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Chi sono io? Storia dello sconosciuto che abita in noi

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Capita di non riconoscerci nelle parole con cui gli altri ci descrivono. O di non voler essere come siamo. Che fare dunque quando la nostra identità sfugge o ci tiene in trappola?

28 OTT 2019 · Tempo di lettura: min.
Chi sono io? Storia dello sconosciuto che abita in noi

Non vi è mai capitato, chiacchierando con un amico, di ritrovarvi a dire frasi come "io sono sempre stata così…" oppure "è un mio tratto, una mia caratteristica"?

Perché è tanto facile definirci nella vita di tutti i giorni e poi, quando accade qualcosa di nuovo, destabilizzante, magari traumatico o al contrario inaspettatamente bello, ci ritroviamo in crisi perché non sembriamo più gli stessi? È davvero possibile, e soprattutto desiderabile, darci delle etichette?

La considerazione da cui vorrei partire è che l'identità dipende dai legami e dagli accadimenti del reale. Dunque l'identità è assai poco identica. È sensibile a impatti che la modificano, è in perenne costruzione.

Eppure l'uomo ha bisogno di identificarsi in ruoli e questa, in molti aspetti della vita, è una strategia vincente: l'uomo che si identifica come leader e diventa un affermato dirigente, la giovane donna che si assimila alla figura di madre e si definisce principalmente con l'aggettivo mamma di… I ruoli fanno sentire di avere un posto, offrono l'illusione di essere necessari agli altri. Allo stesso tempo, però, rischiano di bloccare ogni slancio creativo verso una sempre più piena evoluzione personale.

Una identità posticcia e rigida può inibire desideri e progetti, può diventare profondamente mortifera. Ciò a cui punta la psicoanalisi è proprio questo: sostenere il riconoscimento di un malessere che riguarda l'essersi identificati ad un ruolo, cioè ad un posto, che non è il nostro, che forse non lo è mai stato o non può più esserlo. Occorre smuovere il desiderio per scoprire la verità di noi stessi ed è necessario seguire inclinazioni e intuizioni se vogliamo essere più realizzati e felici.

Io dunque chi sono? Sono me stesso proprio in quel punto in cui mi sento diviso, in crisi, fratturato da spinte diverse e tensioni opposte. Quella divisione che mette in scacco l'unitá è proprio la nostra singolarità. Noi siamo i tratti che ci disturbano, quelli che nascondiamo, che danno fastidio perché escono fuori dai canoni e non ci conformano agli altri. Noi siamo ciò che devia dalle nostre aspettative, ciò che non comprendiamo di noi stessi, ciò che non torna. O meglio, è da questi punti che dobbiamo partire per scoprire cosa si muove dentro di noi. È dai punti che non vanno che si aprono orizzonti nuovi di senso.

Abbiate dunque consapevolezza rispetto al vostro modo unico, singolare, con cui vi distinguete dagli altri.

Scritto da

Dott.ssa Marta Cricelli

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