Overthinking: cos'è e quando diventa un disturbo

Il problem solving da risorsa fondamentale per l'adattamento e la sopravvivenza, in situazioni di stress e grande crisi può dare origine a pensieri ossessivi e non finalizzati.

21 LUG 2020 · Tempo di lettura: min.
Overthinking: cos'è e quando diventa un disturbo

La principale risorsa sulla quale possiamo fare affidamento per superare le piccole (ma anche le grandi) difficoltà del quotidiano è la nostra capacità di "problem solving".

Avere una adeguata lettura del problema, analizzare le possibili soluzioni e mettere in atto la strategia migliore (in termini di velocità e di dispendio di energie) per raggiungere l'obiettivo.

Cos'è l'overthinking?

È la sensazione, difronte ad una difficoltà, di non riuscire a trovare una soluzione al problema. Questa sensazione è amplificata da una intensa e continua attività di analisi e valutazione senza però mai arrivare ad una conclusione.

Utilizzare l'overthinking per risolvere un problema, dedicando molto tempo alla valutazione dei pro e dei contro di una situazione, riuscendo ad arrivare ad una soluzione senza percepire alcuna forma di disagio, questa è una modalità di pensiero che non avrà nulla di patologico.

Quando diventa un "problema"?

Quando i pensieri diventano ripetitivi, quando si creano delle vere e proprie ossessioni ed in molti casi si mettono in atto dei comportamenti compulsivi (ritualità e gestualità fuori controllo). Chi soffre di "overthinking" ha il bisogno di tenere tutto sotto controllo, molto spesso si distanzia dalle proprie emozioni e frequentemente ha difficoltà a gestire la rabbia.

In quali situazioni si manifesta?

Nei periodi di forte stress, quando viviamo un momento di cambiamento molto rapido o "costretto" da eventi esterni. Quando sentiamo vacillare le nostre capacità di uscire da un momento di crisi.

Come affrontare questa situazione?

Esistono tecniche di rilassamento (ad esempio la mindfulness) che in situazioni di moderato disagio permettono di migliorare la qualità della vita e di contenere i pensieri ossessivi ed invadenti. Quando invece ci troviamo di fronte ad una maggiore difficoltà nel gestire le compulsioni, quando il disturbo è presente tanto da condizionare in maniera negativa la quotidianità, allora è preferibile un percorso psicoterapeutico.

È importante rivolgersi ad un professionista prima che sporadici episodi o moderata sostenibilità del disturbo possano peggiorare in maniera incontrollata tanto da rendere necessario un approccio farmacologico.

Scritto da

Dott. Federico Angelucci

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1 Commenti
  • Barbara Burattini

    Molto interessante questo spunto, credo di soffrire di questo disturbo, a volte è come se avessi una radio in testa che non si spegne, anche quando faccio mindfullness.

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