Cambiare in psicoterapia e nella vita

Cosa significa cambiare ma, soprattutto, come si può cambiare?Il cambiamento, in psicoterapia e nella vita, è un processo che richiede tempo e costanza ma che può regalarci una vita migliore

16 GEN 2018 · Ultima modifica: 29 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.
Cambiare in psicoterapia e nella vita

Cambiare è un processo che richiede costanza e intento, volontà e determinazione.

Siamo tutti spaventati di fronte al cambiamento perché non è facile. Non è facile andare a vivere in una nuova città, cambiare lavoro, ritornare alla propria vita dopo la conclusione di una relazione, prepararsi agli esami per laurearsi, dimagrire e fare sport per sentirsi sani e in forma, mettersi in gioco nel lavoro, nelle relazioni, per crescere ed ottenere dalla vita il suo frutto più ambito: la Serenità.

Non è facile e noi non siamo abituati a un costante sforzo… Oppure si?! Non sosteniamo in fin dei conti tutti i giorni un enorme sforzo per portare avanti la nostra vita?! Con tutte le sue difficoltà, frustrazioni e sofferenze, obblighi e impegni, piaceri e comodità?!

Probabilmente siamo più forti e determinati di quanto pensiamo, il problema è che non ce ne rendiamo conto e utilizziamo tale forza e determinazione per andare nella direzione sbagliata, quella che non ci fa essere Sereni.

Molti di noi avranno praticato uno sport. Cercare di migliorarsi richiede impegno e costanza, capacità di osservazione per rendersi conto dove si sbaglia. Il nostro corpo soffre, più volte si avrà pensato di gettare la spugna pensando di non farcela, noi soffriamo… ma siamo andati avanti e alla fine ce l'abbiamo fatta. Sì! Quello che conduce un essere umano a farcela non è tanto la bravura o il talento ma la costanza e la determinazione, il non mollare di fronte alla crisi. E' proprio questo non mollare che permette di affrontare la crisi, di trovare nuove risorse, di sbloccare dei vincoli e di aprirci nuove possibilità. Cosa abbiamo da perdere? Alla fin fine non possiamo che fallire, proprio come faremmo interrompendo il nostro impegno, e poi… un fallimento, una sconfitta, non è prova di un nostro "essere falliti" ma solamente una lezione che la vita ci dona per riuscire a comprendere meglio la nostra strada.

Perché allora non cerchiamo di cambiare?

Molte volte non ci crediamo all'altezza, molte volte non immaginiamo neanche si possa cambiare. Ci siamo talmente tanto abituati alla nostra vita, alle comodità, alle frustrazioni e alle piccole felicità, che pensiamo che la vita sia questa, solo questa.

Per prima cosa quindi dobbiamo sollecitare la nostra mente a riporci quelle antiche domande che ogni adolescente tende a porsi. Qual'è il senso di questa vita? Chi sono io? Cosa mi fa stare veramente bene, e non solo mi dona la felicità di un momento? Per cosa sarei disposto a vivere o morire?

Non esiste quel sogno di vivere su un'isola deserta con un partner affascinante e il cibo pronto ogni giorno. Non esiste una vita senza difficoltà, senza incertezza, senza crisi, senza la morte o il dolore fisico. Dobbiamo averlo chiaro in testa.

Questo però non significa che non esista una vita che sia "meglio" per noi, che ci faccia sentire realizzati per ciò che siamo, "pieni", e che ci doni una Serenità profonda.

Questa vita non è quella che sogniamo ma quella che stiamo vivendo.

Ebbene sì, il dono più grande e bello che abbiamo e che può permetterci di essere Sereni è proprio la vita che stiamo vivendo, quella che ci fa soffrire e incazzare, sorridere e piangere.

Non abbiamo bisogno di un'altra vita, abbiamo bisogno di cambiare la nostra vita… e non voglio dire che abbiamo bisogno di andare su un'isola deserta.

Per cambiare la propria vita nella direzione più appropriata per ciò che siamo dobbiamo prima chiederci "chi siamo". Purtroppo nessuno ci insegna a conoscerci. Tutti, sin da piccoli, ci rimandano un'immagine di noi stessi come se loro ci conoscessero. Ma come fanno a conoscerci se non ci conosciamo nemmeno noi?!!!! Il problema è che siamo portati a riconoscerci negli occhi dell'altro, a interpretare il mondo, e noi stessi, in base a ciò che ci viene raccontato. Così cresciamo non perseguendo la direzione della conoscenza di noi stessi, bensì in quella di cercare di diventare qualcuno, quello che vuole mamma, quello che vuole papà, seguendo od opponendoci ai modelli che ci vengono proposti e che facciamo nostri senza consapevolezza, senza interrogarci sul perché.

Non è importante se sia colpa di qualcuno oppure no. L'importante è che possiamorenderci conto che abbiamo smesso di cercare una risposta alle domande più importanti della nostra vita.

Innanzi tutto dobbiamo riconoscerci nei nostri errori, nelle nostre debolezze, nelle nostre mancanze. Abbiamo smesso di amarci e di credere in noi? Abbiamo smesso di aver fiducia nella vita? Non abbiam mai creduto di potercela fare? Proviamo vergogna per aspetti di noi stessi?

