Perché non provo più nessuna emozione? L’anedonia e l’appiattimento emotivo

Può succedere di smettere di provare emozioni, senza quasi rendersene conto e non sapere più come riattivare tali sensazioni. Ma perché accade?

19 AGO 2021 · Tempo di lettura: min.

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Perché non provo più nessuna emozione? L’anedonia e l’appiattimento emotivo

Esistono persone che improvvisamente smettono di provare emozioni, sia piacevoli che spiacevoli, nonostante gli sforzi realizzati per ritornare a provare qualcosa. Rabbia, felicità, piacere o tristezza. Sparite. Come se un’armatura intorno al cuore impedisse alle emozioni di fuoriuscire, anche con le persone care. Un’armatura costruita poco a poco senza rendersene conto, e che, una volta chiusa, non permette di vedere il fantastico mondo emotivo che si cela all’interno. Ma perché accade? E com’è possibile riattivare le poprie emozioni?

Appiattimento emotivo

Si parla di appiattimento emotivo quando la persona non sente più le emozioni, piacevoli o spiacevoli che siano, neanche per le persone care: sembra che tutto le scorra addosso senza più nessun senso. In generale si parla di anedonia quando questo appiattimento emotivo si verifica all’improvviso, mentre esistono altri tipi di disturbi che prevedono un’assenza di emozioni, legati all’apatia e all’alessitimia. Vediamoli tutti nello specifico.

Cos’è l’anedonia?

Perché quando si parla di anedonia si parla di appiattimento emotivo? Normalmente l’anedonia si verifica con una perdita di interesse o incapacità di provare piacere svolgendo attività che dovrebbero essere gratificanti, come per esempio il sesso, il mangiare, le interazioni sociali o altre attività emotive-sensoriali.

L’anedonia è pertanto considerata tale non solo quando la perdita del piacere è totale, ma anche quando è solo relegata ad alcune sfere. In questo senso si parla di appiattimento emotivo proprio perché normalmente tale disconnessione non avviene su base volontaria, ma su base inconscia e in persone molto sensibili emotivamente. Questo tipo di fenomeno può verificarsi quando ci si sente così vulnerabili o quando il dolore è così intenso che in qualche modo la persona si spegne per non sentire più.

L’anedomia può pertanto essere causata da un trauma, ma può essere anche sintomo di patologie come la depressione o la schizofrenia, ma anche di alcolismo o di abuso di sostanze stupefacenti. È importante considerarla come sintomo (e non come disturbo) perché appunto può essere l’allarme di altre patologie mediche più nascoste, come disturbi dell’umore, della personalità, psicotici o di abuso di sostanze.

Possiamo definire due tipi di anedonia:

  • sociale: ovvero la mancanza di piacere e interesse che avviene per tutte quelle attività che coinvolgono relazioni sociali, con conseguenti comportamenti di evitamento e isolamento;
  • fisica: riguarda l’assenza di piacere verso condizioni più sensoriali, come per esempio il cibo.

L’anedonia risulta invalidante e spiazzante, proprio perché il piacere è fondamentale a livello psicologico dal momento che segnala il soddisfacimento di un bisogno a livello individuale e la conseguente gratificazione è un indicatore di quali comportamenti siano necessari all’individuo per il suo benessere psicofisico e la sua sopravvivenza.

Quando facciamo esperienza del piacere impariamo quali sono i comportamenti che ci fanno bene e tendiamo a ripeterli per poter di nuovo rivivere tale sensazione. Nel momento in cui si presenta l’anedonia e il conseguente appiattimento emotivo, ovviamente non siamo più in grado di ripetere tale esperienza e di vivere tali sensazioni, rendendo così il mondo privo di significato e di attrazione.

L’anedonia si configura come una difesa del nostro cervello che ci impedisce di sentirci male, ma allo stesso tempo anche di sentirci bene. È un isolamento emotivo che porta a non soffrire ma che finisce per essere una tortura che impedisce alla persona di vivere. Trasforma chi ne soffre in un robot freddo e senza emozioni: non si prova più interesse per niente, né affetto per gli altri, né passione per espressioni come la musica o un libro, né commozione davanti alle cose brutte o amore davanti alle belle. Un abisso vuoto di sensazioni.

anedonia e alessitimia

Anedonia e alessitimia

Abbiamo definito l’anedonia come un appiattimento emotivo che può essere qualificato come un sintomo di un disturbo più profondo. Bisogna distinguere questo tipo di anestesia emotiva da un’altra condizione, definita alessitimia. L’alessitimia viene definita come l’incapacità di identificare e riconoscere le proprie emozioni per un lungo periodo di tempo. Per questo motivo l'alessitimia e l'anedonia possono essere confuse avendo caratteristiche simili: in entrambi i casi, è difficile identificare e riconoscere le proprie emozioni.

