Dislessia ed altri DSA: cosa sono i criteri di inclusione e di esclusione?

Per una diagnosi corretta di dislessia (od altro DSA) è importante utilizzare i cosiddetti criteri di inclusione oppure di esclusione. E' importante che anche i genitori li conoscano.

25 OTT 2018 · Tempo di lettura: min.
Dislessia ed altri DSA: cosa sono i criteri di inclusione e di esclusione?

Sebbene questo sia un argomento per esperti, ritengo importante che i genitori conoscano qualche elemento al riguardo. Quando un bambino/a ha serie difficoltà di lettura è importante procedere ad una diagnosi corretta, che viene normalmente realizzata dal SSN, in modo che il bambino possa godere dei benefici e degli aiuti a scuola previsti per legge. Essi si chiamano più precisamente strumenti dispensativi e compensativi. Per una corretta diagnosi occorre considerare i criteri di esclusione e di inclusione. I primi, quando sono presenti, escludono la presenza di dislessia in modo sicuro, i secondi pongono la probabilità che la dislessia sia presente. Tale probabilità andrà confermata da una serie di prove di lettura condotte da uno specialista, che misurerà la velocità in sillabe al secondo ed il numero di errori.

Criteri di esclusione (non è dislessia, o altro DSA se...)

  • Disabilità intellettiva. Si può porre diagnosi di dislessia o DSA solo quando l'intelligenza è normale o appena sotto i limiti inferiori. In altre parole il dislessico, ad es., ha un disturbo specifico, ma le sue capacità intellettive sono normali. Se invece è presente un ritardo mentale e il soggetto legge male, lo possiamo aiutare con esercizi mirati, ma non porre la diagnosi di dislessia.
  • Disturbo neurologico, traumatico o malattia. Anche su questo criterio vale un ragionamento simile. Prevale la diagnosi del disturbo maggiore che comporta una grave difficoltà nell'apprendimento della lettura e della scrittura, ma non possiamo parlare di dislessia od altro DSA.
  • Disturbo sensoriale: visivo o uditivo. Solo quando la vista e l'udito sono molto scadenti possono comportare serie difficoltà di lettura. Nella mia esperienza una bambina con una grave ipovisione (miopia molto seria) aveva solo un lieve rallentamento nella lettura, dovuta alla difficoltà proprio di vedere le lettere. Ma non era dislessica. Un discorso più complesso sarebbe da fare per l'udito, ma dovrei scrivere un articolo specifico. Comunque è da ricordare che solo difetti gravi compromettono la lettura.
  • Condizione di svantaggio psicosociale. Questo è un punto molto importante. Ci sono bambini di Paesi stranieri, magari extracomunitari, da pochi anni in Italia, che sperimentano grosse difficoltà nell'apprendimento della lingua, e di conseguenza della lettura, ma non sono dislessici. Oppure hanno perso periodi scolastici per malattia. Questi casi purtroppo esistono, ma viene esclusa la diagnosi clinica di dislessia. In parole povere non basta misurare una lettura inadeguata per porre la diagnosi certificata di dislessia.
  • Deprivazione da inadeguato ambiente educativo. Discorso simile a quanto appena detto, ma molto più grave e per fortuna più raro.

Criteri di inclusione (è probabile che sia dislessia o DSA se...)

  • Il disturbo coinvolge uno o più specifici domini di abilità. Questa espressione tecnica, ed abbastanza oscura per i non addetti ai lavori, significa semplicemente che il bambino/a ha un problema solo sulla lettura, ma per il resto è assolutamente nella media per la sua età.
  • SIgnificativa interferenza del disturbo con adattamento scolastico. Vuol dire che il bambino/a non riesce a compensare il suo problema con strategie di adattamento, ed il suo rendimento ne soffre. Spesso risultano compromessi anche altri elementi, come l'autostima e la serenità del soggetto.
  • Trend evolutivo (diversa espressività del disturbo nel tempo) Il disturbo è anche chiamato specifico evolutivo. Ovvero può cambiare e migliorare nel tempo, considerando anche i fattori ambientali scolastici e psicosociali, però rimane, ed è comunque resistente anche al trattamento specialistico.
  • Possibile comorbilità tra diversi DSA. La parola comorbilità, tratta dal linguaggio medico, significa che la dislessia e gli altri DSA spesso non si presentano da soli, ma purtroppo in associazione. Un caso molto comune è quello di bambino dislessico ed anche disortografico. Altre volte con la dislessia è presente anche un disturbo non DSA, come il deficit d'attenzione con o senza iperattività.
  • Cadute in test standardizzati. La parola "cadute" fa parte del linguaggio tecnico per indicare una prestazione insufficiente nei test riconosciuti validi per misurare i DSA. La prestazione insufficiente è presente in più di una prova, ed è veramente molto sotto i limiti. Ci sono molti bambini, anche oltre il 20%, che leggono troppo lentamente, ma non sono dislessici. Questi interessano, a seconda degli studi, non più del 2%, o al massimo il 3% della popolazione scolastica.
Spero di aver fornito un quadro chiaro di quello che sono i criteri di inclusione ed esclusione. Essi hanno il vantaggio sia di permettere diagnosi precise, sia di escludere molti falsi positivi, che comunque possono giovarsi di un aiuto specialistico.
Scritto da

Dott. Leopoldo Tacchini

Psicologo Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 5322

Psicologo clinico, ad orientamento cognitivo - comportamentale. È perfezionato in neuropsicologia, naturopatia, metodo Tomatis, tecniche psico-corporee. Tratta ansia, insonnia, disturbi psicosomatici, depressione, benessere psicofisico. Bambini: disturbi DSA e del comportamento, ritardo cognitivo, ADHD, disturbi del linguaggio e comunicazione, bambini in adozione ed affido.

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