Convivenza e rinunce

Inviata da Sari · 25 feb 2019 Terapia di coppia

Buongiorno, vorrei un consiglio sulla mia situazione di coppia. Stiamo insieme da quasi sei mesi. Non è perfetto ma stiamo bene insieme, c'è fiducia e abbiamo progetti in comune (una famiglia). Lui già da un mese mi ha chiesto di andare a convivere e, avendo tra i 35 e i 40 anni, dopo sei mesi non mi sembra prematuro. Il problema nasce dal fatto che dovrei io trasferirmi da lui (casa sua è più grande), ma si trova a 20 km da dove vivo ora (da sola), dalla mia famiglia, dai miei fratelli e dai miei nipoti, dai miei amici. 20 km non sembrano niente ma in una grande città equivalgono spesso a 40 minuti di auto. Senza contare che impiegherei più tempo per andare a lavoro di quanto ne impieghi ora (50 minuti), oltre a dover rinunciare ad andare nella palestra in cui vado e in cui mi trovo molto bene. E' come se mi trasferissi in un'altra città senza trasferirmi. Se penso alla convivenza in quel posto vedo solo rinunce e complicazioni. Ok vivrei con la persona che amo, ma la mia vita non è solo lui, ho interessi, amicizie, famiglia e lì, viste le distanze, finirei per non uscire più con gli amici e non coltivare più i miei hobby. E al pensiero di finire "ai domiciliari" mi manca l'aria. Ho provato a parlarne con lui, ma non capisce come mi sento, non vede il problema, ma soprattutto non vede alternative a trasferirmi a casa sua. Spero possiate darmi magari uno spunto riflessione perché ci sto bene e vorrei risolvere questa situazione. Grazie

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Miglior risposta 26 FEB 2019

Gentile Sari,
grazie per la sua lettera. Da come scrive sembra sia da convincere lui a prendere atto che a lei trasferirsi non va affatto. Certo ha la sua vita dove vive ora, di là ci sarebbe lui che è importante, ma parla di "domiciliari". Potrebbe essere utile fare la lista dei pro e dei contro. Anche se, mi pare, l'analisi che ha fatto mi pare abbastanza consapevole, no? Cosa vorrebbe sentirsi dire, che potrebbe farle cambiare idea o farle scegliere la cosa giusta per lei?
Cordialmente, Dottor Savasta.

Dottor Antonino Savasta Psicologo a Pistoia

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27 FEB 2019

Gentilissima

La sua vita è da una parte, e il suo amore è troppo distante.
Nello scritto parla di domiciliari...forse non si sente ancora pronta a staccarsi da tutti gli affetti e situazioni conosciute per convivere si con chi ama, ma andando incontro ad una situazione nuova e sconosciuta.
Provi a trasferirsi solo per i week end così ha modo di rodare questa avventura e in più le permette di fare il grande passo iniziando da piccoli passi.

Cordiali saluti

Dr.ssa Sara Ronchi

Dottoressa Sara Ronchi Psicologo a Milano

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27 FEB 2019

Buongiorno Sari,

mi colpisce molto la sua frase " finire ai domiciliari", come fosse solo lei a doversi adattare ad un a nuova situazione, senza essere compresa e nemmeno capita sulle possibili difficoltà. 20 Km non sono tanti, tuttavia comprendo i possibili disagi, sia a livello di tempo, sia emotivi. Non è semplice darle dei consigli perché dovrei conoscerla e avere più informazioni, le consiglio di intraprendere un breve percorso psicologico, online o da un professionista della sua zona.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, se vuole mi può scrivere.
Cordiali saluti
Dott.ssa Alice Noseda

Dott.ssa Alice Noseda Psicologo a Lecco

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26 FEB 2019

Sari.
Sarò direttivo, forse le apparirò maleducato, ma, mi creda, non lo vorrò essere. E' che in un commento singolo è difficile poterle dare una riflessione completa.

Lei ora sta bene con il suo fidanzato perché lei ora vive una vita completa e IN PIU' ha una bella storia:

-ha la sua casa
-ha il suo giro di amicizie e di famiglia
-ha la sua palestra
-e negli ultimi mesi ha pure un buon compagno.


Trasferirsi implica uno spostamento di ambiente. Che può sembrare una cosa da nulla, ma come lei dice, è un trasferimento vero e proprio che dovrebbe basarsi solo sulle sue spalle e sarebbe ricco di rinunce molto importanti.

- meno tempo
- meno passioni
- meno famiglia e rapporti.

continuerebbe ad avere il suo fidanzato, certo. Ma esattamente come "cambierebbe città rimanendo nella stessa città", la convinvenza è un "cambiamento di relazione pur rimanendo nella stessa relazione"

Ora, le chiedo questo:
come diventa la sua vita se tutto a un tratto, deve rinunciare a tutta se stessa per un uomo che frequenta da 6 mesi?

continuerebbe a starci bene? Continuerebbe a sentirsi amata e appagata da una relazione del genere, se va a mancare tutto il resto?

Se lei adesso si trasferisce e si immagina di passare i prossimi 5 anni lì, a casa del suo attuale fidanzato, come si vede tra 5 anni? Soddisfatta o con un po' di rimpianti?

Completamente felice o altro?

Non devo decidere io per lei, questo è ovvio. Ma la domanda che lei deve porsi è:

"Quale scelta è in linea con i miei valori? Cosa mi fa stare visceralmente bene?"

"Stare a casa o trasferirmi?"



Dott. Antonio Amatulli hipnoterapeuta Psicologo a Lucca

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26 FEB 2019

Buongiorno Sari,
credo che lei si trovi di fronte ad un dilemma e non da poco.
Ritengo che quello che c'è in gioco per lei con questo "trasferimento" abbia a che fare con l'autonomia e la dipendenza, piuttosto che solo con la distanza fisica.
Quello che lui le sta chiedendo di fare è fidarsi completamente, e ricostruire una vita partendo da uno spazio e da una quotidianità condivisa. Provi a domandarsi perché vive questa scelta come rinuncia, pericolo, minaccia e se non sia qualche cosa che la spaventa più della distanza fisica. Forse rispondendosi a queste domande potrebbe trovare una nuova prospettiva dalla quale guardare a questo "trasferimento" senza troppi rimpianti. Cordialmente, Dott.ssa Vatteroni Lila

Vatteroni Lila Psicologo a Piove di Sacco

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