La mia vita non ha senso. Aiuto

Inviata da Adele · 22 ott 2017 Depressione

Buonasera, sono una ragazza di 29 anni e negli ultimi mesi sento di essere definitivamente crollata. Cercherò di spiegare al meglio e con la massima sincerità la mia situazione e gli avvenimenti che, almeno secondo me, mi hanno portata a vivere questa realtà. I miei genitori si sono separati la prima volta quando io avevo otto anni e mio fratello appena uno. Mio padre aveva un'amante. Mia madre era giovane, è caduta in una forte depressione di cui soffre tutt'ora. Ha deciso di non avere più nessuno vicino ed ha dedicato tutta la vita a me e mio fratello. È stata la persona in assoluto che mi ha dato di più, e dove ha mancato certamente non è stato per cattiveria nei miei confronti. Non ha mai cercato di farci odiare nostro padre. Anzi ha sempre fatto di tutto per farci mantenere con lui un rapporto saldo; lui da parte sua invece ha sempre fatto solo il minimo e pensato prima di tutto al suo interesse. Dopo la prima separazione sono passata dall'essere una bambina sana, sveglia e gioviale, ad essere insicura e ipersensibile. Sono ingrassata molto. I miei coetanei hanno iniziato ad escludermi ed a prendermi in giro per il mio aumento di peso. Ne ho sofferto molto. E ne ha sofferto il modo in cui vivevo i rapporti umani. Non mi sono mai sentita ben voluta dai miei compagni. A scuola ho sempre avuto un ottimo rendimento. Tutti gli adulti hanno sempre affermato che da donna avrei fatto grandi cose. Maestre e professori mi hanno sempre incoraggiata ed ho sempre creduto che sarei riuscita ad ottenere qualcosa nella vita. Una volta alle superiori la situazione non è migliorata. Sono dimagrita ma è subentrata l'acne. Hanno continuato a prendermi in giro, ad escludermi. Io ho iniziato ad avere un atteggiamento più aggressivo. Mi sono fatta forza e ho reagito a chi mi attaccava rispondendo a tono. Non cedendo. O almeno non dando la soddisfazione di vedermi sopraffatta. Anche se dentro vivevo una tristezza ed insicurezza immensa. A 16 anni molte cose sono cambiate. Sono sbocciata, sono diventata oggettivamente una bella ragazza. La gente ha cominciato ad apprezzarmi di più solo per questo piccolo dettaglio. Ho cominciato a ricevere delle attenzioni dai miei coetanei che prima sembravano fantascienza. Ho avuto il primo fidanzato e mio padre è tornato a casa. Poteva essere tutto bellissimo. E invece la situazione è peggiorata. Per me mio padre era un intruso. Improvvisamente aveva voce in capitolo sulle mie faccende e mia madre lo ha sempre assecondato. Non potevo uscire liberamente, non potevo voler bei vestiti, non potevo stare in casa mia in pace. Dovevo accontentarmi sempre. Le mie richieste erano sempre considerate bizze. Dall'altro lato hanno sommerso mio fratello di attenzioni. Lo seguivano nello sport, lo incoraggiavano. Gli compravano tutti i vestiti e gli accessori che voleva. Questo perché credo si sentissero più in colpa con lui che con me. Anche lui ha sofferto molto. E credo che abbiano sempre pensato che, data la mia presunta intelligenza sopra la media, io avessi bisogno di meno attenzioni e aiuti. Me ne sono convinta anche io. Ho iniziato quindi a lavorare nell'attività di mio padre a 17 anni. Per avere indipendenza e per permettermi da sola quello che mi veniva negato. Nel frattempo ho finito gli studi al liceo e mi sono iscritta all'università. Sempre lavorando, sia da mio padre sia con altri datori di lavoro. Mi sono sempre pagata tutto da sola. Anche gli studi. Non ho mai chiesto un soldo a nessuno. Anzi spesso sono stata io a darne agli altri. Soprattutto a mio fratello. Mi ha sempre fatto piacere dargli la sicurezza di potersi affidare a me più che a chiunque altro. e quindi ero felice di potergli dare i soldi per la pizza o per la benzina. (Lo faccio tutt'ora). Ero felice di dare a lui un punto di riferimento in più rispetto a quelli che avevo io. Chiaramente non solo economicamente ma soprattutto moralmente. Il mio primo fidanzamento è durato tre anni. L'ho lasciato io quando ho compiuto 20 anni. Venne fuori che solo negli ultimi mesi di relazione lui aveva cominciato sinceramente a volermi bene. Prima era solo un gioco. Non l'ho sopportato. Questa sua confessione mi ha fatto crollare completamente qualsiasi desiderio di continuare la storia. Dopo sei mesi ho conosciuto il mio attuale compagno, di 6 anni più grande di me, e con cui sto insieme da 9 anni. Ho continuato a lavorare e studiare vivendo con i miei per un paio di anni. Poi mio padre se ne è andato di nuovo. Nuova amante. Stavolta mia collega. È stato un