Ansia e genitori

Inviata da Francesca. 17 set 2017 3 Risposte  · Ansia

Buonasera! Sono Francesca, ho 21 anni ed ho un problema con i miei genitori. Non sono figlia unica, anche se praticamente sono cresciuta sola, ho un fratello molto più grande, e con cui non ho un rapporto molto stretto, forse proprio a causa della molta differenza di età. io i miei genitori li amo, per me sono tutto, sto sempre in guardia per difenderli e non farli preoccupare di niente, non comportandomi come i miei coetanei “fregandomene” di loro e delle loro opinioni, perché sento che in qualche modo il mio tempo con loro rispetto a quello di altri potrebbe essere più limitato e voglio godermelo il più possibile, dato che ormai non sono giovanissimi. Mi preoccupo di quello che pensano, di come stanno, cercando di rimanere sempre “docile” e assecondare le loro richieste quanto più possibile.. ho scelto addirittura l’università (che per me era una scelta importantissima) in base a loro. Mia mamma è sempre stata la classica mamma sempre presente che non mancava mai di venirmi a prendere a scuola, di essere presente a tutti i ricevimenti, portarmi a danza, e pure a ingozzarmi con il cibo, insomma la classica mamma del sud; e uguale è stato mio padre. Entrambi i miei genitori però vanno e sono sempre andati contro il mio carattere, il mio modo di essere e fare, i miei sogni e desideri e penso anche che si stiano approfittando troppo del mio essere “buona”, o per dirla in dispregiativo “bambocciona”. Io di natura sarei intraprendente, attiva, creativa, non mi faccio mai spaventare dalle cose, e stare ferma anche solo una giornata mi da fastidio, cerco sempre cose nuove da fare o da inventarmi. Puntualmente però, loro mi bloccano, non appena si tratta di qualcosa che va oltre l’uscita di casa per andare all'università o qualche passeggiata serale vicino casa (nonostante mi conoscano benissimo e sappiano bene che non manco mai, qualche volta che riesco a tornare più tardi, in un’ orario compreso tra 1,30 e le 2,30, di avvisare che va tutto bene). Per esempio, non sono potuta mai andare al mare o a fare una passeggiata in un giorno del fine settimana da sola o con le mie amiche perché prendere l’autostrada dopo neanche tre anni di patente secondo loro è pericoloso dato che possono succedere tante cose brutte ( e parte l’elenco delle cose che possono succedere), allora io non ci vado più, un po’ perché mi intimidiscono, mi sale l’ansia, e un po’ perché mi sentirei in colpa a saperli a casa preoccupati per me e non riuscirei neanche a divertirmi; oppure non sono mai andata in discoteca e non ho mai fatto l’alba insieme ai miei amici, e diciamocelo, sono tutte cose che i ragazzi della mia età fanno; ho addirittura dovuto rinunciare a un colloquio di lavoro in una pizzeria vicino alla mia università perché era troppo lontana da casa; non fraintendetemi però, so benissimo che i rischi potrebbero esserci e che dopo solo 3 anni che ho la patente non sono esperta come una persona che guida da 10 o più anni, oppure che uscire alla notte potrebbe aumentare i rischi ancora più del