I VANTAGGI SECONDARI DELLA MALATTIA

La malattia assolve, se pure in modo inconscio, a delle funzioni compensatorie sia in senso intrapsichico che in senso interpersonale, fornendo l'occasione di risolvere disagi e conflitti

23 DIC 2014 · Tempo di lettura: min.

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I VANTAGGI SECONDARI DELLA MALATTIA

In ogni periodo della vita, la malattia breve e acuta, cronica e a lungo termine, accompagna tratti della nostra strada. Tra i miei ricordi infantili, i periodi in cui ero malata rappresentavano per me momenti speciali, per le cure e le attenzioni che ricevevo e di cui approfittavo con tutte le mie forze. Erano i momenti in cui potevo sottrarmi a delle regole altrimenti inderogabili, potevo evitare di mangiare a tavola insieme agli altri, potevo ricevere attenzioni particolari, richiedere cibi preferiti, regali e sconti di ogni tipo ( sullo studio ad esempio) perfino da mio padre, normalmente intransigente e severo. Ricordo perfettamente insomma che la malattia e le convalescenze modificavano in misura notevole non solo i miei compiti ordinari, ma le mie relazioni con gli altri, concedendomi dei vantaggi che non avrei potuto ottenere in altro modo. All'epoca soffrivo spesso di intossicazioni con febbre alta , tonsilliti , appendicite, e un menarca complicato: tutte situazioni che imponevano riposo a letto, cautela, cure e precauzioni. Per dirla con una parola: privilegi che la sottoscritta abilmente trasformava in pretese tiranniche.

Ho voluto cominciare da questi ricordi infantili e puberali per introdurre l'argomento dei vantaggi secondari che ogni malattia produce nel contesto relazionale in cui si e' inseriti. Com'e' evidente infatti la malattia implica una regressione transitoria a fasi dello sviluppo in cui la dipendenza dagli altri e' accettata e accettabile , richiedendo una maggiore dedizione e coinvolgimento per quei bisogni e necessita' che il malato non puo' soddisfare autonomamente. Psicologicamente queste fasi, soprattutto se prolungate, incidono fortemente sui rapporti interpersonali sia in senso positivo che negativo.

La gestione della malattia

E' evidente ad esempio che situazioni in cui e' necessaria la cura costante del malato possono, dopo un certo periodo, far esplodere conflitti latenti o non sufficientemente elaborati, episodi di aggressivita' con conseguenti, inevitabili sensi di colpa da parte di chi assiste. Talora il sintomo stesso diventa il portatore simbolico di disagi e conflitti irrisolti che quasi sempre chiamano in causa il rapporto con l'Altro. E' pure vero che, se esiste un forte legame affettivo, la situazione puo' favorire una intimita' e una conoscenza l'uno dell'altro non altrimenti riproducibile. Viceversa, proprio in virtu' dei legami affettivi il malato puo' utilizzare la propria condizione a fini manipolatori, facendo leva sui sentimentiper ottenere immediatied egoistici benefici.

L'esperienza della malattia, soprattutto se grave, attiva nel malato e nei suoi familiari profonde angosce di morte attorno alle quali si strutturano diverse strategie di contenimento per sostenere le speranze (o le illusioni) evitando l'esplosione della disperazione. In questo contesto i vissuti emotivi sono particolarmente fragili e vulnerabili, ma anche occasione di confronto reciproco e di consapevolezza dei reciproci limiti. In questo consistono molti dei cosidetti "vantaggi" : la vicinanza emotiva, la delega di alcune responsabilita', la ristrutturazione della scala dei valori, la revisione delle relazioni affettive. Rimane evidente come tali vantaggi debbano intendersi come risorse per affrontare le difficolta' talora enormi e dolorosissime che l'esperienza di malattia comporta contribuendo a sostenerne i costi e la gravita'.

Secondo la visione psicosomatica, inoltre, la malattia introduce dei "correttivi" alla personalita' globale dell'individuo, consentendogli di riequilibrare quegli aspetti che in eccesso o in difetto non sono stati integrati armonicamente nella coscienza. In questo senso la malattia "racconta" al soggetto qualcosa di se' che e' stata ignorata o non adeguatamente vissuta, permettendo di entrare in contatto con quegli elementi psichici che il sintomo rappresenta. In questo caso la malattia offre una opportunita' di trasformazione e di revisione profonda di se' stessi e delle proprie relazioni.

La malattia insomma assolve, se pure in modo inconscio, a delle funzioni compensatorie sia in senso intrapsichico che in senso interpersonale, fornendo all'individuo la possibilita' di esprimere esigenze, negare responsabilita', ottenere benefici che non ha saputo esplicitare o raggiungere in altro modo.

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Scritto da

Dott.ssa Lilia Di Rosa

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Commenti 1
  • Elena Cremonesi

    Articolo scritto in modo molto semplice e chiaro. Grazie, Elena

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