Tutto ciò che di brutto e di più brutto noi vediamo in noi stessi, non è ragione sufficiente per non amarci. Se così abbiamo creduto siamo caduti in un profondo errore. Non esiste essere umano migliore o peggiore. Le nostre azioni possono essere migliori o peggiori, ma non gli esseri umani che le compiono. La rabbia, l'odio, l'invidia, l'anaffettività e tutte quelle emotività negative che ci conducono ad agire contro gli altri e noi stessi, non hanno una natura propria. Esse nascono dalla sofferenza e dal dolore, sono un modo estremo di gestirlo. Siamo responsabili delle nostre azioni, e di certo non possiamo pensare che uccidere sia come accarezzare, ma non possiamo cambiare quello che è stato, possiamo solo comprendere i nostri errori, ciò che ci ha condotto ad agirli e, così facendo, imparare a conoscere meglio qualche aspetto di noi che ci obbliga a comportarci in modi che non ci rendono Sereni facendoci provare colpa e sofferenza.

Dobbiamo osservarci, chiederci, problematizzarci, ascoltarci, accettarci e, infine, amarci

Il cambiamento non è qualcosa che vada perseguito direttamente, per lo meno nella prima fase di questo processo. Se cercassimo di cambiare direttamente, di modificarci senza conoscerci, accettarci e amarci, saremo destinati a fallire. Volersi cambiare significa non accettare delle parti di sé, volerle eliminare, modificare… ma non si può modificare ciò che non si comprende e ama, per lo meno per quel che riguarda la mente.

Se provassi ansia per gli esami sino al punto da scordarmi tutto ciò che ho studiato, sino a vivere sensazioni di panico, sarebbe inutile dirsi: "non devo provarle!". O meglio, questo ci condurrebbe solamente a una pesante frustrazione che inciderebbe negativamente sul nostro umore e sull'ansia stessa.

Non dobbiamo quindi cercare di cambiare in maniera diretta, dobbiamo prima chiederci perché "io provo ansia", dobbiamo riconoscerci nelle nostre paure, nella visione di noi stesi a cui rimandano. Dobbiamo con costanza osservare come esse ci inducano in automatico a pensare, emozionarci e comportare, in un determinata maniera. Dobbiamo poter stare a contatto con il nostro dolore, prenderci il tempo per viverlo e per comprendere come esso parla di noi. Non siamo Liberi e non siamo veramente noi stessi. Siamo il riflesso di paure e visioni distorte di noi stessi e degli altri, siamo frutto di un condizionamento automatico che abbiamo "fatto nostro" senza consapevolezza…

Non cercare di cambiare! Usa le tue energie per conoscere e riconoscere la visione profonda di te stesso e degli altri, i tuoi automatismi,. Quelle cose che sei solito indicare con "io sono fatto così" sono la tua prigione non la tua particolarità. C'è chi si dice timido, chi estroverso, chi pigro, chi pauroso, chi forte, chi ambizioso, chi codardo, chi narcisista… chi, chi, chi… tanti contenitori che ci impediscono di essere veramente Liberi, veramente noi stessi…

Per questo dobbiamo conoscerci e amarci: non potremo mai Liberarci se non rendendoci conto di quanto siamo schiavi e oppressi da un qualcosa che abbiamo fatto nostro ma che non ci appartiene.

E' da questa consapevolezza, dal continuo riconoscersi nei propri gesti, pensieri ed emozioni che nasce un sano dire basta. Ecco allora che, oltre a una amorosa osservazione, una dolce accettazione e un costante riconoscimento, ognuno di noi deve iniziare ad agire.

La consapevolezza senza l'azione è come il seme senza terra, non cresce… ma prima bisogna avere il seme, non ce lo scordiamo.

Nessun altro, oltre a noi stessi, può cambiare le cose. Consapevolezza e azione sono due facce della stessa medaglia.

Arrivati a questo punto del processo di cambiamento non si cercherà più di cambiare il sintomo, bensì il funzionamento profondo. Un processo di conoscenza di sé, come quello attivato in terapia, conduce le persone a comprendere che il sintomo è solo la punta di un iceberg, anche se prima questa punta sembrava una montagna. Ciò che sostiene il sintomo è una visione profonda di noi stessi e del mondo, un funzionamento che ci rende attivi attuatori di tale visione. Come cani che inseguono la propria coda per morderla, siamo noi stessi a riconfermare con azioni, comportamenti, pensieri ed emozioni il mondo per come crediamo sia.

Il cambiamento, in questo momento del processo, non rappresenta più il cercare di modificare qualcosa che non ci piace di noi, ma diviene uno sforzarsi per Liberarsi da un qualcosa che non ci appartiene in quanto noi stessi.

Il "cambiare strada", che consegue la Presenza promossa da una osservazione di sé, è il mezzo stesso che permette al processo di consapevolezza di evolvere. Solo utilizzando le nostre energie e il nostro impegno per cambiare strada possiamo realmente fare esperienza di cosa significhi camminare su una strada diversa, incontrare le sue difficoltà, i suoi piaceri e le sue incertezze. Smettendo di percorrere sempre la stessa strada ci apriamo al cambiamento e alla possibilità di ampliare la conoscenza di noi stessi e del mondo. In caso contrario il processo di consapevolezza e conoscenza attivato si interrompe in una fase frustrante e depressiva che rischia di spingere il sistema al recupero dell'equilibrio passato, disfunzionale perchè, prima o dopo, tornerà a promuovere in noi una certa sofferenza.

Interrompere il movimento dell'evoluzione della consapevolezza personale implica comunque uno sforzo e una sofferenza in quanto promuove l'assestarsi in un equilibrio di compromesso in cui il soggetto rischia di perdere la sua vitalità. Questo non accade solo in terapia ma nella vita di ognuno di noi, quando ci assestiamo e smettiamo di portare noi stessi in ciò che facciamo. Quando iniziamo a subire gli eventi della vita come fossero una pena da scontare. Quando smettiamo di ricercare nelle pieghe di questa esistenza noi stessi e il nostro senso…affidando il nostro benessere solo ad aspetti materiali e il desiderio ad emozioni fugaci ed estreme…

Scritto da

Dott. Luca Davide Pasquini

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