Come convinco un ludopatico a farsi curare?

Inviata da stefano · 2 nov 2015 Ludopatia

Ciao sono Stefano, ho 51 anni ed un fratello di 63 affetto da pesante ludopatia. Lui ovviamente non riconosce la sua malattia che dura da più di 45 anni e dice che ce la fa da solo a smettere quando vuole. Ovviamente non è così. Come possiamo convincerlo a farsi curare?

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Miglior risposta 2 NOV 2015

Caro Stefano,
la sua domanda è come chiedere come si fa a convincere un tossicodipendente a farsi curare.
Purtroppo se il soggetto non ha nè consapevolezza della gravità della sua dipendenza nè alcuna motivazione a farsi curare, dubito che si possa fare qualcosa per aiutarlo.
Forse lei, come fratello, può provare ad informarsi se nella sua città esiste qualche gruppo di auto-aiuto per questa dipendenza e provare ad accompagnarlo ad uno di questi incontri che non prevedendo figure professionali ma persone come lui, ex-ludopatici, potrebbe incuriosirlo ed interessarlo almeno come primo approccio.
Se ha un buon ascendente su suo fratello può anche provare ad accompagnarlo ad una consulenza psicoterapeutica sempre nella speranza di un possibile aggancio.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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3 NOV 2015

Nelle dipendenze da sostanza o da comportamenti autolesionisti, e particolarmente nella ludopatia, la difficoltà come Lei ben sà è proprio quella di convincere la persona che ne soffre ad accettare l'aiuto di tutti: in primis la famiglia poi la psicoterapia. Spesso la psicoterapia di gruppo in parallelo ad una psicoterapia cognitivo comportamentale possono essere molto efficaci. Ma è necessario che la persona lo accetti e accetti anche un notevole grado di controllo da parte dei familiari che, pure essi devono essere adeguatamente istruiti e comprendere che la ludopatia non è una colpa ma una " malattia ".
Occorre fare molta attenzione perchè queste persone possono causare gravissimi danni finanziari e non solo, a tutta la famiglia. Quindi se la persona afflitta dal disturbo comprende la situazione e accetta l'aiuto potrà, impegnandosi, superare questa dipendenza. Se no sono dolori. Nel senso che la famiglia deve valutare attentamente il rischio in cui si trova. A volte, è doloroso e difficile, l'unico modo per tentare di aiutare Suo fratello pootrebbe essere tagliare ogni forma di sostegno, allontanarlo da casa, sperando che le difficoltà che incontrerà lo rendano consapevole del suo stato. E' una situazione difficile e dolorosa . Le consiglierei per intanto di fare il punto, Lei e la Sua famiglia, presso uno psicoterapeuta specializzato, ad esempio rivolgendosi al servizio GAP dell'ASL di zona. Con solidarietà. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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3 NOV 2015

Gentile Stefano
In genere questi casi vanno trattati coinvolgendo tutto il sistema familiare.
La difficoltà sta proprio nel convincere la persona ad andare in terapia, per questo si prende in carico tutta la famiglia, quindi non é inusuale che prima si vedano i componenti della famiglia e assieme si struttura una modalità in comune per aiutare l'interessato a recarsi da uno psicoterapeuta. A questo punto sará il terapeuta a lavorare con il paziente, sempre peró con la collaborazione della famiglia.

Dott Antonietta Di Renzo (Vr)

Dott.ssa Antonietta di Renzo Psicologo a Verona

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3 NOV 2015

Buongiorno Stefano, convincere qualcuno di qualcosa è sempre molto faticoso e difficile. Chi vive un disagio ha difficoltà a riconoscersi nelle parole o nella descrizione degli altri; la visione delle cose spesso è diametralmente diversa. C'è altro, e la montagna che sta scalando da solo è impervia ed è necessario che qualcuno lo guidi per trovare un sentiero più agevole nell'affrontare la vita. Rimango a disposizione e saluto cordialmente.
Dr.ssa Monia Schiavo

Dr.ssa Monia Schiavo Psicologo a Reggiolo

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3 NOV 2015

Salve, purtroppo non è semplice convincere ad affrontare una terapia una persona che non si rende conto di vivere una problematica. Immagino che lei conosca abbastanza suo fratello... Cerchi di lasciare per un attimo la ludopatia in sé sullo sfondo e provi a capire come mai suo fratello può aver avuto ed ha tutt'ora l'esigenza di rifugiarsi nel gioco. Non è semplice, ma forse un aiuto ed una presa di consapevolezza può partire da qui.
Resto a disposizione.
dott.ssa Cantarano

Dott.ssa Sabrina Cantarano Psicologo a Latina

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3 NOV 2015

Caro Stefano
Presso le ULSS della sua città,dovrebbero esserci dei servizi per il gioco d'azzardo.E' possibile accedere e poter usufruire di consulenze specifiche e di presa in carico anche della famiglia.In questi casi e lei lo conferma,il gioco d'azzardo ha pesanti ripercussioni sulle dinamiche familiari.Attraverso la terapia fmiliare, di solito ad approccio sistemico in quanto vengono considerate le dinamiche interne ai vari membri della famiglia,si può accedere a gruppi di lavoro in cui è possibile affrontare questo disturbo.
La saluto Dott.ssa Milena Angeli Padova

Dott.ssa Milena Angeli Psicologo a Padova

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2 NOV 2015

Caro Stefano,
45 anni sono tanti! Cosa è cambiato, ora, che la porta a chiedere aiuto per suo fratello? Avete una diagnosi di ludopatia?

Le suggerisco di contattare il Servizio Dipendenze della sua asl e chiedere supporto direttamente a loro. Conoscono questo tipo di dinamiche e sapranno darle suggerimenti puntuali ed accurati.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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