"Ho iniziato ad essere me stessa dopo gli attacchi di panico"

Qual è la radice degli attacchi di panico? Cosa ci stiamo dicendo quando arriva un attacco di panico? Come si può evitare di caderci?

26 OTT 2020 · Tempo di lettura: min.

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"Ho iniziato ad essere me stessa dopo gli attacchi di panico"

Questa è la frase che una mia giovane paziente ha condiviso durante una seduta fatta insieme.

Penso che non potesse esprimere meglio il significato che gli attacchi di panico hanno.

Erica (nome ovviamente di fantasia) è una giovane donna che per molti anni della sua vita si è trovata a dover gestire la fatica del confronto con la cugina coetanea sui risultati scolastici. Erica, sebbene avesse un ottimo rendimento scolastico, aveva anche una grande passione per il canto, talento e attitudine che non veniva particolarmente compresa e valorizzata in un contesto familiare che guardava molto al risultato scolastico e, forse, poco alle tendenze personali.

Adeguarsi alle aspettative

Per molti anni Erica, più o meno consapevolmente, ha reagito a questo confronto con la cugina e alla scarsa valorizzazione delle sue attitudini personali, cercando di adeguarsi raggiungendo gli obiettivi e gli standard che nella sua famiglia venivano passati come "giusti": il rendimento scolastico e professionale, e il sacrificio. Già, perché anche il sacrificarsi per la famiglia veniva passato come aspettativa.

Così, negli anni, la cugina di Erica si era "guadagnata" il ruolo della donna in carriera e Erica il ruolo della persona che si mette a disposizione degli altri.

Mi ha colpito molto, durante la seduta, quando Erica mi ha raccontato che sua zia, a causa di una malattia piuttosto invalidante, si sarebbe trovata sola a badare a se stessa in un paesino della Sicilia. Erica, che vive in un paese a due passi da Firenze, ha quasi dato per scontato di dover "mollare tutto" per andare da sua zia.

Del resto, lei non ha la "scusa" del lavoro come sua cugina che, essendo la donna in carriera, ha il diritto di non rinunciare alla sua vita; lei fa un lavoro che non le piace e in cui non si sente realizzata. Questo la spinge automaticamente a non sentirsi in diritto di darsi un'alternativa e di continuare a lottare per i suoi sogni.

Rinunciando a se stessa per troppo tempo, Erica ha sviluppato degli attacchi di panico.

Già, perché gli attacchi di panico sono, tra le varie, i modi che il nostro sistema emotivo ha per segnalarci che stiamo trascurando da troppo tempo i nostri bisogni.

Ho conosciuto donne, mamme e mogli mettere completamente in secondo piano le proprie aspirazioni e i propri bisogni di realizzazione per mettere in primo piano i bisogni di famiglia, figli e compagno; ho conosciuto giovani manager brillanti cadere nella trappola dell'attacco di panico perché per tutta la vita correvano per adeguarsi a uno standard senza rendersi conto di aver completamente perso il contatto con se stesse.

Come evitare di cadere nella trappola dell'attacco di panico?

Quando a queste persone ho chiesto cosa sarebbe rimasto di loro senza famiglia e senza lavoro, quasi con aria terrorizzata mi hanno risposto: "oddio non lo so".

Questo accade per diversi motivi.

  • A volte siamo portati a pensare, erroneamente, che sacrificare i nostri bisogni sia la via più semplice. Diamo per scontato di essere perfettamente in grado di scarificare i nostri bisogni per tempi lunghi.
  • Associamo il valore personale alla riuscita secondo standard di altri. Così studio cose che non mi piacciono, investo tutte le mie energie per portare risultati sul lavoro. Normalmente in questi casi abbiamo a che fare con quella che io chiamo "la sindrome della brava bambina": per avere certezze sul mio valore mi impegno nel raggiungimento di risultati perché sono i risultati a dirmi che valgo.