incubo. Per cocciutaggine ho voluto mantenere il lavoro. Sono rimasta anche quando mio padre mi ha battuto la testa nel muro perché mi ero permessa di dirgli di farsi gli affari suoi. Sono rimasta anche quando la strega che se lo portava a letto mi mobbizzava su tutti i fronti. Mio padre ha sempre difeso lei e non me. Immagino perché fare il contrario sarebbe stata un'ammissione di colpa, e io non l'ho mai sentito ammettere un errore o scusarsi. Alla fine sono crollata. Ho mantenuto il lavoro ma lasciato gli studi. Sono andata a convivere ma non ho minimamente goduto della novità. Ho cominciato a passare le mie giornate sul divano se non dovevo andare a lavoro. Il mio compagno mi è stato molto vicino e lo fa tutt'ora. Anche lui non ha avuto una vita facile e mi ha sempre capita. Purtroppo anche lui è una persona molto fragile e non ha potuto assecondarmi in tutto. Ma non gliene faccio una colpa. Ho rivisto la luce quando ho ripreso gli studi. A 26 anni ho superato il test per Medicina e Chirurgia. Ho superato il primo sbarramento, ho passato tutti gli esami al primo colpo anche se non sempre con risultati brillanti. Mi sentivo felice. Avevo un obiettivo. Vivevo per quello. Ho continuato a lavorare ma purtroppo mio padre non ha mai voluto farmi un contratto a tempo indeterminato e quindi ho cercato altrove, poiché mi ero resa conto che con i turni che facevo (anche di 15 ore) avrei sacrificato troppo ed in maniera irreparabile lo studio. Sul lavoro sono sempre stata ben voluta e apprezzata ed infatti non c'è voluto molto perché un conoscente mi proponesse un posto. Avrei dovuto affiancare uno dei suoi soci nell'apertura di un nuovo locale. Ero al settimo cielo. Mi avevano garantito paga e orari che mi avrebbero permesso di proseguire con serenità gli studi. Invece mi hanno truffata. Dopo i primi due mesi di prova mi hanno proposto un contratto di apprendistato part-Time a 24 ore in una mansione che non rispecchiava il mio vero ruolo nell'attività. Per risparmiare. L'ho accettato credendo nella buona fede di chi me lo ha proposto. Ma ho sbagliato. Mi hanno imposto solo turni di mattina. Non mi hanno mai fatto fare le ore promesse. Ho riscosso una miseria per sette mesi. Ho perso un semestre. Ho perso il primo tirocinio importante. Allora mi sono fatta sentire. Ho fatto presente loro la loro cattiva condotta nei miei confronti. Questo ha attirato su di me le antipatie del socio con cui lavoravo direttamente a contatto. Di nuovo mobbing. Di nuovo ogni giorno con il terrore delle cattiverie che mi sarebbero state inflitte. Quando è arrivato a minacciarmi apertamente sono letteralmente scappata dal posto di lavoro. Completamente in crisi sono stata portata dal mio dottore. Mi ha messa in malattia. Il mio capo ha rincarato la dose mandandomi una lettera di richiamo. Ora siamo per avvocati e il mio stato di malattia si sta trascinando da agosto. Mi sono sentita persa ma il mio compagno mi ha fatto notare che forse era arrivato il momento di chiedere un aiuto alla mia famiglia. Magari mi avrebbero permesso di dedicarmi un annetto solamente allo studio e io avrei potuto svolgere un lavoro meno impegnativo e dedicarmi di più all'università. Alla fine a mio fratello lo hanno permesso. Non ha mai lavorato, sta studiando all'università, esce con gli amici, va in vacanza... Mi son fatta coraggio e ho chiesto aiuto a mio padre. Mi ha detto che sono affari miei. Che dovevo pensarci prima. Che purtroppo per la "gente come noi" va così. Che devo cercarmi un altro lavoro, magari un bel concorso, per poter continuare a studiare. Ora penso a tutto quello che ho fatto e non ne trovo il senso. Mi sono sempre accanita per spuntarla e dimostrare di farcela per cosa? Preferirei non essere al mondo. L'unico motivo per il quale non mi butto da un ponte è per non far soffrire chi mi vuol bene. Ma io non vedo soluzione. La laurea sta diventando sempre più un miraggio. Sarò sempre una pezzente a cui neanche il padre vorrà dare un lavoro fisso. Non sopporto più l'idea di impegnarmi per essere di nuovo trattata come uno straccio. Tutti i miei sforzi mi hanno portata a niente. Chi vuole aiutarmi non può e chi dovrebbe non vuole. Non ho mai ricevuto cure psichiatriche di nessun tipo, ne da bambina ne da adulta. A dir la verità mi fa paura. Ho paura che mi dicano che ho qualcosa che non va seriamente. Ho paura di diventare dipendente dai farmaci. Ho paura di perdere tutto quello che ho costruito dentro di me per colpa di una qualche sentenza che insinui una patologia psichiatrica. Non so cosa fare. Piango e basta ininterrottamente da due mesi.

