IMPLICAZIONI PSICODINAMICHE DELLA DIAGNOSI ANTENATALE

Il nostro secolo è caratterizzato dal trionfo della medicalizzazione della gravidanza e della stessa nascita che ha indotto influenze significative sui percorsi della filiazione.

28 GEN 2015 · Tempo di lettura: min.
IMPLICAZIONI PSICODINAMICHE DELLA DIAGNOSI ANTENATALE

Il nostro secolo è caratterizzato dal trionfo della medicalizzazione della gravidanza e della stessa nascita, che ha contribuito alla diminuzione della mortalità materna e infantile, ma che ha anche indotto influenze significative sui diversi percorsi della filiazione.


Quando si affronta il tema della filiazione occorre sottolineare, oltre alla dimensione istituita (giuridica e culturale) e alla dimensione psichica (immaginaria e fantasmatica), la dimensione biomedica definita da Guyotat (1980, 1995) "filiazione da corpo a corpo" e consistente nella messa in relazione di parti del corpo con prodotti del corpo. Attraverso le tecniche biomediche è divenuto possibile rendere "trasparente" il ventre materno, prima totalmente opaco, e considerare l'inquilino uterino come un nuovo paziente. Gli esami diagnostici possono avere un notevole impatto sulla coppia che vive già durante la gravidanza una "crisi psicosociale" contrassegnata dall'ambivalenza, da numerosi rimaneggiamenti identitari e dalla riviviscenza dei conflitti infantili arcaici ed edipici. Viene quindi da chiedersi "quali sono gli effetti delle tecniche biomediche sulla vita psichica e fantasmatica individuale, di coppia e familiare?".

Come ha cambiato la tecnologia la gravidanza

L'avvento della diagnosi antenatale (DA) ha donato una fisionomia singolare ai processi della genitorialità e alla genesi prenatale del bambino che nascerà (Missonnier, 2009), venendo a figurarsi come una componente essenziale del primo capitolo della biografia umana. Per Dabrassi e Imbasciati (2010) l'esperienza di un test diagnostico nel periodo prenatale se da un lato conferisce alla donna una possibilità di scelta e di controllo rispetto alla riproduzione, dall'altro influisce enormemente sui pensieri, le emozioni e le credenze che ella ha rispetto alla gravidanza, alla salute del proprio bambino e al futuro rapporto con lui.

Missonnier (2009) evidenzia che, con il diffondersi della medicalizzazione della gravidanza e con l'introduzione delle tecniche ecografiche, è divenuto possibile progettare una virtualizzazione diagnostica sull'infante virtuale genitoriale, virtualizzazione che può rivelarsi organizzatrice o, al contrario, deleteria per il processo del divenire genitore e del nascere umano. Seguendo Golse (2005) il feto rappresenta un oggetto virtuale "materializzato" dalle tecniche dell'ecografia e da una situazione particolare, propria degli oggetti virtuali, cioè quella di oggetto fantasmatico esteriorizzato, ma intangibile, impalpabile. Il confronto dialettico tra l'"infante virtuale" (Missonnier 1998b, 2004, 2005, 2009) nel periodo prenatale e il bambino attualizzato nel periodo postnatale costituisce la realtà biopsichica dell'anticipazione genitoriale, concernente un processo dinamico e adattivo di umanizzazione progressiva del feto.

Come viene vissuto l'esame ecografico?

L'anticipazione è un marcatore fondamentale della relazione d'oggetto virtuale (ROV) che concerne per i futuri genitori l'insieme dei comportamenti, degli affetti e delle rappresentazioni relative all'embrione e, in seguito, al feto. La relazione d'oggetto virtuale costituisce la relazione uterina tra i divenenti genitori e il feto divenente umano, relazione favorita dalla visualizzazione attraverso l'ecografia. L'ecografia, che permette, seguendo Fabbri (2005) di "aprire una finestra sul feto" e secondo Missonnier (2009) di giungere alla "reificazione del prodotto della scena primaria", rappresenta quindi per i futuri genitori un "pre-incontro", un luogo in cui l'immaginario e il reale coesistono e si intersecano in un gioco illusorio dove è possibile riconoscere la prima immagine del proprio bambino e fantasticare sul suo avvenire.

Inizialmente Del Carlo Giannini e Burghignani (1981) hanno considerato l'ecografia come "intrusiva", mentre per Soulé (1982) l'immagine ecografica rischiava di inibire, in alcuni casi, lo sviluppo e l'investimento del bambino immaginario e quindi la costruzione fantasmatica antecedente e preparatoria alla percezione diretta del bambino, causando un'"interruzione volontaria dei fantasmi" (IVF) che poteva condizionare irrimediabilmente le interazioni madre- bambino. Ma dalle recenti ricerche condotte da Fava Vizziello (1997) e da Ammaniti (2009) risulta che l'esame ecografico è vissuto positivamente dalla maggior parte delle madri in attesa e dei padri.

"L'ecografia ostetrica si inserisce nel vissuto materno (e di coppia) non come una "interruzione volontaria di fantasmi" (Soulé, 1982) ma come una sorta di "corto-circuitazione momentanea" (Courvoisier, 1985) attorno ad alcuni aspetti del bambino-feto che lasciano spazio a una riorganizzazione della fantasmatizzazione sul bambino" (Fabbri et al., 2005, p. 159).

