Perchè lo chiamano "il secondo cervello"?

Inviata da Elena. 15 feb 2016 7 Risposte  · Disturbi psicosomatici

Che attinenza c'è tra la psiche e l'intestino e perchè alcuni l'hanno definito "il secondo cervello"?

Miglior risposta

Buonasera elena, è una bella domanda che comunque permette di entrare nella mentalità della psicosomatica.
Secondo tale disciplina i due organi: cervello e intestino pur svolgendo funzioni concettualmente differenti svolgono una funzione analoga che è quella di elaborare ciò che proviene dall'esterno. Il cervello elabora gli stimoli di tutti i tipi recepiti dagli apparati sensoriali in funzione di ciò che abbiamo memorizzato dalla nascita a tutt'oggi per produrre comportamenti colorati di emozioni. Mentre l'intestino elabora il cibo scindendole in sostanze nutritive. Ma questi due organi funzionano con una modalità caratteristica della personalità dell'individuo. Solitamente se una persona ha una mentalità ossessiva avrà quindi anche un modo ossessivo di digerire (controllato... sarà soggetto stipsi ad esempio e quindi a sviluppo emorroidi), ecco perchè una psicoterapia ad orientamento psicosomatico agendo sul modo di pensare agisce indirettamente anche sul funzionamento fisiologico degli organi analoghi corrispondenti.
un salutone
daniele

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Buongiorno Elena,
la domanda che pone è tutt’altro che semplice da spiegare in poche righe. Da sempre la pancia viene considerata la sede delle emozioni, e tale antica intuizione viene, per così dire convalidata dalle recenti scoperte neuroscientifiche (particolarmente rilevanti sono le teorizzazioni di Michael D. Gershon, fautore della teoria dei due cervelli). L’intestino, è comunemente definito il secondo cervello anche in ragione dell’elevato numero di neuroni (identici a quelli che possiamo trovare nel nostro cervello) che gestiscono le attività intestinali attraverso il sistema nervoso vegetativo. La psicologia ha lungamente adoperato la metafora intestinale, per sottolineare la stretta corrispondenza tra nutrimento alimentare e nutrimento psichico, entrambi necessari per la sopravvivenza del piccolo d’uomo. Attraverso il riconoscimento dell’unità mente-corpo, in cui il corpo rappresenta la manifestazione organica di ciò che avviene nella psiche, e viceversa, è possibile superare quel senso di frammentazione che genera ansia e quindi angoscia.
Ad ogni modo l’argomento è veramente molto complesso ed affascinante, ma potrà trovare diversi testi ed articoli che lo affrontano in maniera più specifica.
Cordiali saluti,
Studio Dr. Gramaglia

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29 FEB 2016

Logo Gramaglia Dr. Giancarlo Gramaglia Dr. Giancarlo

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Gentile Elena, una risposta interessante la trova nel testo "L'intestino felice" di Giulia Enders. Un cordiale saluto Teresa Daniela Anzelini

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23 FEB 2016

Logo Dott.ssa Teresa Daniela Anzelini Dott.ssa Teresa Daniela Anzelini

1 Risposta

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Gentile Elena, come vede anche dai commenti dei colleghi, ci sono molte risposte diverse a seconda della corrente teorica; alcune dicono cose simili con termini diversi, altre sottendono idee concettualmente diverse.

Da un punto di vista cognitivo comportamentale l'idea che l'intestino sia un "secondo cervello" è da intendersi come una metafora basata sul fatto che l'apparato digerente lavora con tale autonomia da sembrare autonomo rispetto al cervello; ma nessun sistema digestivo funziona senza un cervello che lo tiene "in vita", non esiste quindi un'elaborazione autonoma dell'intestino e l'intestino non funziona se separato dal cervello.

Questa metafora nasce dall'esperienza clinica che mostra come molti problemi alimentari non siano legati tanto a cosa si mangia, ma anche al come, quando e perché; tanto che pensare alla propria alimentazione possa comportare quasi un dialogo con un'altra persona con cui costruire un compromesso.

Tale meccanismo però non è valido solo per l'alimentazione. Anche se in modo meno evidente (senza un riscontro diretto sulla digestione o sui sintomi associati) anche in una psicoterapia si costruisce un dialogo interiore, cioè la capacità di conversare volontariamente con i pensieri e con l'emotività per rinegoziare le strategie in atto e costruire un nuovo modo di approcciarsi al quotidiano.

Spero di esserle stato di aiuto, non esiti a contattarmi per ulteriori dubbi.

Cordiali saluti.

