Dislessia: oltre il problema di lettura. Un trattamento olistico

Il trattamento della dislessia è stato ormai protocollato. Qui illustro brevemente invece altri trattamenti di tipo olistico multidisciplinare e "sartoriali" .

10 GEN 2019 · Tempo di lettura: min.
Dislessia: oltre il problema di lettura. Un trattamento olistico

Nel precedente articolo, pubblicato prima delle festività, ho tratteggiato alcune delle caratteristiche chiave della dislessia.

Abbiamo visto come sia limitante definirlo "solo" un disturbo della lettura. Limitante sia per aiutare concretamente il bambino/a nei suoi compiti scolastici, incombenza dei genitori e degli insegnanti, che per il percorso terapeutico vero e proprio.

Oltre alle difficoltà vere e proprie della lettura, lenta e con frequenti errori, sono spesso presenti nel soggetto numerose altre criticità. Riassumiamo il tutto in alcuni punti.

  • Frequenti difficoltà di memoria a breve termine e di concentrazione.
  • Uno stile di apprendimento particolare, che privilegia le immagini e /o i racconti al testo scritto
  • Talvolta difficoltà particolari, per esempio di disorientamento temporo-spaziale.
  • Affaticamento nello studio e scarsa resistenza all'impegno, con possibile frustrazione, rabbia e demotivazione.
  • Possibili difficoltà anche francamente psicologiche: ansia, depressione e demotivazione nei confronti dell'attività scolastica, ed eventualmente difficoltà di relazione con i compagni.

Per tutte queste ragioni un trattamento neuropsicologico volto "solo" a migliorare la lettura, pur congiunto all'apprendimento di un efficace metodo di studio, risulta a mio avviso incompleto.

Come sottolinea un noto esperto del ramo, il Collega dr. Sebastiano Lupo, nel suo splendido libro (però abbastanza per esperti!) "La Dislessia Evolutiva e i suoi Trattamenti" il trattamento elettivo per la dislessia è di natura neuropsicologica, e non già psicoterapica. Di tale natura sono anche gli altri interventi per migliorare le altre abilità appena ricordate. Ma tutto questo copre solo una parte, pur essenziale, del quadro.

Risulta in ogni modo essenziale, almeno fin verso i 10 anni, mettere in atto gli opportuni trattamenti per migliorare la lettura, perché dopo tale età il sistema nervoso diventa rapidamente refrattario ad un intervento riabilitativo, che rischia di essere disutile.

Sempre il Collega dr. Lupo (non lo conosco di persona, quindi scrivo imparzialmente!) sottolinea con grande esperienza e competenza personale, che solo in tempi recentissimi si sta giungendo a rendere operativi ed efficaci gli opportuni interventi di diagnosi a livello del SSN su tutto il territorio Nazionale, mentre il trattamento, purtroppo, resta ancora a carico delle famiglie.

Ma, pur avendo raggiungendo questo importante traguardo, tutto questo è pienamente soddisfacente? A mio avviso no.

I ricercatori nel campo della dislessia hanno sviluppato complesse teorie, con orientamenti vari, sui diversi meccanismi alla base del disturbo, che, è ormai definitivamente chiarito, ha una base neurobiologica, mentre risente solo marginalmente dell'ambiente psicosociale, tranne, ovviamente, nel caso siano presenti gravi deprivazioni nell'apprendimento delle abilità base.

A fronte di tale complessità nella ricerca, nello sviluppo tanto delle teorie che delle metodiche di intervento, il trattamento riabilitativo, insegnato negli appositi Corsi, è molto semplice, direi quasi banale. Tanto semplice che può essere agevolmente imparato ad usare dai genitori, in breve termine.

Sostanzialmente si tratta di esercizi, non importa se cartacei o computerizzati, volti a velocizzare ed automatizzare il riconoscimento delle sillabe (o delle lettere nei bambini piccoli) e poi di parole intere. In altre parole lo psicologo (oggi va di moda dire "il clinico"!) si riduce a somministrare una serie di esercizi, molto ripetitivi.

È necessaria la professionalità di uno psicologo per questi esercizi? A mio modesto avviso no. Ed è per questo, forse, che molti si rivolgono ad altre figure professionali, come educatori, logopedisti, insegnanti.

Senza voler togliere nulla a queste figure (ho grande stima di diversi di loro) delle quali apprezzo senza riserve la pazienza, l'esperienza e la dedizione, il lavoro dello psicologo, a mio modesto avviso, dovrebbe estendersi ad altri aspetti del problema, ad esempio sulle emozioni, sull'autostima e la motivazione. Ma non solo. Con parole diverse: lo psicologo non dovrebbe ridursi, secondo me, a diventare la "brutta copia" (scusate la crudezza!) di un buon maestro o di un buon educatore.