giorno; capisco che da genitori siano preoccupati, è giusto, e me la prenderei anche se fossero completamente disinteressati, io non cerco quei genitori là, ma semplicemente vorrei che come io vado incontro a loro cercando di farli stare il più tranquilli possibile, loro vengano incontro a me e cercando di farmi vivere la mia vita di ventenne. Inoltre come se non bastasse cercano di terrorizzarmi anche facendomi diffidare di tutte le persone di questo mondo sostenendo che tutti gli esseri viventi sono cattivi e pericolosi.
in realtà però, il problema vero non ci starebbe neanche fino a qua, se non fosse che io sto iniziando a sentirmi soffocare. Letteralmente. Sin da piccola, quando avevo 8/9 anni vivo con gli attacchi di panico, che nell'ultimo anno e mezzo sono diventati sempre più forti e intensi: prima sento una fitta al petto e penso che da un momento all'altro morirò, poi mi manca l’aria non riesco a respirare e mi sembra in quei momenti di non essere più me.. e come se mi vedessi da fuori, non capisco niente.. ho iniziato a vivere le mie giornate col solo obiettivo di tornare a casa e mettermi o a vedere film sul divano o andare direttamente a dormire, neanche l'università va più benissimo, ho un blocco con lo studio.. non riesco a stare più di 1 ora sui libri che poi mi sento impazzire, anche se a me studiare, qualsiasi cosa sia, mi è sempre piaciuto. Ma io non sono così. Se mi immagino, io non sono come in realtà mi comporto adesso. Non sono neanche così timida come in realtà le persone mi vedono.
Con loro ho provato a parlarne, sanno di questo mio problema, mi hanno anche portato al pronto soccorso una delle prime volte che ho avuto un attacco di panico ma pensano che sia una fase che devo cercare di superarlo così dal niente senza neanche l'aiuto di uno psicologo perché è un problema che ho nella testa e solo io posso farlo andare via.. ho provato più volte a spiegargli, con tutta la calma possibile, che io, ogni tanto, ho bisogno di fare quello che i ragazzi della mia età fanno quotidianamente, che ho bisogno di un po’ di fiducia da parte loro, ma non capiscono.. e pensano che io sia solo una ragazzina che della vita ancora non sa niente e che quando crescerò capirò tante più cose, ma se continuo così non riuscirò mai a crescere. La mia vita non voglio che diventi all'insegna della paura del mondo e di tutti gli abitanti che lo popolano. Non voglio vivere chiusa in casa, ma ho paura che se non imparo adesso, non riuscirò più a farle certe cose.. E non so più cosa fare.. non so a chi rivolgermi anche perché non avendo neanche un lavoro non sono indipendente.. non so dove sbattere la testa e probabilmente tutta questa filippica, forse scritta anche male per le mille emozioni confusionali che sto provando in questo periodo, l’ho scritta per puro sfogo, ma veramente sono al limite e non ce la faccio più, forse avrei solo bisogno di essere indirizzata dalla parte giusta per risolvere tutta questa situazione.. in ogni caso, qualsiasi saranno ( se ci saranno) le risposte, vi ringrazio per aver letto questo mega-messaggio che ho scritto!

