Cambiare Facoltà a 24/25 anni

Inviata da Luca · 5 dic 2016 Crisi adolescenziali

Salve a tutti; sono piuttosto ansioso ma abbastanza volenteroso di chiarirmi le idee su una questione per me importante e attanagliante in questi ultimi mesi.

Sono all'ultimo anno della magistrale di psicologia, scegliendo peraltro un indirizzo neuropsicologico, in quanto più interessato agli aspetti più "tecnici" della mente. In quest'avventura mi ci sono fiondato con enorme entusiasmo e ho studiato tutto con relativo interesse. Tuttavia nell'ultimo anno ho sviluppato un vero terrore riguardante il mio futuro. Mi sembra sia una strada che non porti da nessuna parte. Il mercato è davvero saturo e non mi sembra ci siano dei movimenti favorevoli. Se penso a ciò che mi attende non posso non considerare i rischi di questa avventura. Qualcosa mi dice di fermarmi, di cambiare.

(Non voglio certamente sollevare una discussione relativa al mondo dello psicologo, nè voglio assolutizzare la mia visione a riguardo... mi serviva ad introdurre il mio problema personale.)

Qua vengono i miei problemi: credo che fare il (neuro)psicologo al giorno d'oggi sia una grande scommessa. Sono davvero così "pazzo" per le scienze psicologiche tanto da voler fare una scommessa che dal punto di vista lavorativo porterà a poco e nulla?
Se mi metto una mano sul cuore, non penso che la risposta sia sì. Ho una ragazza, da circa un anno e mezzo, e sono veramente innamorato di lei. Anche lei studia psicologia, con molto interesse ma penso che viva la cosa un po' come me. Pertanto se devo fare una "scala" di valori tra diventare psicologo e diventare autonomo, il prima possibile, con la mia ragazza... sceglierei senz'altro la seconda, anche a costo di fare tutt'altro. E lo stesso vale per molte cose: come il potersi sistemare velocemente, in una città che mi piace ecc.

Sono un ragazzo tendenzialmente sicuro di sè. Dico tutto ciò che penso, e in generale, ho sempre pensato di avere le carte in regola per fare tutto ciò che volevo. In generale, mi reputo un ragazzo intelligente, molto bello e ci sono tanti aspetti della mia persona che mi piacciono.
Ma proprio ora che c'è da informarmi sul mio futuro, qualcosa mi dice di fermarmi. Un ansia, un terribile presentimento che questo pezzo di laurea è una vera trappola. Inoltre, per come è organizzata l'università, non c'è stato modo di fare pratica vera e propria e tutto ciò mi fa arrabbiare: cavolo, sarebbe stata un'ottimo modo per capire se sono davvero tagliato per questa professione!
Nonostante mi manchino pochi esami, faccio poi fatica a pensare di riuscire a finirli. Con tutte queste premesse, trovo difficile reperire la motivazione che mi serve (e che io ho sempre necessitato per fare quasi qualunque cosa).

A pochi passi dal traguardo credo sia davvero saggio guardare per un'altra laurea. Pensavo ad una triennale come logopedia o terapia occupazionale, che ha abbastanza a che vedere con ciò che ho studiato, ma che hanno (penso, oggettivamente) buone possibilità lavorative
I problemi sono molteplici come immaginate. Fuori emergono pensieri come "a 28 anni sarai vecchio e non lavorerai per nessuno", "hai buttato via tempo per niente"... inoltre penso di dare un enorme delusione a mia mamma. Ho un rapporto molto difficile con lei, e questa cosa a 24 anni mi spaventa. Ho quasi l'impressione che abbia una visione contradditoria nei miei riguardi. Un giorno sembra abbia fiducia in me, l'altro sembra che si accanisca su piccoli eventi e che li amplifichi a dismisura. Ad esempio, se una volta faccio tardi da una serata è capace di dire ad alta voce davanti ad altri amici di famiglia che mi "sveglio sempre a mezzogiorno".

Voglio premettere una cosa. Non ho mai lavorato. Un po' perchè mia madre insisteva sul "concentrarsi sull'università", un po' perchè non ci ho mai pensato. Oggi, questo "non-lavoro" mi sembra una grave mancanza, sia dal punto di vista curriculare che da quello personale. Come se non avessi mai superato la paura di nuotare.
Nonostante questo aspetto però, credo di essere abbastanza lucido per dire che non sto cercando di autosabotarmi per allontanarmi dal mondo del lavoro. Alle scarse chance di lavorare come psicologo, ci credo davvero.

Non so cosa ho davvero cercato con questo post, ma una cosa è certa: sono stufo di essere confuso. Per cui una semplice domanda, una risposta, un commento... cerco qualunque cosa.

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Miglior risposta 7 DIC 2016

Io credo che la risposta Te la sia data da solo, caro Luca, essere psicologo oggi, neuropsichiatra e ancora di più psicoterapeuta è veramente dura. Solo se senti che quella è la vera strada per Te, quella che dà significato alla vita, puoi anzi devi seguirla. Forse arriverà anche il denaro, Ma non è quello che conta. Quello che conta, è sentire di non aver fatto una vita non Tua, quando dovrai fare i conti.
Con simpatia.
Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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6 DIC 2016

Gentile Luca,
Grazie per averci scritto.
La situazione che descrive è molto vicina a passaggi che tutti noi abbiamo affrontato, e come immaginerà la fine di un percorso apre molte possibilità di scelta, ma anche ansia e paura del futuro.
A volte la paura che viviamo nel presente, ci fa pensare di aver sbagliato nel passato e ci blocca nel futuro, ma da quello che scrive ha finora studiato con passione e interesse e inoltre, dalle alternative che descrive, sembra orientato a restare in un ambito di cura e relazione di aiuto. In tutti i casi molto bello, ma dal lavoro incerto.

Forse sarebbe utile innanzitutto raccogliere l'esigenza che sente di fare esperienza pratica prima di scegliere, cosa che trovo molto utile soprattutto nel suo ambito di studi. Ci sono molte possibilità di sperimentarlo: tirocini formativi, frequenza volontarie nei servizi ospedalieri,..e tutti possono aiutarla a superare sia i dubbi sul suo percorso di studi, sia la "mancanza" che sente per non aver finora lavorato.

Il senso di responsabilità e l'autocritica sono utili per raggiungere obiettivi, ma a volte possono renderci più duri con noi stessi nelle fasi di cambiamento, soprattutto se siamo stati esposti ad atteggianenti un po' critici all'interno della famiglia.

Provi ad accogliere la fine di questo percorso e a darsi il tempo di esplorare attività più pratiche che la aiutino a sperimentarsi sul campo.

In bocca al lupo,
Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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