Il mio terapeuta mi racconta quello che i suoi pazienti gli rivelano?

Inviata da Loki il 6 feb 2015 Orientamento professionale

Ho un rapporto meraviglioso con lui, mi ha sempre detto che tra noi c'è più che un rapporto terapeutico. Ogni tanto però mi racconta fatti davvero molto privati e personali degli altri pazienti che incontro in sala d'attesa. A me non farebbe piacere se qualcuno di cui mi fido e che pago per ascoltarmi e consigliarmi spifferasse i miei segreti a qualcun altro. Chiaramente io mi tengo le cose per me, non sono una spia, però non è troppo corretto e io sono una persona che tiene molto all'onestà... Cosa dovrei fare per agire correttamente nel rispetto di tutti?

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Gentile Sara,
voglio sperare che il suo terapeuta si limiti a portare degli esempi di sintomi o psicopatologie tratti dalla sua esperienza clinica senza riferire alcuna cosa che possa portare ad identificare i soggetti a cui si riferiscono, altrimenti ciò costituisce una grave violazione del segreto professionale ed una grave scorrettezza deontologica.
Quanto al fatto che questo terapeuta le dica che con lei c'è più del normale rapporto terapeutico si dovrebbe capire meglio cosa si deve intendere ma questo forse potrebbe meglio saperlo lei stessa.
Se lei è consapevole, come dice, che questo modo di fare non è troppo corretto non capisco poi come può definire meraviglioso il rapporto terapeuta-paziente che intrattiene con lui.
Con questi comportamenti qualsiasi psicoterapeuta deve fare molta attenzione perchè prima di ogni altra cosa si gioca la credibilità professionale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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buon giorno,
anch'io credo che il comportamento del suo terapeuta non è ne professionale ne corretto. intanto perchè il segreto professionale è una delle prime indicazioni da seguire da un professionista come lui.... secondo perchè la relazione amicale è tutt'altra cosa dal rapport terapeutico.
Spero di esserle stata utile
Dott.ssa Verusca Gorello
Psicologa Psicoterapeuta.

Dott.ssa Verusca Gorello Psicologo a Roma

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Gentile Sara
diciamo che le "scorrettezze" sono due e anche collegate tra loro.
Allora, intanto il dire che tra voi c'è un rapporto che "è più di un rapporto terapeutico" significa mettere in campo delle ambiguità che non portano da nessuna parte (terapeuticamente parlando) e che sembrano un poco sconfinare dalla correttezza dell'agire verbale in quanto professionista della psiche; ci vorrebbe più cautela.
Seconda cosa cercare questa complicità con forme che assomigliano molto al "pettegolezzo" sui clienti-pazienti in sala d'attesa è davvero di un impressionante cattivo gusto che non sò dire.
Lei è, giustamente costernata, dal considerare che questo elemento ha un retrogusto amaro.
Davvero penso che qui il "meravigloso rapporto" col suo analista abbia subito un duro colpo.
E' necessario che lei esprima chiaramente a lui il suo disappunto e ..sarebbe il caso che tutta la relazione terapeutica sia ricondotta a correttezza essenziale .
Altrimenti si cambia terapeuta!
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Cara Sara,
non mi è chiaro se il suo terapeuta nel raccontarle di altri pazienti lo faccia nel tentativo di farle degli esempi oppure se come lo scritto riportato insinua per lei è possibile senza ombra di dubbio capire e ricollocare i fatti alle persone fisiche che lei incontra in sala d'attesa. Sono due situazioni ben diverse. Si possono fare esempi di situazioni senza per questo farle risalire in alcun modo alla persona che le ha raccontate. Rifletta bene su quanto accade e francamente se io avessi il dubbio che quanto racconto o confido anche solo ad un amico venisse riportato ad altri per me diventerebbe solo un motivo per negare la mia amicizia, figuriamoci se questo accadesse con un terapeuta.
Auguri per le sue future scelte e decisioni.
Dott.ssa Anna Pastore psicologa-psicoterapeuta

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Gentile Sara,
Le domande che si pone sono più che legittime. L'atteggiamento del terapeuta giustamente la confonde, è come se lui volesse dimostrare che il vostro non è, come anche scrive lei, solo un rapporto terapeutico. Sono convinta che una relazione di cura possa funzionare nel setting giusto, basandosi su fiducia e su regole deontologiche molto chiare. Credo che lei possa autorizzare se stessa ad affrontare la questione con il suo terapeuta.
Cordiali saluti

Dr.ssa Mara Gallo - Psicologa Psicologo a Torino

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Gentilissima Sara,
e' preoccupante quanto lei scrive. La inviterei a chiarire la sua posizione col suo terapeuta, come ci si puo' fidare di chi viola la piu' importante delle regole del setting terapeutico? Credo le sarebbe anche utile riflettere sul tipo di rapporto che si e' creato col terapeuta, poiche' dalle sue parole traspare un coinvolgimento diverso da quello di ascolto e cura che dovrebbe esserne alla base.
Cordiali saluti

Dott.ssa Guarino Daniela Psicologo a Aversa

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Gent.ma Sara,
le cose che lei dice sono così inverosimili e bizzarre che nulla hanno a che vedere con un setting terapeutico. Direi comunque che la mancanza di correttezza va oltre il setting, quello che lei descrive è scorretto sempre.

Studio Medico Psicoterapeutico e Psicoanalitico Psicologo a Milano

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Cara Sara, intanto non è deontologicamente corretto questo comportamento del terapeuta che va a spifferare i fatti privati dei pazienti ai pazienti stessi. Tra l'altro cosa intendi per "più di un rapporto terapeutico". Il vostro rapporto terapeutico sta forse prendendo un'altra piega? ci sono un po'di punti controversi che mi danno a che pensare che non ci sia molta professionalità nella vostra terapia e ti invito a riflettere sul da farsi, sul confrontarti con lui su questi aspetti e su come proseguire, se con lui o con un altro terapeuta che rispetti un po' di più le regole etiche della professione.
Dott.ssa Cinzia Marzero

Dott.ssa Cinzia Marzero Psicologa-Psicoterapeuta Psicologo a Moncalieri

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Ciao Sara,
quello che dici potrebbe essere accettabile soltanto se il terapeuta ti raccontasse le sue esperienze non collegate a figure note, come stimolo per una tua collaborazione più impegnata e profonda. Purtroppo, se utilizza faccende relative a persone che tu, conosci, cambia tutto ed io stessa, pur rispettando le strategie del collega rimango perplessa ed incuriosita. Visto che io non posso farlo, perché non gli chiedi una spiegazione tu? E' un tuo diritto e magari un suo chiarimento potrebbe essere risolutivo per uscire da questo strano rapporto.Non perdere tempo prezioso!
Dottssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Salve Sara,
le consiglio di parlarne con lui e fargli capire che si trova in difficotlà nel sapere particolari intimi di persone che incontra nel suo stesso studio. Probabilmente il suo terapeuta saprà darle una spiegazione del suo comportamento.
Cordiali saluti
Dott. Monno

Dott. Alessandro Monno Psicologo a Bari

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