La differenza la fa principalmente il fattore tempo: una persona alessitimica non è mai stata in grado di riconoscere o provare emozioni, mentre per la persona anedonica esiste un prima o un dopo, ovvero esiste un momento (che può essere più o meno identificabile) in cui la persona ha smesso di "sentire".

Anedonia e apatia

Anche l’anedonia e l’apatia, pur presentandosi con dei tratti simili, o a volte anche contemporaneamente, sono disagi diversi tra loro. L’apatia si identifica come la mancanza di motivazione per realizzare un comportamento volto alla realizzazione di un obiettivo o la non volontà di parteciapre cognitivamente ed emotivamente. Questo significa che le persone che soffrono di apatia molto spesso non hanno voglia di fare...niente! L’apatia rende difficile intraprendere qualsiasi nuovo comportamento: è un disagio caratterizzato da un’immobilità mentale, fisica ed emotiva. L’apatia può avere molteplici cause, può essere anch’essa considerata un sintomo di un disagio più profondo, ma può anche essere associata a uno specifico momento della vita dell’individuo (per esempio l’adolescenza).

L’anedonia invece come abbiamo già accennato è la mancanza di qualsiasi tipo di emozione. In particolare gli individui smettono di provare piacere per le attività, quindi in qualche modo è come se mancassero di motivazione, ma in realtà è il sistema legato alle forma di gratificazione/piacere che viene compromesso.

Un’altra differenza da sottolineare è quella esistenza tra anedonia e psicopatia: quest'ultima si caratterizza come una condizione in cui vi è una totale assenza di emozioni, empatia e senso di colpa, prodotta dall’incapacità di mettersi nei panni dell’altro.

perchè soffro anedonia

I sintomi dell’anedonia

I sintomi dell’anedonia riguardano appunto l’incapacità di provare emozione, a partire da un determinato momento della vita. Come abbiamo già accennato esistono due tipi di anedonia: uno sociale, che riguarda la mancanza di piacere nelle interazioni sociali, e una fisica, che riguarda la mancanza di piacere sensoriale, per esempio verso il cibo o il sesso.

A livello di sintomi, entrambe queste categorie includono:

  1. isolamento ed evitamento sociale;
  2. mancanza di interazione e relazioni sociali;
  3. appiattimento emotivo che si riversa anche nelle capacità comunicativa e verbali;
  4. difficoltà di adattamento alle relazioni sociali;
  5. fingere emozioni che in realtà non si stanno provando, in risposta ad alcune necessità sociali (essere tristi davanti a una notizia triste o felice in contesti allegri);
  6. calo della libido e disinteresse per l'intimità;
  7. problemi fisici persistenti.

Perché soffro di anedonia?

Abbiamo visto che l’anedonia può essere sintomo di disturbi più profondi. Ma come mai compare? E come possiamo capire se si sta soffrendo di anedonia?

L’anedonia compare quando non sopportiamo più il dolore: è una difesa che il cervello mette in atto per proteggerci dagli stati depressivi. In questo modo è possibile quasi vivere normalmente all’inizio: smettendo di sentire dolore si può continuare a stare in società, a lavorare, senza che sia necessario riposare per migliorare la depressione, o mettere in discussione le cose che non piacciono. O ancora non è necessario imparare dagli errori, aprirsi all’altro, chiedere perdono o pretendere qualcosa dagli altri.

Apparentemente tutto potrebbe continuare in questo modo senza destare troppi sospetti negli altri: nessun dolore né felicità, l’importante è non stringere nessun tipo di legame e restare isolati. Ma la realtà profonda è ben diversa.

Chi soffre di anedonia sa che qualcosa non va ed è preoccupato per l’assenza di emozioni, ma molto spesso non sa quando sia iniziato tale disagio né come uscirne. In alcuni casi la disconnessione è talmente forte che che si arriva a vivere come in una bolla, senza riconoscere più i diversi di problemi sociali, relazionali, famigliari, etc

E le persone intorno a chi soffre di anedonia catalogano questo persona come fredda e menefreghista e sottolineando il fatto che non si è più gli stessi. La tortura della persona che soffre di anedonia è proprio quI: da un lato non si prova niente né tantomeno si prova interessa per ciò che dicono gli altri, ma allo stesso tempo si capisce che c’è qualcosa che non va e si cerca di provare qualcosa, ma non ci si riesce.

