Mio figlio Andrea di 10 anni si chiude spesso in se stesso e non ha amici

Inviata da Antonio · 7 ago 2015 Psicologia infantile

Sono Antonio il padre di due bambini, Andrea e Mirko. Da quando mia moglie è morta Andrea non mi parla più, forse perché sto poco tempo con lui, si chiude in se stesso, soprattutto a scuola. Non comunica con nessuno dei compagni di classe, invece con il suo fratellino più piccolo ha un bel rapporto, giocano sempre insieme, non litigano quasi mai e condividono tutto. Durante gli ultimi giorni di scuola le maestre di Andrea mi hanno raccontato che mio figlio ha grosse difficoltà relazionali dato che si mette sempre in disparte, non vuole interagire con gli altri ma ama molto studiare infatti vuole essere sempre interrogato e prende dei bellissimi voti soprattutto in italiano. Ho portato Andrea da uno psicologo per cercare di farlo sbloccare ma non è servito a niente perché ho notato che il suo rifiuto di comunicare con i suoi coetanei sta peggiorando sempre di più. Passa la maggior parte del tempo in bicicletta da solo oppure con suo fratello Mirko di otto anni per andare nel cortile dei nonni, dato che li c'è molto spazio per giocare e si divertono moltissimo insieme agli altri bambini un po' più piccoli di loro. Quello che non riesco a capire è perché mio figlio Andrea preferisce stare con i bimbi piccoli di età, sei e sette anni. L'ho portato da un altro psicologo e mi ha detto che potrebbe trattarsi di mutismo selettivo. Per favore aiutatemi a capire.

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Miglior risposta 8 AGO 2015

Salve Antonio,
sono piuttosto addolorata ed incuriosita dal fatto che si vadano a cercare delle interpretazioni e delle diagnosi in un caso dove immediatamente colpisce il cuore la situazione di lutto che il tuo bambino non riesce ad elaborare. Tu stesso nella domanda presenti un immediato dato di fondamentale importanza: gli dedichi poco tempo! La sua difesa più comprensibile è l'attaccamento al minimo di affettivo che gli rimane, il fratellino. Ti invito a riflettere nel considerare il vuoto che tuo figlio cerca di colmare con gli unici ed insufficienti mezzi che ha disposizione. Sono assolutamente d'accordo con la collega che ti suggerisce di rivolgerti ad un Centro di Consulenza Familiare dal quale sicuramente otterrai l'aiuto che cerchi. Resto a disposizione per eventuali ed ulteriori chiarimenti
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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11 AGO 2015

Buongiorno,
aiutare un bambino che ha perso la mamma è difficile per chiunque, ancora di più per lei che è il padre ed era il marito. Avete bisogno tutti e 3 di un supporto, anche il fratello più piccolo. Cercate nella vostra zona, anche un consultorio per la famiglia, in modo da ricevere un aiuto professionale. Consideri anche l'idea di sostenere Andrea proponendogli un'attiva che a lui piace, come il ciclismo, potrebbe essere un modo per conoscere amici nuovi, di età diverse e creare un nuovo ambiente di relazioni.
L. MOSCHIN

Dott.ssa Moschin Lisetta Psicologo a Samarate

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11 AGO 2015

Credo che suo figlio Andrea stia rifiutando la perdita della madre e sta reagendo a modo suo. per fortuna ha conservato un buon canale comunicativo con il fratello e quindi privilegia i rapporti con bambini più piccoli di lui. Oltre ad una diagnosi, lei come padre e unico genitore, ha bisogno di un aiuto non solo per capire, quanto per intervenire e sbloccare le difficoltà relazionale e comunicative di Andrea. Le suggerisco di dedicare a suo figlio del tempo esclusivo: cerchi di organizzare delle semplici attività, per es. 1/2 ore al parco, qualche giro in bicicletta, la spesa al supemarket, un gelato, una breve camminata con suo figlio Andrea, lasciando il fratello da qualcuno, in modo tale che Andrea percepisca e goda di un tempo esclusi vo con suo padre. Durante queste attività che vi vedranno insieme, parli con lui, all'inizio non avrà forse lunghi dialoghi, un po' alla volta riuscirà ad aprire un varco nel mondo di Andrea, a fargli capire che se ha perso la mamma, può contare sul papà, che gli dedica del tempo e con cui potrà condividere delle esperienze, semplici ma importanti per sentirsi amati, curati, speciali agli occhi di qualcuno.

M. Piera Nicoletti Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Pordenone

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10 AGO 2015

Signor Antonio,
dal suo racconto non riesco a comprendere se suo figlio prima della morte della madre parlasse oppure no...e se si, da quanto tempo non parla? Inoltre le terapie a volte necessitano di anni prima di ottenere risultati. Si potrebbe pensare ad una terapia familiare per capire il senso di questo mutismo.