Si può quindi dire con Lebovici (1983), che l'ecografia permette "nuove possibilità di figurazione alle rappresentazioni del bambino immaginario" (p. 319) offrendo dunque elementi di sviluppo (e non di interdizione) all'immaginazione materna. Il potere del modello ecografico è quello di rivelare il substrato psichico del periodo prenatale della genitorialità in quanto induce nei genitori l'incontro di due risonanze: una risonanza con il feto reale e una risonanza con il bambino immaginario (Missonnier, 2005, 2010, 2011a,b). L'ecografia embrio-fetale si presenta come un rituale iniziatico secolare (Maisonneuve, 1988), la cui potenzialità sarà quella di un "organizzatore psichico" (Boyer, Porret, 1987; Dormois, Robin, 1995) del processo di genitorialità. Come avviene per ogni rituale di passaggio, anche l'ecografia prevede il confronto con un "periodo definito da Van Gennep (1909) di margine" ovvero un periodo di indifferenziazione dovuto all'annullamento transitorio delle corrispondenze tra visto e percepito, tra dentro e fuori, tra soggetto e oggetto.

Per Soubieux e Soulé (2005) l'ecografia mostrando contemporaneamente l'interno e l'esterno e sfumando i limiti tra il reale e l'immaginario può generare un sentimento perturbante rappresentando un esempio paradigmatico della descrizione freudiana di questo vissuto. Nella teorizzazione di Soulé (2000) ciò che conferisce un carattere perturbante all'immagine ecografica è essenzialmente l'esitazione nel dire se si tratta di un essere vivente o di un automa. Evocano l'automatismo il carattere implacabile del "programma genetico" dello sviluppo del feto, che a volte, ineluttabilmente, commette degli errori", e alcuni movimenti ripetitivi e ritmici del feto quali i movimenti della bocca, della testa e del tronco. Ma niente risulta più inquietante dell'automatismo dei movimenti del muscolo cardiaco fetale. Quindi l'immagine ecografica presenta caratteristiche peculiari e potenzialmente ansiogene, in tal senso seguendo Gourand (2011) è il commento dell'ecografista che permette di trasformare le immagini parziali, inquietanti per il fatto stesso della loro frammentazione, in un'immagine unificata del bambino.

Il ruolo dell'ecografista

L'ecografista ricopre l'importante ruolo di paroliere del feto, di mediatore, di "direttore di scena di questo nuovo rito iniziatico della genitorialità" e di tramite tra l'immagine strumentale e il coinvolgimento della coppia di fronte al monitor. Le parole dell'ecografista vengono ad assumere grande importanza non solo ai fini sanitari, ma anche, e soprattutto, per l'importanza di quella sorta di "narrazione" che mette a confronto chi guarda con chi viene guardato. La situazione ecografica può essere considerata come un "triplo involucro " (Tisseron, 2011) ovvero la madre rappresenta un involucro per il suo bambino mentre l'ecografia può costituire per lei l'immagine della sua capacità di contenere il suo bambino e in tal senso funge da secondo involucro. Il terzo involucro è costituito dallo sguardo dell'ecografista che rappresenta lo "sguardo sociale" che, "avvolge" la donna nel momento dell'ecografia, autentifica il suo vissuto e socializza le percezioni che la madre ha di se stessa come involucro.

L'involucro sociale, riconoscendo l'ecografia, riconosce e rinforza indirettamente la capacità materna. Per la madre è essenziale che la sua capacità di rêverie non sia impedita e contraddetta dallo sguardo differente portato da un terzo sulla sua stessa immagine. Inoltre per Tisseron l'immagine ecografica ha due funzioni complementari: la sua prima funzione, caratteristica di ogni immagine, è il suo essere "sfondo per il pensiero" cioè l'ecografia dona un'immagine visiva che permette alla madre di pensare ciò che avviene nella profondità del suo corpo, ma permette anche agli altri membri della famiglia di immaginarlo meglio. La seconda funzione svolta dall'immagine ecografica è il suo costituirsi come "cimelio" in quanto attraverso essa si propone all'insieme della famiglia una forma di legame attorno al nascituro. L'immagine ecografica non è solo un'immagine come le altre ma è precisamente l'immagine di un corpo circondato da un altro corpo e in attesa di separazione da lui.

L'immagine ecografica è sfocata (e a differenza della fotografia chiara che ha il potere di rinviare al passato) rinvia all'avvenire perché mette in cammino delle operazioni psichiche concernenti il divenire. A partire dall'ecografia cominciano ad organizzarsi attorno al nascituro le attese, i desideri, i fantasmi di ciascuno dei membri della famiglia. In definitiva è possibile sottolineare con Fabbri e colleghi (1991, 1998, 2005) e Missonnier (2005) che l'ecografia ostetrica ed i controlli generici nel corso della gravidanza possano avere un ruolo nella prevenzione del disagio psicologico antenatale e perinatale.

L'ecografia rappresenta un punto di incontro tra i diversi professionisti che si occupano del monitoraggio della gravidanza, ma anche tra il feto, i genitori e gli stessi operatori. Stabilire una strategia preventiva medico-psicosociale presuppone l'idea che ogni incontro operatori/genitori nel periodo perinatale rappresenta un luogo di "attenzioni" da parte del personale della perinatalità nei confronti delle famiglie. Essenziale è l'assunzione di una prospettiva interdisciplinare ottenuta attraverso la collaborazione tra specialisti della "psiche" e specialisti del "soma" che permetta, attraverso l'accoglimento benevolo del complesso processo della genitorialità, di cogliere i segni di vulnerabilità genitoriale e le disarmonie interattive precoci, e di tener conto delle richieste di aiuto verbalizzate ma anche di quelle mascherate.

Scritto da

Dottoressa Izzo Daniela, Infanzia, Adolescenza, Famiglia, Individuo

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