I bambini che accudiscono i genitori saranno adulti ansiosi: il fenomeno dell'accudimento invertito

Un adulto troppo ansioso spesso è stato un bambino che ha sperimentato l'accudimento invertito, una condizione in cui è stato lui a prendersi cura dei famigliari o dei fratelli.

30 SET 2015 · Tempo di lettura: min.

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I bambini che accudiscono i genitori saranno adulti ansiosi: il fenomeno dell'accudimento invertito

Avete un amico, un partner o un fratello troppo ansioso? Non capite cosa lo spaventi tanto o perché abbia bisogno di tenere tutto sotto controllo? Potrebbe aver sperimentato nell'infanzia il fenomeno dell'accudimento invertito: una condizione in cui è il bambino a prendersi cura dei famigliari o dei fratelli.

"Sei grande", "Aiutami" o "Comportati da esempio con i tuoi fratelli" sono solo poche delle frasi che i genitori dovrebbero usare con molta cautela, i bambini e gli adolescenti non dovrebbero mai assolvere a responsabilità più grandi di quelle che corrispondono alla loro età.

Succede spesso ai bambini figli di divorziati, di genitori affetti da malattie croniche o da dipendenze, ai fratelli maggiori a cui sono state affidate le cure di quelli più piccoli di essere adulti eccessivamente ansiosi; questo perché si sono dovute gestire troppe cose in un'età dove qualcuno si sarebbe dovuto prendere cura di loro.

Ansia e rapporti familiari in età infantile

Diciamo che il fratello maggiore a cui viene delegata la cura dei fratelli non se la passa bene, responsabilizzato troppo presto, ma sicuramente il rischio di ansia si prospetta di più nei figli dei divorziati i quali spesso devono accudire un genitore triste e solo che non vuole accettare la fine del matrimonio e che spesso manifesta apertamente rabbia e tristezza per la sua condizione, rendendo l'ambiente teso e difficile.

E quando si manifesta una dipendenza da sostanze o una depressione il periodo in cui il ragazzo è costretto a prendersi cura di un genitore che si abbandona a lui può diventare molto lungo e gravoso. Il genitore depresso o dipendente può passare da stati d'animo molto diversi: dal bisogno come un bambino, anche di essere aiutato a mangiare, agli stati di rabbia impetuosa e minacce di suicidio.

Nel caso più estremo delle malattie croniche ai ragazzi viene chiesto uno sforzo emotivo enorme e sproporzionato, quello di accudire il genitore sino al momento della morte.

Situazioni di questo tipo, a seconda dell'intensità con cui si sono manifestate, facilitano l'insorgere di stati fortemente ansiosi nell'adulto e spesso anche in attacchi di panico: è detto fenomeno dell'accundimento invertito.

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fonte sarahmortlicsw.com

Bisogni in età infantile e accudimento invertito

Come ci spiega il nostro esperto, il Dott. Matteo Monego:

La felicità di un bambino passa attraverso il soddisfacimento, fin dai primi anni, dei suoi bisogni emotivi primari, che vanno dall'amore incondizionato dei genitori al rispetto del suo essere, dal riconoscimento di chiare gerarchie familiari al supporto nell'esplorazione del mondo esterno, dalla protezione all'empatia.

Tutti questi bisogni sono di solito assicurati dai genitori e dai familiari più stretti che forniscono al bambino una "solidità" di base che lo aiuterà ad affrontare la vita ed il mondo circostante senza eccessive paure.

È evidente che nel fenomeno dell'accudimento invertito questi aspetti vengono del tutto o in parte disattesi: i ruoli del genitore e del figlio si invertono e sarà il bambino a fornire cure e protezione al genitore più debole.

Le cause di un simile rapporto possono essere molteplici: una separazione mal vissuta da uno dei due partner, una grave malattia, una forma di grave disagio psicologico, problemi di dipendenza da sostanze, eccessivi carichi di responsabilità circa l'accudimento dei fratelli più piccoli.

I bambini che sperimentano tale forma di accudimento sono spesso percepiti all'esterno come "mini-adulti", molto responsabili e attenti ai bisogni dei genitori. Spesso non destano preoccupazione e apparentemente l'infanzia sembra procedere per il meglio: è necessario sottolineare che i disagi in età infantile non vengono espressi con le parole ma con il linguaggio simbolico, attraverso il gioco e il corpo. E questa modalità di espressione non viene sempre compresa dagli adulti.

Negli anni potranno manifestarsi sintomi anche gravi di ansia e depressione. La forza di questi sintomi sarà direttamente proporzionale al periodo di accudimento invertito: più breve sarà e maggiori saranno le possibilità che il bambino torni a funzionare secondo le modalità tipiche della sua età cronologica; più lungo sarà il periodo e maggiore sarà la possibilità di uno sviluppo distorto della sua personalità.