Entrambe queste dinamiche possono presentarci un conto altissimo in termini di benessere. Nel primo caso il rischio è quello che, per non passare da egoiste, si costruisca la nostra vita intorno a bisogni di altri. Nel secondo caso ci sono molti rischi, uno dei quali è quello relativo alle conseguenze del fallimento. Fallire, per chi vede nel risultato la prova del proprio valore, significa avere la prova del proprio disvalore e della propria incapacità. Una persona che guarda il mondo in questa prospettiva, può arrivare ad ammalarsi in un contesto di lavoro tossico; infatti un responsabile o dei colleghi che, più o meno tacitamente, mandano il messaggio: "il problema sei tu", spingono queste persone a mettere in atto una strategia profondamente disfunzionale: dare di più per fare meglio. Tuttavia, se il contesto è tossico, non ci sarà mai un livello di performance adeguato, il messaggio sarà sempre quello che non vai bene. E più questo messaggio arriva, più queste persone si sforzano; per poi arrivare a un livello di stress tale che mollano tutto dandosi spesso la colpa di quanto accaduto.

E forse è lì che arriva l'attacco di panico ma è anche lì che ci si rimette in contatto con se stessi.

Quando l'attacco di panico arriva, siamo costretti a "riprendere in mano" i nostri bisogni; qualcuno si limita a buttare giù qualche goccia di benzodiazepina e andare avanti come se nulla fosse ma il problema è quasi certamente destinato a ripresentarsi; magari sotto sintomi diversi ma non siamo programmati per adeguarci troppo a lungo alle richieste degli altri; non siamo programmati per tenere soppressi i nostri bisogni per un tempo prolungato. Prima o poi quei bisogni e quei desideri sopiti, si faranno largo prepotentemente nelle nostre vite….e quando lo fanno siamo costretti a fermarci.

Dagli attacchi di panico se ne esce ma, come dico sempre alle mie pazienti, per uscirne dobbiamo essere disponibili a mettere in discussione uno o più aspetti della nostra vita. Del resto ne non cambio qualcosa continueranno a succedere le stesse cose.

C'è chi si è messa in gioco per uscirne, come Erica, c'è stata chi invece si è resa conto che dover dire dei "no" sarebbe stato inaccettabile e ha preferito, consapevolmente, continuare a trovare il modo di mettere i bisogni degli altri in prima fila.

E tu: stai vivendo la tua vita o stai realizzando le aspettative di qualcun altro?

 

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Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2016) DSM 5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello cortina editore
  • American Psychological Association (APA) (2009) APA College Dictionary of Psychology
  • Appagliato M. – Lissandron S. (2010) La Cura delle Emozioni in Terapia Cognitiva – Roma – Alpes Italia
  • Borgna, E. (2015). Le figure dell'ansia. Feltrinelli

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Commenti 2
  • Mario

    Ho avuto un unico episodio di attacco di panico. Ma ho altri sintomi che in un certo verso son riuscito a gestire. Questi sintomi si sono accentuati molto a causa di una problematica con un amico, che con un atteggiamento egoistico e negativo per mesi mi scaricava addosso i suoi problemi e negatività che assorbivo inizialmente senza neanche rendermene conto, ma le conseguenze si presentavano subito dopo averlo salutato. Ansia, stress molto alto ed timore di incontrarlo con la consapevolezza che ero la sua pattumiera. Nonostante abbia sempre cercato di smorzare questi suoi comportamenti, con consigli propositivi, cercando di esser più è empatico possibile, non bastava mai. Esisteva solo lui è i suoi problemi, di contro io tornavo a casa col suo fardello depressivo. Sino a quando ho deciso di proteggermi dalla sua costante e martellante frustrazione e pessimismo allontanandomi un po’! Mettendo dei paletti non troppo incisivi. Sino a quando un giorno mi ha chiesto se avessi qualcosa con lui, usando un tono da vittima, che mi ha altamente urtato. Ho provveduto a spiegargli la mia posizione nei suoi confronti, anche per varie offese a titolo gratuito che mi ha rivolto. Gli ho detto le cose molto chiare e senza giri di parole. Raccomandandogli di rifletterci su, di farsi un esame di coscienza, che gli avevo parlato per il bene che gli voglio. Non so se ha voluto capire è molto egocentrico ed anche egoista. Il fatto sta che sono ferito e sofferente! Ci siamo visti dopo la discussione una volta è a fatto finta di niente! Poca maturità e molto opportunismo! Il tempo credo che darà delle risposte, io nel mentre sto male.

  • Sasa

    Io sto prendendo la decisione di staccarmi dal mio compagno ma mi sono presi attacchi di panico che mi stanno portando anche problemi fisici, mal di stomaco forte, nausea, inappetenza... e mi portano a non riuscire ad avere la lucidità di trovare il coraggio di prendere una decisione...sono veramente impanicata

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