Il punto chiave è che, nei Corsi tenuti sul territorio Italiano, noi psicologi impariamo a trattare il soggetto dislessico come una "scatola nera"! Mi spiego meglio.

Ci viene insegnato che vi sono vari modelli e teorie per spiegare la dislessia, però poi gli esercizi si riducono a semplici "allenamenti" o, detta in termini più tecnici, a potenziamenti con materiale lessicale e sillabico.

In altre parole si pone l'assioma che si possa agire sul problema solo attraverso l'esercizio.

In tutto ciò vengono spesso posti in ombra alcuni punti chiave, giustamente sottolineati dai ricercatori del settore:

  • il dislessico ha spesso problemi di memoria a breve termine, attenzione e concentrazione;
  • era presente spesso, fin dall'infanzia, un disturbo del linguaggio (DSL: disturbo specifico del linguaggio secondo il DSM).
  • secondo la nota definizione del rinomato studioso (Lyon et. al, 2003) insegnata nei Corsi: "la dislessia… è caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e fluente e da scarse abilità nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un'adeguata istruzione scolastica";
  • è riconosciuto dalla Comunità scientifica che la dislessia si associa spesso ad altri problemi: come altri DSA e il deficit d'attenzione con o senza iperattività (ADHD)
Già dalla scuola materna vengono spesso rilevate:
  • difficoltà di linguaggio;
  • inadeguata padronanza fonologica, e negli esercizi relativi;
  • possibili difficoltà spaziali;
  • deficit nella memoria a breve termine;
  • carenze attentive, e di manualità fine, nello schema corporeo e nelle sequenze ritmiche.

Per tutte queste ragioni una riabilitazione "solo" con esercizi di parole e sillabe, pur cruciale, mi sembra assai riduttiva. Che fare allora?

Partirei proprio dai due elementi più cruciali e significativi:

  • Un disturbo linguistico, che può declinarsi in vari modi, dalla pronuncia alle difficoltà di manipolazione fonologica, cioè relative all'analisi e riconoscimento dei suoni e del rapporto grafema-fonema (sillaba-suono).
  • Difficoltà di attenzione e concentrazione.

Ma come affrontare questi problemi con tecniche diverse dalla manipolazione di sillabe e parole?

Personalmente nella mia pratica terapeutica aggiungo due strumenti alle tecniche di riabilitazione tradizionali, apprese a suo tempo a Milano ed a Roma:

  • La naturopatia funzionale
  • Il Metodo Tomatis avanzato

Cosa c'entra la naturopatia? Mi sembra di sentire alcuni di voi. Del Metodo Tomatis, poi, penso che ancora meno siano coloro che ne hanno sentito parlare.

Rispondo subito brevemente, riprendendo con maggior rigore l'argomento in un prossimo articolo.

Il metodo Tomatis

Questo tecnica è una terapia psicofisiologica e neuropsicologica che lavora sul canale uditivo.

È stata definita dal suo inventore, il prof. Alfred Tomatis (1920-2001) (medico otorino francese, audiologo, foniatra, scienziato e ricercatore) "audio-psico-fonologia" o rieducazione dell'ascolto. Da queste poche parole capite subito che lavora sulla sfera dell'ascolto, del linguaggio e della comunicazione, ma non solo.

Nella fase diagnostica di questo Metodo si utilizza un audiometro. Sì, un apparecchio molto simile a quello utilizzato dagli audiometristi per misurare l'udito. Viene utilizzato, però, in modo diverso. L'esame realizzato si chiama "test d'ascolto" o bilancio audio-psico-fonologico.

È più approfondito rispetto alla tradizionale misurazione dell'udito. Lo scopo è valutare come il soggetto ASCOLTA. Quali suoni sente con maggior sensibilità e quali meno, quale canale (destro o sinistro) utilizza di preferenza, quale abilità ha di distinguere diverse tonalità (frequenze) musicali.

Il prof. Tomatis stabilì, già a metà degli anni '70, che nei disturbi dell'apprendimento e nella dislessia molti di questi parametri sono alterati.

Dopo decenni di ricerche stabilì una connessione tra certe caratteristiche dell'ascolto (parametri misurati con l'audiometro) ed il buon funzionamento del sistema nervoso.

In particolare ha dimostrato clinicamente che il nostro sistema nervoso lavora al meglio quando:

  • abbiamo una sensibilità uditiva che aumenta per i toni acuti (alte frequenze) rispetto ai toni gravi;
  • la risposta ai due lati (curve audiometriche dei due orecchi) non è troppo diversa;
  • distinguiamo bene la direzione dei suoni
  • siamo capaci di sentire bene se un tono è più acuto o più grave di un altro anche nella fascia delle alte frequenze (3000-8000 Hz)

Nella dislessia e in altri DSA molti di questi parametri sono scadenti. Ma, qual è il trattamento proposto? Esso agisce direttamente sul sistema nervoso per mezzo del suono, migliorandone anche le capacità di attenzione e concentrazione.