Ma non tutte le situazioni di forte disagio familiare possono essere patologiche per un bambino: se nei primi anni di infanzia ha ricevuto le cure e le attenzioni necessarie è probabile che riuscirà a far fronte ad eventuali richieste di responsabilizzazione senza eccessive difficoltà e senza pesanti conseguenze per il suo futuro.

Molto interessante, a questo proposito, un documento video realizzato RSI LA1 Svizzera (2012). Nel video viene mostrato il punto di vista di un bambino che si prende cura dei genitori dopo la separazione. I genitori, in particolar modo la madre, sono rappresentati come "bestie" in quanto deformati dal dolore e diventati incapaci di occuparsi del figlio.

Anche se nel documento è trattato il tema della separazione, lo stesso meccanismo può essere esemplificativo per altre situazioni in cui uno o entrambi i genitori, vivendo una situazione di sofferenza psicologica, non riescono a prendersi cura dei figli.

Cosa consigliare ai genitori?

Innanzitutto di prestare molta attenzione ai primissimi anni di vita di un figlio: sono stadi che potranno renderlo un bambino sicuro e autonomo, dotato di un proprio carattere, ma privo di particolari problemi. Ai genitori che invece stanno attraversando un momento di difficoltà, occorre ricordare che un bambino, per quanto ci possa sembrare responsabile, non è un adulto. Chiedere aiuto ad un esperto in situazioni di malessere non è un segno di debolezza, ma un'occasione per migliorarci e per proteggere i figli da noi stessi.

Se sentite bisogno di aiuto potete consultare il nostro esperto o cercare lo specialista più vicino a voi nel nostro elenco di psicologi esperti in psicologia infantile.

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Scritto da

Dott. Matteo Monego Linkedin

Psicologo Nº iscrizione: Albo degli Psicologi della Lombardia 03/6719

Laureato a Torino, laurea quinquennale in Psicologia Clinica e di comunità, nel 1999 si abilita alla professione di psicologo. Successivamente consegue l’abilitazione alla psicoterapia, dopo aver frequentato il corso quadriennale di specializzazione in psicoterapia interattivo-cognitiva. Dal 2004 svolge privatamente la professione di psicologo e psicoterapeuta.

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Commenti 11
  • Jessica Gavinelli

    ❤ Grazie... per questo articolo ..utile a chi l'ha subito ed utile a tutti per non ripetere gli stessi errori già fatti da altri... Spesso ciò che siamo oggi è frutto di ciò che ci è successo ieri. Ma una volta adulti, se ne diventiamo consapevoli, possiamo correggerci e recuperare la gioia perduta!!

  • loredana scursatone

    Io e mio figlio viviamo in modo molto forte questa condizione. A mia volta l'avevo vissuta io per tutta l'infanzia e adolescenza, con un padre psicotico , una madre con personalità border line ed un fratello più piccolo. A venti anni mi sono ammalata di lupus, malattia che tengo sotto un buon livello di controllo ma che in certi periodi mi causa mota sofferenza. Con i primi due figli sono riuscita a gestire questo aspetto, ma con il terzo figlio ho perso il controllo di questo fattore: non so che cosa sia più significativo in questa dinamica, se i miei vissuti pregressi, la mia condizione clinica o il fatto di aver vissuto una gravidanza ed un parto estremamente traumatici. Sta di fatto che mio figlio si sente estremamente responsabile del mio benessere, somatizzando anche parecchio.

  • Viola P

    Leggendo questo articolo ho compreso meglio quello che ho passato durante la maggior parte del tempo della mia adolescenza. Raccontare la mia “storia” (anzi della mia famiglia) ci impiegherei anni, anche perchè è una situazione con la quale dovrò conviverci per ancora molti anni. I miei genitori hanno deciso di separarsi quando andavo alle medie e da lì sono partiti tutti i problemi. Mia madre soffre di bipolarismo (l’ho scoperto quando ero al liceo), mentre mia sorella maggiore è autistica fin da sempre. Gli unici della mia famiglia che non hanno riscontrato problemi da questo punto di vista siamo io e mio padre. Mio padre è il mio unico punto di riferimento, l’unico su cui io possa veramente contare ed è un peccato che l’abbia capito troppo tardi poiché quando ero ancora minorenne, durante la separazione dei miei genitori, ero molto attaccata alla figura della mamma e le facevo da “crocerossina” pensando di fare del bene per lei. Mi sbagliavo. Non dovevo assecondarla nei suoi atteggiamenti e appoggiarla nelle sue idee stravaganti e bizzarre proprie di una persona in preda alla follia (cosa che facevo). Dopo aver scoperto della sua malattia mentale ho temuto che anche la mia sanità mentale fosse a rischio, ma con l’aiuto di una psicologa che mi segue da anni ho capito che non riscontro alcun problema di questo genere. Ero solo una ragazzina “plagiata” dalle idee di una madre in preda alla follia. Mia sorella, invece, non mi ha causato problemi, ma leggendo questo articolo mi sono resa conto che non solo mi sono dovuta prendere cura di mia madre, ma anche di mia sorella in quanto non è possibile considerarla una persona autonoma a tutti gli effetti. Mia sorella è una persona molto affettuosa, ma quando si arrabbia per un motivo (che nessuno può sapere dato che lei non riesce ad esprimersi a parole) inizia a diventare “aggressiva”, ad esempio, ti stritola le mani, ti graffia la faccia o ti tira i capelli... Spesso mi capita di desiderare di poter ritornare bambina, quando non c’era la storia della separazione (che poi col tempo si è trasformato in un divorzio), i tempi in cui pensavo a me stessa, a giocare e a vivere la mia vita in maniera serena. A quei tempi l’unico “problema” della mia famiglia erano le preoccupazioni per la salute di mia sorella. Ma questa è la vita. La vita è fatta di dolori e sofferenze. Ma soprattutto, dopo tutto quello che ho passato, ormai so riconoscere i miei errori, so come evitarli e ho ancora una vita intera davanti per poter recuperare tutto quel tempo “perso” per potermi concentrare di più su me stessa (cosa che non mi sono potuta concedere molto durante l’adolescenza). È naturale che io possa risultare come una persona ansiosa e spesso anche nervosa, ma ora comprendo meglio i veri motivi per cui sono diventata così e perciò intendo migliorarmi passo per passo e senza arrendermi :)

