Perché scegliere la psicoanalisi?

Le offerte terapeutiche, oggi, sono molte per ogni tipo di disturbo psichico. Perché dunque scegliere la psicoanalisi?

28 MAG 2019 · Tempo di lettura: min.

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Perché scegliere la psicoanalisi?

Questo metodo è affascinante ma anche "accusato" di essere lungo e costoso, insomma: qualcosa che richiede un importante investimento personale. È ancora valida, qualcuno si chiederà, la psicoanalisi?

Dopo più di vent'anni di pratica analitica, e dopo aver dedicato la sua vita non solo alla clinica ma anche allo studio e al continuo approfondimento di questa "impossibile" professione, come la definiva Freud, la risposta non può che essere affermativa: sì, vale assolutamente la pena di investire se stessi, immergersi in un percorso psicoanalitico, o anche in una psicoterapia ad indirizzo analitico.

Qual è la differenza tra  un percorso psicoanalitico e una psicoterapia ad indirizzo analitico?

Se il terapeuta è uno psicoanalista, non molta: la psicoterapia richiede in genere un numero di sedute settimanali minori (una o due rispetto alle tre/quattro del classico trattamento analitico) e si prefigge un approfondimento leggermente minore, ma le differenze non sono molte. Quello che conta, al di là del numero delle sedute, è che si tratta , in entrambi i casi, di un metodo che non si limita a ridurre il sintomo, ma mira a rivedere e ristrutturare l'intera personalità e gli orientamenti disfunzionali di una persona.

In una depressione, ad esempio, non ci si limiterà ad eliminare l'affetto depressivo, ma si cercheranno le cause, si indagherà nel profondo chiedendosi: perché sono diventato depresso?

La persona ha modo, per la prima volta nella vita, di rivedere la sua storia e cosa, inconsciamente, l'ha portata a sviluppare la sofferenza depressiva. I motivi, quasi sempre, sono in gran parte inconsci e risalenti a modalità antiche e infantili di gestire la sofferenza. Tendiamo a ripetere, attraverso un meccanismo chiamato coazione a ripetere, paradossalmente proprio gli schemi che ci hanno fatto soffrire, tendiamo a ripetere gli stessi errori, come se fossimo bloccati in un trauma non risolto. Solo con la psicoanalisi si ha modo di risalire alle ragioni profonde del nostro male che, una volta conosciute, saremo in grado di non ripetere.

La psicoanalisi, dunque, cura il sintomo ma anche la personalità nel suo insieme, ci fa scoprire i nostri lati segreti, le nostre zone d'ombra, quello che avevamo dimenticato e rimosso, depositandolo nell'inconscio.

Come si arriva all'inconscio?

L'uso del sogno e delle associazioni libere, la neutralità terapeutica e il tipo di relazione che si stabilisce col terapeuta, chiamata transfert, sono alcuni tra i principali fattori che costituiscono il lavoro analitico. Occorre avere fiducia, darsi tempo, incuriosirsi di se stessi.

Quali psicopatologie si possono affrontare con la psicoanalisi?

Al suo esordio, Freud trattava soprattutto disturbi nevrotici, isterie e nevrosi ossessive, ma col raffinarsi della tecnica si può dire che oggi ogni patologia può essere trattata con la psicoanalisi: le classiche nevrosi, disturbi d'ansia, depressione, disturbi di personalità, o anche una generica sofferenza che si esprime con blocchi nelle nostre attività, sofferenza nella vita sentimentale, dubbi, indecisioni, non sapere che strada scegliere nella vita, problemi di autostima, e via dicendo.

Tutto ciò che ci rende infelici, sia che ne conosciamo le ragioni (apparenti) sia che non le conosciamo. La coscienza, il cosiddetto Io, non è che una piccola parte di noi stessi, sotto la quale si estende il sottobosco dell'inconscio, un insieme di pulsioni che ci spinge a fare cose che, a nostra insaputa, ci danneggiano: scegliere sempre gli amori sbagliati, non riuscire a elaborare i lutti, essere ansiosi anche senza ragione…insomma tutte le situazioni della vita che non governiamo, che sfuggono al nostro controllo. Ci sono anche persone che scelgono l'analisi per conoscere se stesse, perché vogliono capirsi di più, essere più padrone della propria vita; scopo della psicoanalisi, infatti, è la consapevolezza, non ricevere ricette su cosa fare.

Lo psicoanalista dirige la cura, non il paziente: quando conoscerà meglio se stesso, sarà il paziente stesso che farà la sua scelta. La psicoanalisi non dà compiti, ma fornisce interpretazioni. Una cosa sola è assolutamente richiesta: vera motivazione al cambiamento.

Articolo della dott.ssa Rossella Valdrè, membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’IPA (International Psychoanalytical Association).

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Scritto da

Dr.ssa Rossella Valdrè, Psicoterapeuta e Psicoanalista

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