odio e di amore fra la madre in attesa e la madre interiorizzata. Ecco perchè in gravidanza è importante riflettere sui propri sentimenti (mai sbagliati!) e poter condividere le proprie emozioni e i propri vissuti con lo psicologo e con altre mamme in attesa nei corsi di preparazione alla nascita.

Negli ultimi anni, la perinatalità ha progressivamente cominciato a includere anche il padre nella tematica dell'attesa e della connessa genitorialità. A differenza dell'uomo, la donna in attesa è fin dal primo periodo della gravidanza più consapevole di quello che le sta accadendo. Basti pensare a tutti i primi sintomi fisici del primo trimestre che la inondano di conferme sul fatto che non sarà più la stessa (alcune donne, addirittura, si accorgono dell'avvenuto concepimento prima di fare il test di gravidanza!).

Al contrario, il padre in attesa, riesce a diventare un po' più consapevole solo a circa metà della gravidanza quando i movimenti fetali sono maggiormente percepibili anche dall'esterno e la pancia che cresce non può più essere scambiata per qualche chilo di troppo. In tutto ciò, il futuro padre si deve dar da fare per trovare un suo spazio e per affermare il proprio contributo. Spesso i compagni possono sentirsi esclusi (e a volte lo sono) dagli amici, dai familiari, dalla gravidanza in generale e, a maggior ragione, in questo momento storico di pandemia in cui sono sempre più messi da parte anche dagli operatori sanitari. Non potendo assistere alle visite di controllo, alle ecografie, a volte al travaglio e al parto e più in generale alla degenza in ospedale della nuova coppia madre-bambino, infatti, diventa più difficoltoso il coinvolgimento emotivo esacerbando la loro posizione di perifericità.

Aspettare il primo figlio attiva emozioni intense in entrambi i futuri genitori e l'inevitabile e inconscio riesame del passato può riattivare conflitti non risolti (madri possessive e fusionali, padri autoritari o assenti, genitori adottivi, rapporti di dipendenza...) oppure consolidare la nuova relazione con i futuri nonni. Tutt'oggi la gravidanza viene considerata ancora troppo spesso come un fenomeno puramente biologico e quindi come un fatto che riguarda solo la donna e il suo corpo che si modifica ma è di fondamentale importanza coinvolgere i babbi fin dall'inizio in questo straordinario e complicato viaggio che li porterà a nascere come padri.

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Scritto da

Dott.ssa Giorgia Giotti

Bibliografia

  • Raphael-Leff, J (1993). La gravidanza vista dall'interno. Roma: Casa Editrice Astrolabio.
  • Ammaniti, M., Candelori, C., Pola, M., Tambelli, R., (1995). Maternità e gravidanza. Studio delle rappresentazioni materne. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Quatraro, R. M. e Grussu, P. (2018). Psicologia clinica perinatale. Dalla teoria alla pratica. Trento: Edizioni Centro Studi Erickson.

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