Recuperare la ex delusa

Inviata da Mario · 15 mar 2023 Terapia di coppia

Buongiorno. Sono un uomo di 48 anni e due mesi fa mi ha lasciato (lei ha quasi 1 anno più di me). Mi ha detto che non le arriva nulla di quello che dico di provare per lei, che non sono maturo, che non la capisco, che gli serve una persona che la trascini, che il rapporto non cresce, ... Queste frasi me le ha sempre ripetute da quando ci siamo conosciuti nel 2011 e in questi anni non ricordo una frase carina o un apprezzamento sul mio modo di essere (a parte un recente "oramai sei uno di casa"). Il nostro rapporto è sempre stato un tira e molla, non convivevamo e nè eravamo sposati e non si erano fatti progetti in tal senso. Ho sempre avuto difficoltà nel relazionarmi con lei, come avessi una sorta di freno che mi ha sempre impedito di essere con lei spontaneo. Il mio disagio nei suoi confronti sono dovuti a certi suoi comportamenti da sempre presenti: - definirmi amico di fronte alla comitiva ma poi per famiglia e parenti ero il compagno (a casa tutti mi stimavano e mi portavano in pianta di mano); - mi ha da sempre definito immaturo, incapace di capirla, infantile, incapace di mettermi nei panni degli altri, insicuro, ecc...; - Il giorno del matrimonio di un suo cugino lo scorso anno un parente gli chiese "è il tuo fidanzato?" e lei "quale fidanzato?"; - Lo scorso anno eravamo in auto fermi al semaforo quando vede un ragazzo in bici e dice "che tipo interessante" (giuro che per un secondo mi è passata l'idea di lasciarla a piedi); - Quando ero a casa da solo con lei, visto che ci si vedeva una volta o due a settimana, spesso passava il tempo a rispondere alle chat di scuola (lei insegna da circa 4 anni) e io stavo lì che mi ripetevo spesso "ma cha ci faccio qui?"); - Ultimamente mi ripeteva che aveva la testa oramai fusa e che non era in grado di prendere decisione su nulla e che dovevo essere io a decidere anche per lei. A me sto discorso non stava bene, se si è in due in due si deve decidere; - Mi ha accusato di non essere in grado di mettermi nei panni degli altri in quanto non sono capace di capire cosa voglio da me stesso; - Negli ultimi tempi mi accusava di cercare la sua approvazione (non mi sembra sbagliato cercare l'approvazione della propria donna, o no?) e che non la stimolassi abbastanza. Lei ha una situazione particolare a casa, deve occuparsi della madre che da anni ha problemi di salute (ha un fratello e una sorella ma se ne fregano). Io ho perso mio padre nel 1992 (avevo appena compiuto 18 anni) e poi l'unica mia sorella di 42 anni nel 2007. Da allora sono rimasto con mia madre, dovendomi sobbarcare ogni giorno la sua giustificata tristezza e negli ultimi anni i problemi legati all'età (ha 84 anni). E questo mi ha pesato tantissimo, non ho mai trovato la forza di andarmene di casa per non lasciarla da sola, cambiando anche il mio carattere e dando una mazzata al mio entusiasmo. Mi accusa di non comprendere il dolore degli altri e di essere lontano dalla realtà. Io sinceramente, anche per quello che mi è capitato, non credo mi si possa attribuire quanto detto da lei. Certo, vivere con un genitore anziano ti limita in tante cose, non hai quella libertà di prendere e partire per 15 gg, stai sempre in ansia; - Lei ha da sempre avuto rapporti difficili in famiglia, è in continua discussione con i loro componenti e spesso afferma di essere circondata di persone che non la capiscono; - In questi anni ha sempre addossato le colpe del nostro rapporto "fermo" su di me, mai una volta che l'abbia sentita dire "dipende anche da me". Io credo che un rapporto debba fondarsi sul rispetto reciproco, se una persona ti considera meno di niente e incapace di farla felice come si fa ad essere spontanei e propositivi? E non credo che le responsabilità siano quasi tutte additabili a uno dei due. Nell'ultimo incontro gli avevo proposto la convivenza credendo fosse un primo passo importante verso la concretizzazione del rapporto, ma nessuna reazione, nè positiva nè negativa. Poi ho provato a baciarla ma si è girata. Il giorno dopo l'ho invitata ad uscire e mi disse che non gli andava, poi alla fine mi sono ritrovato a parlare al telefono da solo. In questi 2 mesi esatti le non ho più provato nè a scrivere nè a chiamarla (nemmeno lei, che anzi non ha mai letto un mio messaggio e mi ha rifiutato due chiamate) ma nel frattempo ho riflettuto sulle mie responsabilità. Sicuramente mi sono messo spessissimo nella posizione che fosse lei a decidere dove andare e cosa fare, quando proponevo qualcosa c'era sempre da ridire e alla fine mi sono detto "fai decidere lei, tanto a me va bene perchè l'importante è che sia contenta lei", dando per scontato che andasse bene. Possibile non provi più un minimo di sentimento per me? Come si fa a cancellare dalla testa e dal cuore una persona? In questo momento sono assalito dai sensi di colpa, avrei dovuto sicuramente fare di più! Mi sta passando per la mente l'idea di inviarle una lettera (che magari potrei anche condividere con voi se volete) in cui riconosco le mie mancanze (ma vorrei farle notare anche le sue) più che altro per mettere definitivamente la parola fine dicendole ciò che di persona negli anni non sono stato in grado di dirle (mie responsabilità ma anche le sue). Tra l'altro ho il telecomando del cancello che vorrei rispedirgli. Che ne pensate?

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