Qui sta la genialità del Metodo proposto dal medico francese.

  • La cura consiste nell'ascolto di musica filtrata e oscillata elettronicamentemediante uno speciale apparecchio, detto orecchio elettronico.
  • La musica viene ascoltata con dei cambiamenti di tonalità fissi (filtrazione) o variabili, più volte al minuto (oscillazione o bascula).
  • Questa oscillazione è la chiave del Metodo, che lo differenzia nettamente dalla musicoterapia.

Con queste oscillazioni si realizza un ascolto alternativamente ricco di frequenze gravi, rilassante, ad un ascolto ricco di frequenze acute (applicate quando il brano sale di volume per le dinamiche orchestrali) che è tonificante e stimolante del sistema nervoso.

La cosa sorprendente è che dopo poche decine di ore di ascolto si realizza un miglioramento dell'udito, talvolta anche in persone con qualche problema. Al miglioramento dell'udito segue un miglioramento a livello cognitivo rispetto a diversi parametri.

Nei bambini migliora soprattutto:

  • attenzione e concentrazione;
  • disturbi linguistici e di pronuncia, che hanno uno stretto legame con dislessia e DSA;
  • miglioramento dei problemi di apprendimento e comportamento in genere, con riduzione dell'ansia.

Negli adulti lavora molto bene proprio sui disturbi d'ansia, di stress e psicosomatici, sull'insonnia, sulla concentrazione ed in generale riduce i disturbi psicosomatici ed accresce il benessere psicofisico ed il rendimento cognitivo.

Ma ho dimenticato un elemento fondamentale: il Metodo era nato in origine dalle ricerche di Tomatis in campo foniatrico, per migliorare il rendimento vocale dei cantanti. Successivamente il geniale medico (che, ricordiamo, ha ricevuto una serie di riconoscimenti e premi scientifici che qui sarebbe troppo lungo citare) si rese conto che risulta utile per tutta una serie di disturbi psicologici e neuropsicologici. Di tutto questo parlerò ancora, visto che qui il centro del discorso era la dislessia.

Ma perché qui in Italia questo metodo è così poco diffuso, visto che esiste da 60 anni, e che da Parigi si è diffuso nei cinque Continenti?

Da noi soprattutto per una questione di mancanza di Centri di formazione e di costi. Costi della formazione e del trattamento. Ma tutto questo sta rapidamente cambiando, per le possibilità offerte dall'informatica. Personalmente mi sono recato all'estero per migliorare le mie conoscenze in merito, e pratico il Metodo con soddisfazione da ormai dieci anni.

Prima di concludere vorrei sottolineare un concetto importante: il Metodo, da solo, non cura la dislessia. Questo equivoco ha, purtroppo, portato a screditare un trattamento che invece offre veramente molto. Ma costituisce un utilissimo strumento integrativo che, in sinergia al trattamento tradizionale insegnato in Italia, permette un risultato migliore e più rapido.

Solo una cura olistica, che lavori sui vari aspetti del problema, e soprattutto su misura del bambino/a, può conseguire risultati superiori. E la naturopatia? Mi accorgo anche stavolta che l'articolo si è prolungato oltre il previsto. Riprenderò l'argomento alla prossima puntata, partendo da un argomento inusuale per uno psicologo: l'importanza della prima colazione del mattino nei disturbi dell'apprendimento. 

Articolo del dottor Tacchini, iscritto all'Ordine degli Psicologi della Toscana

Scritto da

Dott. Leopoldo Tacchini

Psicologo Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 5322

Psicologo clinico, ad orientamento cognitivo - comportamentale. È perfezionato in neuropsicologia, naturopatia, metodo Tomatis, tecniche psico-corporee. Tratta ansia, insonnia, disturbi psicosomatici, depressione, benessere psicofisico. Bambini: disturbi DSA e del comportamento, ritardo cognitivo, ADHD, disturbi del linguaggio e comunicazione, bambini in adozione ed affido.

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1 Commenti
  • Carlo

    Finalmente un articolo serio, completo e approfondito (non superficiale). Credo di essere dislessico e ho 28 anni, nella mia vita fatta di molte sofferenze a causa della dislessia ho dovuto trovare queste soluzioni/terapie olistiche da solo (sospettando solo da quest'anno di essere dislessico) conoscendo me stesso e capendo da solo cosa mi potesse aiutare a star'meglio; i miei limiti e come superarli o aggirarli; i miei punti di forza e come sfruttarli al meglio; rimanere attento e cosciente d'avanti a delle carenze e modi di agire che ti possono, se non rimani concentrato, rendere la vita un inferno. Ripeto, bell'articolo.

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