Andare avanti con la propria vita dopo una forte delusione affettiva

Inviata da Alba tramonto · 11 dic 2020

Buonasera, o notte dato l'orario, non saprei da dove cominciare per cui cercherò di riassumere il più possibile.
A 19 anni conobbi un ragazzo di 24 ad una festa di compleanno, per un mese lui mi cerco chiamando i miei amici e si cominciò ad uscire con noi solo per potermi vedere ed alla fine inizziamo una relazione; relazione che dopo 6 anni bellissimi, intensi, di condivisione, di realizzazione lavorativa e personale e, soprattutto di amore, ci hanno portato a decidere di comprare casa insieme ed andare a convivere. Con la convivenza arrivano i primi problemi, lui dopo il lavoro esce spesso con gli amici ed il più delle volte non tornava per cena e nemmeno avvisava, cominciano le prime discussioni ma ingenuamente penso che faccia così perché vuole divertirsi finché siamo solo io e lui ( e questo era anche ciò che sosteneva lui), decidiamo di avere un figlio e lui promette che a quel punto "avrebbe messo la testa a posto", il mese dopo il test di gravidanza è positivo. Da quel momento, ciò che avrebbe dovuto essere la coronazione del nostro amore si è trasformato in un inferno, io che mi divido tra il mio lavoro e la casa, lui lavora e dopo esce con gli amici, mentre io sto sempre sola in casa (spesso andavo dai miei genitori o uscivo con le amiche, non ero mai realmente sola, ma era lui che non c'era). Comincia a tornare sempre più tardi, anche alle 3 di notte nonostante il giorno dopo dovesse lavorare. Poi, insospettita dai prelievi bancari ravvicinati ed in orari notturni comincio a domandare con insistenza e, al 5° mese di gravidanza scopro che fa uso di cocaina (saltuario) e abuso di alcol. Interrompo la relazione, ma un mese dopo mi prega di tornare insieme promettendo che avrebbe smesso con tutto, decido di credergli e torniamo a convinvere. Dopo il parto mi rendo conto che non è migliorato e decido di chiamare un centro per le tossico dipendenze ma viene da loro spostato presso un centro per alcool dipendenze, in quando risulta avesse già smesso con la cocaina (che almeno per questa parte si rilevò esser stata solo una breve, ignobile, parentesi) va a due incontri e smette di frequentare ma non di bere per cui chiudo la relazione. A quel punto mio figlio aveva 6 mesi, il rapporto col padre si interrompe, cominciano le liti, lui non vuole vedere il figlio perché si rende conto che dal baratro in cui si trova potrebbe solo danneggiarlo, ma al tempo stesso per 1 anno continuò a pregarmi di tornare insieme e io gli continuavo a dire che avevo provato ad aiutarlo per tutto un anno ma che se lui rifiutava il percorso di cura proposto dal centro riabilitativo, io non potevo tenerlo in casa a contatto con il bimbo. Così fu, mio figlio cresce sereno, tra nido dove passa quasi tutta la giornata mentre io lavoro e a casa solo io e lui. In questo periodo il mio ex degenera, ma decide di farsi ricoverare in una clinica dove stette 40 giorni. Esce, è pulito, in quel periodo ci sentimmo telefonicamente tutti i giorni e decidiamo di riprovarci, in fondo ci siamo sempre amati molto, se lui ha affrontato i suoi demoni perché non perdonarlo? Dopo 1 settimana lui ha una forte ricaduta, io mi sento terrorizzata, mi sento una madre orribile per aver concesso ad un alcolizzato, seppur in cura, di tornare a vivere con noi, mi dico che quell'uomo non è colui che amavo, non è più il gran lavoratore, dalle sane abitudini, che ama stare in mezzo alla natura, che conoscevo, è un uomo che gli assomiglia ma non è lui è tronco la relazioni. Lui rifiuta di andare via di casa ed io torno con il piccolo dai miei genitori, per un mese mi chiama, sempre ubriaco, minacciando il suicidio se non fossi tornata con lui, cerco di essere categorica con lui e gli dico che deve curarsi per poter fare il padre ma che tra noi è finita. La sua reazione è stata quella di scappare a casa di un amicizia maturata nel periodo in cui era stato in clinica, ma prima di farlo decidere a devastate casa nostra. Al mio rientro la casa ha i muri danneggiati, un