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Miglior risposta 23 OTT 2017

Cara Adele,
ciò che hai scritto mi ha fatto riflettere molto sulle difficoltà che hai dovuto affrontare nella tua vita e nelle enormi responsabilità che senti di esserti presa per te stessa e soprattutto nei confronti di tuo fratello. Il rapporto con tuo padre sembra essere un fulcro fondamentale intorno al quale ruotano tante tue preoccupazioni e dal quale nascono molti stati d'animo negativi.
Trovo comunque che tu sia una ragazza ricca di risorse, che non si arrende di fronte a nulla, ma a volte è necessario fermarsi per poter vivere un disagio interiore che spesso si tende a soffocare.
Non aver paura di chiedere aiuto perchè non è detto che tu debba assumere dei farmaci, ma credo che possa essere utile per te in questo momento poter lavorare maggiormente su te stessa ed affidarti a qualche professionista che ti possa guidare.
Ti auguro di ritrovare un pò di serenità.
Dott.ssa Tania Signorile - Roma

Dott.ssa Tania Signorile Psicologo a Roma

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23 OTT 2017

Cara Adele,
quanta sofferenza e che dolore profondo.
Tenace e determinata. Una vita tutta in salita a combattere contro le proprie sofferenze e anon chiedere aiuto.
Ora è il tempo di combattere con strategia, con dolcezza e amore verso se stessa, con l'obiettivo unico di salvaguardarsi, di tutelare le proprie risorse psicologiche, emotive, affettive e fisiche.
Ha a fianco una persona che la ama sinceramente.
Nulla è perduto, e' necessario raccogliere tutto e ripartire con più consapevolezza e, ripeto, con la tutela di se'.
Proteggersi non è incompatibile con l'amaro il prossimo.
Le consiglio di farsi supportare psicologicamente in questo periodo, la aiuterà a comprendere meglio che non è' tutto finito.

Un intenso augurio.

Dott.ssa Paola De Marco

Dott.ssa Paola De Marco Psicologo a Mestre

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23 OTT 2017

Gentile Adele,
il suo scritto comunica molto dolore ma contemporaneamente molta forza e capacità. L'attuale è un periodo di sconforto che probabilmente necessita dell'aiuto di uno psicoterapeuta per essere superato.
Tengo a precisare che lo psicoterapeuta non è uno psichiatra, non può ( né vuole ) somministrare farmaci, è un professionista che l'aiuta a chiarire le origini remote del suo disagio attuale. Lei ha descritto con dovizia di particolari la sua esperienza ( e forse già l'aver scritto le ha dato un po' di sollievo). Ora mi sembra che potrebbe cominciare a cercare uno professionista esperto ( da scegliere fra gli psicoterapeuti iscritti all'ordine degli psicologi della sua regione, magari privilegiando che offre il primo colloquio gratuito in modo da consultare più specialisti e scegliere quella/o con la/il quale si sente più in sintonia). Certo ha anche il problema del lavoro condicio sine qua non per continuare l'università, ma una volta che abbia superato questa difficilissima fase potrà ricominciare o cominciare ad avere una vita serena e ricca di soddisfazioni.
Augurandole ogni bene la saluto.
Susanna Bertini Torino

Dott.ssa Susanna Bertini Psicologo a Torino

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