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L'attacco di panico, cos'è e come uscirne

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L'articolo parte dalla descrizione dell'attacco di panico, per evidenziarne le conseguenze a livello emotivo e sociale, ne spiega l'origine profonda e illustra la strada per uscirne.

31 MAR 2016 · Tempo di lettura: min.
L'attacco di panico, cos'è e come uscirne

L'attacco di panico è una reazione improvvisa e incontrollabile di estrema angoscia. La persona che vive questa esperienza, prova improvvisamente una estrema paura senza un perché.

Cosa si prova durante un attacco di panico?

I sintomi sono sia fisici che emotivi. Quando arriva un attacco di panico il nostro corpo sembra impazzire, può arrivare una forte tachicardia, una sensazione di soffocamento, giramenti di testa, vampate di calore, tremori sudorazione. E altri ancora. Tutto questo improvvisamente e senza una causa comprensibile.

A livello di vissuto emotivo è facile comprendere come questa esperienza possa essere terrorizzante: accade tutto questo al nostro corpo di colpo e senza sapere perché. È facile allora pensare che magari si stia per morire, oppure che si possa svenire, o che questa perdita improvvisa di controllo ci porti ad impazzire. Si somma così terrore al terrore.

Questa esperienza seppur di breve durata (in genere non supera i 15/20 min), risulta devastante per chi la vive, è come trovarsi in una situazione di estremo pericolo (terremoto, guerra, attacco violento ecc), ma con l'aggravante che si tratta di un pericolo senza nome.

Quando ci troviamo in situazioni estreme, per poter sopravvivere l'ultima difesa psichica è la dissociazione, ovvero ci si stacca momentaneamente dalla realtà. Le due varianti della dissociazione sono la derealizzazione, la realtà non sembra più reale, "è come se fosse un film, non è reale", e la depersonalizzazione, non ci si riconosce più ,"come se non fossi io". E se queste difese da una parte ci proteggono dall'esperienza di terrore (non sta succedendo a me, non è reale), dall'altra ci allontanano dalla realtà, aumentando la sensazione di impazzire.

Conseguenze dell'attacco di panico

Come abbiamo più volte detto, l'attacco di panico non ha una causa concreta, ne una spiegazione razionale, questo getta la persona che li vive in uno stato di estrema impotenza. Per poter far fronte a questo vissuto tragico la persona che ne soffre cerca delle spiegazioni che le permettano (anche solo a livello illusorio) di controllare un po' la situazione e di dare un senso a ciò che risulta inspiegabile.

Così può pensare che gli attacchi di panico siano venuti per qualcosa che ha mangiato, o perché si trovava in un ambiente particolare ( spazio aperto, o spazio chiuso, supermercato, centro commerciale, ecc), nel tentativo quindi di controllare gli attacchi di panico, incomincia a limitare la sua vita sociale. Spesso poi subentra la paura di andare in giro da soli, perché si ha paura di affrontare un eventuale attacco senza l'assistenza di qualcuno, o potrebbe subentrare l'imbarazzo di stare male in pubblico.

Ma poiché non c'è spiegazione logica, né causa concreta che giustifichi la comparsa dell'attacco, la persona continuerà a restringere sempre di più la sua vita sociale, rinunciando progressivamente ad hobbies, amicizie e rischiando di chiudersi in casa, purtroppo inutilmente.

L'impossibilità di controllare, il sentirsi completamente in balia, il restringimento dell'attività sociale, fa sentire la persona diversa, malata e abbassa notevolmente l'autostima e può portare alla depressione.

Perché vengono gli attacchi di panico e come si può uscirne?

L'attacco di panico è l'ultimo tentativo, forte ed estremo, del nostro cuore per comunicarci che qualcosa non va, che l'equilibrio emotivo sul quale abbiamo costruito la nostra vita non regge più e bisogna cambiarlo. L'attacco di panico è un sintomo, cioè una comunicazione che per la sua intensità non può essere ignorata. Visto in questo senso da nemico diventa un alleato prezioso per il nostro benessere.

È come il dolore fisico per il nostro corpo, è un campanello d'allarme che ci induce a fermarci e a curarci. Così anche l'attacco di panico ci induce a fermarci e a prenderci cura del nostro cuore e dei nostri bisogni emotivi.

Visto in questi termini, è chiaro che non ha senso imparare a sopprimerlo ad esempio con tecniche varie che agiscono sul comportamento o sul pensiero, o con psicofarmaci, questi come gli antidolorifici per il dolore fisico, tamponano momentaneamente la situazione, ma non risolvono la causa. Così come non ascoltare il dolore fisico peggiora la situazione, così non ascoltare gli attacchi di panico risulta deleterio.

Per affrontare gli attacchi di panico serve una terapia che lavori sulle dinamiche profonde, che aiuti la persona a capire il suo funzionamento emotivo, e in particolare dove questo risulti dannoso per il proprio benessere, e quindi a modificarlo.

Come quando si accende una spia rossa nella nostra automobile è importante aprire il cofano e capire cosa non va nel motore, risolto il problema la spia si spegnerà. Così nella cura dell'attacco di panico è inutile soffermarsi sul sintomo(quante volte, in che situazioni ecc), ma bisogna aprire il nostro cuore e cercare di capire in che modo il suo modo di funzionare non va più bene per noi, non soddisfa più i nostri bisogni affettivi, per poterlo cambiare e rendere più funzionale.

Questo è il compito di una terapia del profondo, cioè di una psicoterapia psicodinamica.

Scritto da

Studio di Psicologia Franciacorta - Monica Mazzini

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