amici

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Cara Francesca, tutto quello che hai scritto mi ha fatto provare grande tenerezza sia per te, che si vede che sei una ragazza sensibile e intelligente, che per i tuoi genitori, che sono chiaramente bravissime persone. Si evince anche che vi volete tutti molto bene ma che, contemporaneamente, esistono delle distanze tra di voi parecchio difficili da colmare, vuoi per la differenza d’età e quindi di mentalità, vuoi per la loro età in sé che, con ogni probabilità, li fa sentire (maggiormente adesso che sono anziani) troppo vulnerabili rispetto alle minacce della società e dell’ambiente, e quindi non in grado di proteggerti come vorrebbero (del resto, con tutto il degrado sociale e la degenerazione violenta che affligge il nostro tempo e il nostro paese diventa anche difficile dar loro torto). Con questo non intendo, ovviamente, schierarmi dalla loro parte, ma piuttosto evidenziare un fatto importante e non scontato, e cioè che nella vostra famiglia circola l’amore; quando ciò accade, ricordiamoci, esiste sempre una buona base da cui partire e una grande potenzialità di trasformazione in positivo delle cose che non funzionano, anche se il percorso può risultare complesso, lungo e a tratti doloroso, per tutte le parti coinvolte. Mi sembra perciò importante e prioritario sottolinearlo, perché tu possa sviluppare, per prima, una maggiore fiducia nelle possibilità di evoluzione di questa situazione ed approcciarti ad essa in maniera più assertiva, avendo appunto a disposizione una prima fondamentale risorsa che è, appunto, l’amore autentico e reciproco. Certamente, non è sano che i tuoi movimenti vengano sistematicamente bloccati, così come, il fatto di sentirti in dovere di accondiscendere ad ogni loro richiesta o desiderio, esplicito o implicito che sia, negando i tuoi veri sentimenti o aspirazioni; allo stesso modo, il fatto che ti porti dietro un disturbo così importante, come quello di panico, da tutto questo tempo e già da bambina, è altamente significativo e indicativo di un disagio antico e profondo, che assolutamente non può continuare a venire ignorato, o liquidato come fatto fino ad ora. Comprendo anche che, probabilmente, sei sola ad affrontare questa battaglia e il che può, come è ovvio che sia, accrescere il tuo senso di impotenza e disperazione. La prima cosa da fare, perciò, è quella di crearsi una rete che possa garantirti un supporto, sia in famiglia che all’esterno. Ad esempio, hai provato a parlarne con tuo fratello? Se è vero che non avete un rapporto troppo stretto, è vero anche che la differenza d’età può conferirgli maggiore autorevolezza e capacità di farsi ascoltare dai vostri genitori rispetto a te e, al contempo, essendo più giovane di loro, certamente saprà capirti molto meglio, non trovi? Inoltre questa, guardandola con occhi ottimisti, potrebbe diventare addirittura l’occasione per stabilire con lui un contatto nuovo e più pieno di quanto non sia stato fino ad ora, che ne pensi? Oltre a lui, magari, anche qualche cugino o zio, potrebbe starti vicino. Esternamente, sarebbe utile che tu parlassi dei tuoi attacchi di panico al medico di base, il quale certamente non potrebbe ignorarli e saprebbe indirizzarti ad un servizio pubblico (magari un consultorio familiare) dove effettuare alcuni incontri con lo psicoterapeuta senza costi eccessivi e, anche li, i tuoi genitori avrebbero di fronte l’autorevolezza di un medico a cui credo che, difficilmente, potrebbero obiettare qualcosa, non trovi? L’optimum per te, comunque, sarebbe quello di intraprendere un percorso terapeutico, sia individuale che familiare, e io ti auguro di poterti presto permettere il costo almeno della tua terapia, magari proprio attraverso quel lavoro che hai il desiderio di iniziare. Se senti il desiderio di separarti e di individuarti come essere umano, rispetto ai tuoi genitori, come mi sembra che sia, vuol dire che sei sana e che i tuoi genitori perciò sono stati, anche loro, bravi nel loro compito per tanti versi; adesso però c’è bisogno, decisamente, di un sostegno extrafamiliare e, soprattutto di tipo professionale, perché tu possa superare queste difficoltà e stare meglio. In gioco adesso c’è la tua salute. Ce la puoi fare, mi raccomando!

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Buongiorno Francesca,
ha fatto benissimo a dar sfogo alle sue emozioni e spero che l'aver scritto quanto sta provando, le abbia dato almeno un temporaneo sollievo.
I genitori hanno spesso difficoltà a lasciar andare la loro "bambina" bisognosa di accudimento e premure per accogliere la giovane donna che rivendica una sua autonomia.
E' indiscutibile l'affetto profondo che provate reciprocamente, ma non può mantenere un atteggiamento che non è consono alla sua personalità e la porta a scelte importanti (vedi l'università), che non la soddisfano.
Il panico e l'ansia, necessitano di uno spazio di elaborazione psicologica, che le permettano di fortificare la sua personalità.
Se i suoi genitori non sono d'accordo in tal senso ed ha difficoltà economiche, provi a rivolgersi ad un consultorio della sua zona di residenza.
Coraggio!
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

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20 SET 2017

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Gentile Francesca,
Il percorso di distacco dalla famiglia inizia con l'adolescenza e si completa quando lei sarà autonoma dal punto di vista emotivo.
Un mancato o incompleto distacco può generarle difficoltà come ben descrive nel suo racconto, seppur lei è ancora giovane, è importante iniziare a fare qualcosa.
Un rapporto troppo stretto con i genitori o comunque una dipendenza emotiva da loro la condiziona nelle sue scelte, nei progetti, nei propri desideri e potenzialità.
Questi genitori faticano a comprendere che lei è cresciuta ed è altro da loro, lei ha necessità di separarsi gradualmente.
Per tamponare la situazione le consiglierei di rivolgersi ad un consultorio oppure ad uno sportello di ascolto presso la facoltà che frequenta per individuare le strategie relazionali maggiormente funzionali per sbloccare la situazione.
Resto a disposizione
Dott.ssa Donatella Costa

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19 SET 2017

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