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23 FEB 2016

Logo Studio di Psicologia Cognitiva e Sessuologia - Dr. Valerio Celletti Studio di Psicologia Cognitiva e Sessuologia - Dr. Valerio Celletti

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Gentile Elena,
allo stesso modo del cervello "superiore", l'intestino è chiamato "cervello inferiore o secondo cervello" perché a parte una certa somiglianza morfologica tra circonvoluzioni cerebrali ed anse intestinali, a fare da ponte tra i due organi vi è il nervo vago che trasporta informazioni dall'intestino al cervello.
Inoltre anche questo secondo cervello è dotato di un sistema nervoso detto "autonomo" ( plesso solare) fatto da una fitta rete di neuroni che ricevono e trasmettono al cervello segnali e stimoli reagendo ad ogni tipo di agente esterno, sensazione, stato d'animo, emozione o stress ma contemporaneamente è dotato di una sua autonomia per regolare le funzioni intestinali.
La mucosa intestinale è poi dotata di un vero e proprio sistema immunitario che difende dagli agenti esterni mettendo in atto le difese necessarie.
Particolarmente utile a questo scopo è anche la flora batterica intestinale (microbiota) che regola la digestione del cibo, l'assorbimento dei principi nutritivi, difende dagli agenti patogeni e produce ormoni.
L'argomento è complesso ma spero di esserle stato utile nel darle queste nozioni basilari.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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18 FEB 2016

Logo Dott. Gennaro Fiore Dott. Gennaro Fiore

5136 Risposte

14454 voti positivi

Cara Elena
la tua definizione deriva dall'antica Grecia dove gli antichi medici e sapienti, fin da allora, parlavano di tre anime nell'uomo: una nella testa, una nel cuore e una allo stomaco.
Il concetto poi si è evoluto.
Sicuramente la definizione di "secondo cervello" non è affatto azzardata o generica, ma corrisponde a dati di fatto.
Nel punto del corpo corrispondente più o meno alla bocca dello stomaco, è situato il Plesso Solare e Celiaco, che parte da una diramazione dell'11° ganglio nervoso dorsale Il plesso celiaco (in latino plexus coeliacus), o plesso solare (latino: plexus solaris), si trova nella parte addominale del corpo, esattamente sotto il diaframma, ventralmente al passaggio dell'aorta nel diaframma attraverso lo hiatus aorticus. Il plesso solare è un plesso simpatico: oltre al plesso celiaco è composto anche dal ganglio mesenterico craniale e dal plesso renale.
Questo plesso solare, di cui ancora non si conoscono esattamente tutte le funzioni è considerato come un "cervello cibernetico" che regola tutti gli organi addominali e preposto a tutte le funzioni di crescita e di sviluppo.
La materia è vastissima e affascinante.
Ricordo anche che pure nel sistema Yogico il Plesso Solare è conosciuto e corrisponde al terzo Chakra: Manipura.
Possiamo considerarlo la sede di riflessi psichici molto ancestrali però basilari per la sopravvivenza umana.
Anche nel Training Autogeno di J.H. Shultz abbiamo un esercizio specifico per il Plesso Solare, volto a regolare e ottimizzare tutte le importanti funzioni del sistema neurovegetativo.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

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18 FEB 2016

Logo Dott.ssa Silvana Ceccucci Dott.ssa Silvana Ceccucci

3084 Risposte

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Gentile Elena,
in due parole è molto limitante dare una spiegazione al tuo interrogativo. Posso dirti che se la ragione trova la sua collocazione nella testa, le emozioni e i moti affettivi trovano la loro collocazione nel cuore, la pancia viene considerata la sede dei sentimenti e dei desideri primitivi, da un lato infantili e dall'altro arcaici. Questo perché fin dalla nascita la pancia è collegata al cibo, alla nutrizione, al benessere o al malessere provocato dalla sazietà o dal vuoto. Durante la crescita il controllo degli sfinteri e, quindi, la defecazione diventa motivo di orgoglio, di possesso, del dare o del trattenere. Quando si è cresciuti non resta più niente a livello cosciente di questi percorsi, ma essi non si cancellano e rimangono a livello inconscio.Dar retta alla propria pancia significa ascoltare le proprie sensazioni, i propri sentimenti e i propri desideri che a volte possono non coincidere con il pensiero razionale.
Il discorso è molto più lungo e complesso, ci sono libri che trattano questi argomenti, potresti consultarli se desideri approfondire queste conoscenza
dott. Anna Ambiveri
psicologa-psicoterapeuta

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17 FEB 2016

Logo Dott.ssa Anna Ambiveri Dott.ssa Anna Ambiveri

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