  • Minghi Teresa

    non parlerei solo di eta' infantile, certi problemi vengono fuori proprio nell'eta' adolescenziale e adulta! Per questo motivo sono molto favorevole all'introduzione dello psicologo fin dalle elementari,perche' sono in grado i notare i cambiamenti dell'ambiente e saperli guidare !!

  • Krizia D’Anca

    Buongiorno, dai 15 anni circa mi sono ritrovata insieme a mio padre (di cui non ho molta considerazione) a dover accudire mia madre che diventando cardiopatica,da qual momento in poi è sempre stata appesa al filo di un rasoio ed abbiamo trascorso diversi eventi risoltisi bene fortunatamente in cui ho rischiato di perderla per questi motivi di salute. Mi chiedo se anche le mie ansie,visto che quando tutto è iniziato io non ero più una bambina,potrebbero dipendere da quello e come fare per controllarle eventualmente. Grazie in anticipo.

  • Elisabetta sfrecola

    Concordo con Claudia L. Io in questo momento sto vivendo laccudimento invertito con entrambi i genitori, e sinceramente sto uscendo pazza..

  • Claudia L

    Articolo molto interessante, mi spiace manchi totalmente una parte che riguarda questi bambini divenuti grandi. Che tipologia di approccio psicologico scegliere per risolvere le problematiche derivanti dall'accudimento invertito? Come colmare da adulti queste fondamenta mal costruite?

  • Maria Luisa dr.ssa Berto

    Mi trovo d'accordo con quanto scritto in modo puntuale. Penso inoltre che questi soggetti in un'eventuale relazione affettiva, potrebbero di nuovo slatentizzare tali sintomi se non aiutati debitamente.

  • valeria sestini

    Leggendo l'articolo mi sono riconosciuta in pieno. Purtroppo a causa della grave malattia di mio fratello più grande di me di 6 anni, della separazione degli altri miei due fratelli, i miei genitori si sono totalmente disinteressati a me credendo che io fossi già adulta mentre avevo solo 13 anni. In realtà io soffrivo tantissimo della loro disattenzione ma non dicevo nulla per non farli soffrire o dargli ulteriori problemi rispetto a quelli della malattia di mio fratello e degli altri due. Da adulta, seppur sia riuscita a laurearmi e sia felicemente sposata, sento che ancora c'è quella bambina che dentro di me piange ed ha bisogno di affetto. Ma i miei genitori sono ancora concentrati su mio fratello ed io ancora soffro della loro disattenzione seppure oramai abbia 40 anni. Ho sofferto e ancora soffro di crisi d'ansia e depressione che inizialmente ho imputato solo a una situazione difficile di lavoro, ma mi rendo ora conto che in realtà il mio vuoto, la mia solitudine e ansia derivano da un passato difficile che ancora non ho dimenticato. A volte vedo i ragazzi di 13 anni e vedo la loro "leggerezza" e sento il vuoto che mi assale...e m'interrogo sul perché io non ho potuto godere di quella leggerezza, di quella felicità tipica di quegli anni. Ed ora i miei genitori non capiscono di avermi fatto in qualche modo del male e pensano sempre a loro stessi e al loro unico figlio. Ora mi sto rendendo conto che le persone non cambieranno mai e non posso far capire loro gli errori commessi e pretendere delle scuse....potevano aiutarmi a sentire meno il peso della vita ed invece non mi hanno mai pensato, ritenendo che fossi adulta e capissi....vorrei avere i miei anni indietro...ma nessuno me li ridarrà mai.

  • Malvia Carletti

    Condivido pienamente l'articolo ma specificando che l'ansia in me e' cominciata dopo i 28-30 anni.


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