Come posso aiutare il mio ragazzo affetto dalla sindrome di Rebecca?

Inviata da Ilaria il 5 lug 2017 Attacchi di panico

Buongiorno
Il mio ragazzo soffre della sindrome di Rebecca, sapeva di aver questo disturbo da qualche anno, ma sono la prima persona con cui si confida a riguardo (solo in seguito ne ha parlato con il suo psicologo). Attualmente, avendo appena "tirato fuori" questo problema, è in una fase di profonda crisi. Soffre infatti parallelamente, da anni, di un disturbo da attacchi di panico che si è acuito in questo periodo ( solo da qualche giorno si è convinto a cercare un supporto anche farmacologico per questo disturbo). Gli ho spiegato più volte che per me non è un "invalidante" questa sindrome, poiché infatti lui non assume atteggiamenti giudicanti verso di me ma anzi, si sente profondamente in colpa. Più che altro fa del male a se stesso (in diversi momenti durante la giornata ha pensieri ossessivi verso il mio passato sessuale, ma non si "sfoga" su di me, né mi attribuisce colpe. Insomma, sa razionalmente che non è una colpa quella di avere un passato), inoltre so bene che questo disturbo non definisce lui come persona (certamente non sarà mai una persona assolutamente "non gelosa", ma da qui alla situazione di ossessività estrema portata dalla sindrome di Rebecca c'è una bella differenza). So che riuscirà, piano piano, con l aiuto dello psicologo e lavorando su se stesso (cosa che fa da sempre), ad uscire da questo tunnel. Cosa posso però fare io per aiutarlo? Lui vorrebbe la mia sincerità, cosa che al momento però lo fa troppo soffrire visto che è nel pieno di una crisi, ma d altro canto si sente in colpa se mi " devo limitare" negli argomenti di chiacchierata (al momento se per sbaglio raccontandogli un aneddoto capisce che è collegato in qualche modo ad un mio ex ragazzo, anche solo perché è riferito cronologicamente a quel periodo, soffre moltissimo, per cui mi sono limitata molto nel dialogo, per cercare di proteggerlo). Inoltre, ma questo è un problema che riguarda me e del quale lui non è responsabile, ho da sempre avuto problemi psicologici (causati da diversi traumi passati, per i quali ho recentemente sentito la necessità di avere un supporto psicologico che ancora non ho trovato a causa di una bassissima disponibilità economica), che potrei riassumere in "bassissima autostima", " perenne sensazione di inadeguatezza ", " ansia da prestazione" (parlo di disturbi in quanto sono per me invalidanti nella vita di tutti i giorni e nella relazioni) insieme a disturbi della sfera sessuale (dispareunia) legati ad abusi subiti da piccola e qualche anno fa. La sensazione di inadeguatezza che provo in ogni ambito, ma soprattutto verso mia madre che soffre di depressione da anni (pur sapendo che è una malattia, ergo non ho la bacchetta magica per farla stare meglio) e verso la quale mi sento di "non essere e fare abbastanza per farla stare meglio", si sta ora riversando anche su di lui (pur sapendo che anche in questo caso non dipende da me la risoluzione di questo problema, se non come aiuto e sostegno). Insomma, mi sento una fallita, vorrei poter aiutare lui ma non so come. Mi scuso per essermi così dilungata, ringrazio sin da ora per la presa in visione.

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Gentile Ilaria,
lasci che sia lo psicologo ad occuparsi di aiutare il suo ragazzo a risolvere gli attacchi di panico, l'insicurezza con conseguente gelosia morbosa sul passato e sul presente nonchè qualche lieve tratto ossessivo della sua personalità.
Lei cerchi di prendersi cura di se stessa e se non può permettersi una psicoterapia privata si rivolga all'ASL tramite il suo medico di base.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Salve Ilaria,

queste strane diagnosi mi fanno sempre sorridere, perchè di base parcellizzano i disturbi basici in tanti piccoli micro-disturbi.
Il suo ragazzo certamente è geloso, ma questa ossessività e insicurezza fanno parte dei suoi problemi ansiosi e con il femminile in generale, che lui ha ora focalizzato in una sindrome fobica specifica (il suo passato).
Detto questo mi auguro, che possa migliorare, ma nel frattempo io mi occuperei di me.
Avendo lei un passato traumatico è certamente vittima della sindrome da "crocerossina" rimanendo nel lessico riduzionista, ma più commerciale del settore...
per questo motivo è facile preda di insicuri, torturatori sadici a livello mentale, che mettono in discussione il suo diritto di essere amata e che appunto, per un motivo o per un altro, la fanno sentire sbagliata e la portano indirettamente a decentrarsi da se stessa e ad occuparsi ossessivamente dell'altro, affinchè oggi lei possa vincere quell'amore che ieri non ha avuto e questo passa attraverso la diagnosi del partner, l'intellettualizzazione, l'autosacrificio estremo, la deprivazione emotiva...e via dicendo.
Per questo motivo, le consiglio di intraprendere immediatamente un percorso relazionale mirato all'indagine dei suoi schemi di relazione e al suo vissuto post-traumatico.
Se le occorre io me ne occupo.
Un caro saluto

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Buongiorno Ilaria,
quanta fatica e quanto carico emotivo sta sopportando e da quanto tempo.E' sempre in "prima linea" per aiutare e sostenere gli altri, ma anche lei ha bisogno di essere aiutata sostenuta e come lei ha già valutato è forse giunto il momento di intraprendere un percorso terapeutico individuale che possa sostenerla nella elaborazione della sua bassa autostima e del suo senso di fallimento. A volte esistono contesti che offrono percorsi di terapia individuali a tariffe variabili a seconda della disponibilità economica della persona, oppure può provare a rivolgersi al consultorio della sua asl.
Sarebbe un percorso importante anche per imparare ad accettare il limite della possibilità di "farsi carico dei problemi dell'altro": ha accanto due persone con due problematiche che non può risolvere lei, rispetto alle quali se si pone con l'obiettivo di aiutare a superarle e a controllarle e di poter fare stare bene rischia il fallimento, perchè sono indipendenti dalla sua capacità di controllarle. Sa sicuramente stare vicino a sua madre e al suo ragazzo,ma non può sentirsi responsabile della loro salute.Questo è importante. Inizi a prendersi cura di sè.
Un abbraccio
D.ssa Maura Lanfri

Dott.ssa Maura Lanfri Psicologo a Forlì

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