Dott.ssa Ambu carla

Dott.ssa Ambu Carla Psicologo a Sanluri

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9 AGO 2015

Caro Antonio,
lei descrive in sintesi le difficoltà che sta vivendo Andrea a seguito del grave lutto ma non dice nulla su come lo sta vivendo lei stesso e l'altro bambino. Nemmeno dice che lavoro fa e quali spazi di tempo ha liberi da poter dedicare ai suoi figli.
In genere sono le madri che hanno più possibilità di tempo da dedicare all'educazione emotivo-affettiva dei figli piccoli per cui si capisce che per un bambino la perdita della figura materna può essere devastante forse anche più di quella paterna.
A mio parere, prima di chiedere aiuto per suo figlio, lei dovrebbe chiedere un valido sostegno psicologico per se stesso; avrebbe così la possibilità di essere aiutato ad elaborare il suo personale lutto e a relazionarsi con continuità nel migliore dei modi possibili con entrambi i suoi bambini.
Il fatto che Andrea interagisca meglio con bambini più piccoli di età ( incluso il fratello ) potrebbe esprimere al contempo sfiducia nei confronti dei grandi e protezione nei confronti dei più piccoli.
Molta cautela ed attenzione occorrerà anche nel caso che lei in futuro, come vedovo e padre di due bambini, voglia avere una nuova relazione sentimentale.
Caro Antonio, la sua è una situazione triste e commovente ma per i figli e per se stesso deve continuare a fare di tutto per superare questo periodo difficile.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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7 AGO 2015

Buonasera Antonio, condivido con la collega e comprendo la preoccupazione per suo figlio, per il quale si sta impegnando in ogni modo al fine di farlo stare meglio. E' difficile con così pochi elementi fare delle ipotesi perché possono essere davvero infinite. Piuttosto mi viene in mente un suggerimento per lei: potrebbe provare a rivolgersi ad uno Psicoterapeuta ad orientamento familiare, in modo da fare qualche incontro congiunto tra lei, i suoi figli e il terapeuta. Questo potrebbe sbloccare qualcosa attraverso alcune attività, ad esempio il disegno congiunto tra di voi o il gioco. Gli incontri familiari servirebbero anche a mandare un messaggio diverso ad Andrea, ovvero che non è lui quello "sbagliato", ma che tutti insieme vi state impegnando per stare meglio, creando dei momenti positivi di condivisione e di aiuto. Il suo interesse verso i suoi figli è un ottimo punto di inizio, continui così anche se immagino che la situazione sia molto dolorosa per lei.
Cordiali saluti
dott.ssa Alessandra Borboni

Dott.ssa Alessandra Borboni Psicologo a Desenzano del Garda

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7 AGO 2015

Buongiorno Antonio, dalle sue parole capisco chiaramente che lei è molto preoccupato per suo figlio e non comprende quello che gli sta accadendo, mi sento di dirle, però, che si sta muovendo nella direzione giusta: sta chiedendo aiuto a professionisti per evitare che il disagio e le difficoltà del suo bambino aumentino. Potrebbe frequentare amici più piccoli di lui, non relazionandosi, invece, con i suoi coetanei, per diversi motivi: perchè si sente rassicurato dalla presenza del fratello o perchè l' interazione con bambini più piccoli gli risulta più semplice e quindi preferibile; potrebbe evitare le interazioni in ambito scolastico perchè ha subito un torto da qualcuno (anche di lieve entità, ma che è stato vissuto dal bambino come traumatico) oppure perchè non riesce ad inserirsi nelle dinamiche relazionali del gruppo classe (non condivide i loro interessi, non possiede le abilità sociali necessarie... ). Rispetto all' ipotesi di mutismo selettivo formulata dal collega mi sento di dirle che è necessario considerare se il bambino ha un totale rifiuto di esprimersi oralmente nel contesto scolastico, mentre lo fa liberamente fuori da tale contesto. Solitamente i bambini con mutismo selettivo (se non c'è un' ansia sociale in comorbidità) amano stare con gli altri e non rifiutano il contesto sociale, ma non utilizzano il canale verbale per esprimersi. Potrebbe ritagliarsi una giornata per stare da solo con suo figlio, magari facendo qualcosa che ad Andrea piace molto, e cogliere l' occasione per chiedergli come mai a scuola si chiude così in sè stesso, ribadendo che gli sta facendo quelle domande perchè gli dispiace tanto per lui e vorrebbe aiutarlo ad essere più sereno. E' importante che ripeta che non lo sta colpevolizzando, ma si sta impegnando per far sì che lui stia meglio. La cosa più importante, però, è che lei si confronti con lo psicologo che sta seguendo suo figlio: se no ha compreso o non è d' accordo con la diagnosi lo esprima chiaramente e, se lo ritiene opportuno, richieda che vengano definiti degli obiettivi di lavoro che siano specifici e raggiungibili, ma soprattutto condivisi tra lei in quanto genitore, il professionista ed il bambino.
Le faccio i miei migliori auguri

resto a disposizione

saluti

dott.ssa Linda Mannori

Dott.ssa Linda Mannori Psicologo a Sarzana

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