tavolo scritto con l'indelebile (insulti verso di me), il forno con il vetro rotto, birra e mozziconi di sigaretta a terra, culla che era rimasta a casa rotto, armadio rotto, un muro in cartongesso sfondato. Comincio ad odiarlo e per un mese non riesco ad entrare in casa, mi sentivo persa, non poteva essere vero, non stava succedendo a me, l'uomo che avevo amato per quasi 9 anni mi stava devastando la vita, mi aveva abbandonata in gravidanza ( si, perché avrò anche interrotto io la relazione, ma per una sua colpa grave) e non era più la persona che conoscevo, nemmeno lontanamente. È un duro colpo per tutti, che si chiedono come una persona splendida come lui posso ridursi cosi. Passano dei mesi e casualmente entrambi iniziamo nuove relazioni, lui con una ragazza conosciuta in clinica io con un uomo meraviglioso, che non fuma, non beve, non si droga, acculturato, dolce, gentile, responsabile, che non ama la vita mondana e predilige stare a casa a guardare un film, o visitare luoghi d'arte, montagne, laghi e mari, in più mi ama e vuole avere una vita con me e mio figlio ( la relazione ovviamente sta procedendo con le dovute cautele nei confronti del bimbo). Nel frattempo la relazione tra il mio ex e la sua nuova fiamma termina e pochi mesi dopo decidere di tornare in clinica giurando di non bere mai più, perché, a suo dire, ora si rende conto di aver perso l'amore della sua vita e la possibilità di vivere con suo figlio. Dal canto mio non riesco a lasciarmi andare col mio attuale ragazzo (fidanzato?), Sono spesso fredda, distaccata, non mi importa se non lo sento, ma quando sto fisicamente con lui mi sento in pace, mi sento amata, protetta, completa. Il senso di distanza lo percepisco solo quando non sono con lui. Al tempo stesso sento ancora l'amaro in bocca per la fine della precedente relazione e spesso mi ritrovo a piangere mentre guardo le foto del mio ex e penso "avresti dovuto restarmi, restarci, accanto tutta la vita" e sento che è questo pensiero che non mi permette di vivere a pieno la nuova relazione. Il mio ex è nuovamente in clinica, dice che ora non berrà mai più e che si pente di tutto ma che è consapevole di non poter tornare indietro. Io sento che nel profondo amo ancora il mio ex ma so anche che NON POSSO tornare con lui, non dopo il male che ci ha fatto e non posso rischiare di perdere il mio attuale ragazzo, che non farebbe mai ciò che ha fatto Lui, per darne un ennesima possibilità a chi non la merita col rischio di soffrire ancora e attirare le ire dei miei genitori e amici che mi sono stati vicini nei monumenti buii. Eppure io e il mio ex ci stiamo sentendo ogni giorno, gli parlo di nostro figlio, del lavoro, del mio ragazzo, lui mi parla del suo percorso, dei suoi errori e dei suoi progetti verso la redenzione. Dentro di me sento che tutto ciò è sbagliato, nei confronti del mio attuale ragazzo e nei confronti del mio ex che rischia di illudersi. Amo il mio ex ( o meglio, amo il ricordo di ciò che eravamo e di ciò che saremmo potuti essere), ma non tornerei mai con lui, voglio andare avanti con la mia vita, senza di lui e con la possibilità di amare di nuovo

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Miglior risposta 12 DIC 2020

Gentile Alba tramonto, dalla sua lettera arrivano molti stati emotivi contrastanti. E di fatto è un po' come se le sue emozioni fossero state messe sulle montagne russe.
Ogni emozione lascia una traccia nella nostra memoria e quando qualcosa ce la fa ricordare è come mettere un piede nel passato. Questo ci confonde.
Le suggerisco di valutare di intraprendere un percorso per fare ordine e chiarezza tra passato e presente. Ascoltarsi profondamente e chiarirsi su tutti i suoi sentimenti potrebbe aiutarla molto.
Sebbene tutti gli approcci siano validissimi, le suggerisco di considerare l'approccio EMDR (c'è un sito in italiano) che per queste difficoltà si rivela molto utile. In ogni caso, ribadisco, qualsiasi approccio va bene.
Un saluto, Luisa Fossati

Dott.ssa Luisa Fossati Psicologo a Firenze

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