Una lotta interiore che prende le fila dal fatto di voler provare qualcosa senza riuscirvi. Questo meccanismo di difesa funziona uccidendo allo stesso modo sia le emozioni piacevoli che quelle spiacevoli.

Le cause neuropsicologiche dell’anedonia


A livello neurologico non è ancora chiara da dove derivi tale disagio, ma si tende a credere che derivi da un mix di diversi fattori, tra cui fattori ambientali, genetici, culturali e sociali. L’anedonia infatti si configura primariamente come un deficit legato ai meccanismi neurali che processano la ricompensa. In particolare l’interferenza si verificherebbe in quel complesso sistema di aree e vie neurali, tra cui le  aree cerebrali corticali, che generano la pianificazione di quei comportamenti diretti a uno scopo: ovvero vi è un deficit nella ricerca della motivazione per quei comportamenti che potrebbero portare alla gratificazione e al piacere.

Nonostante non si sappia esattamente cosa scateni questo disagio, si ritiene che i bassi livelli di attivazione della corteccia prefrontale possano essere collegati a vari fattori ambientali tra cui stress cronico, un evento traumatico o l’abuso di sostanze.

si guarisce di anedonia

Si guarisce dall'anedonia?

Si guarisce dall’anedonia? Cosa si può fare per ritornare a provare e sentire le emozioni? Essendo sintomo di un disturbo profondo, può essere molto difficile riuscire a guarire da soli dall’anedonia. Pertanto il primo consiglio è sempre quello di richiedere aiuto a un psicoterapeuta professionista per potere intraprendere un percorso terapeutico e ricercare la radice del problema.

In ogni caso, se ci dovessimo sentire in un momento di appiattimento emotivo, potremmo provare a lavorare su noi stessi cercando di capirne il perché è quando iniziato. Proviamo a vedere alcuni passi che potrebbero essere utili:

  • Il primo interrogativo potrebbe essere quello di cercare la cause (o le cause) dell’anedonia. Per esempio; quando è stata la prima volta che si è provato tale appiattimento emotivo? A volte la causa o il trauma sono molto chiare, ma in altri casi potrebbe essere la somma di piccoli eventi che sommati poco a poco hanno riempito di dolore la persona portandola a spegnere i suoi sentimenti. Per questo è utile capire quando è stata la prima volta che ci siamo resi conto di non provare niente e la causa scatenante di questo disagio.
  • Una volta individuata l’origine di tale disagio, potrebbe essere utile analizzare il proprio passato per affrontare ciò che ha fatto scattare tale meccanismo di difesa. Questo punto è fondamentale per accettare e superare il dolore, facendo sí che si possa imparare a vivre nel presente senza carichi aggiuntivi che arrivino dal passato.
  • Arrivati a questo punto è importante chiedersi di che cosa si ha bisogno, ora che tale emozioni ed esperienza è stata digerita, per poter vivere un presente appagante e felice?
  • L’ultimo passo è cercare di ricordare cosa si provava e cosa si faceva quando si provavano determinate emozioni: etichettando le diverse sensazioni può essere più facile rientrare nello schema comportamentale che le genera.

Ovviamente questi punti sono solo dei piccoli esercizi di analisi: se il malessere dovesse continuare è fondamentale contattare uno psicologo per aiutare a individuare e superare tale problema. 

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Scritto da

Dott. Matteo Agostini

Psicologo Nº iscrizione: 26275

Sono il Dott. Matteo Agostini, laureato in Scienze Psicologiche Applicate e con Laurea Magistrale in Psicologia Clinica. Ho acquisito competenze nell’ambito della psicologia clinica, della neuropsicologia clinica, e della psico-sessuologia. Sono Tutor per bambini e ragazzi con ADHD/DSA presso il CCNP San Paolo di Roma e consulente sessuale e nutrizionale.

Bibliografia

  • https://psycnet.apa.org/record/1984-25953-001
  • https://www.jpsychopathol.it/article/anedonia-dai-modelli-sperimentali-alla-psicopatologia/
  • https://psycnet.apa.org/record/2006-02616-004
  • https://www.medicalnewstoday.com/articles/320737
  • https://www.healthline.com/health/apathy

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