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Ansia e autolesionismo. Non riesco a entrare a far parte della mia vita

Inviata da Charlie il 14 dic 2014 Ansia

Salve a tutti,
sono una studentessa lontana da casa di 22 anni. Sono andata da una psicologa del sito per i miei problemi di gelosia, attacchi di panico, ansia, lieve autolesionismo (graffi) e incapacità di gestire i rapporti interpersonali. Non sono riuscita a risolvere nulla: mi diceva che non ho niente, che sono una persona normalissima che soffre leggermente di ansia e che tende alla depressione.
Fatto sta che ho un problema: sto con un ragazzo da più di sei anni, lo amo e mi ama, ma ogni volta che abbiamo un problema un po' più grave del solito io comincio a graffiarmi sull'avambraccio -non sento dolore- finchè non smetto di piangere. Dopodichè mi estraneo dal mondo con serie tv o con qualsiasi cosa mi distragga. Vorrei smetterla di comportarmi così e prendere in mano la mia vita: vorrei essere capace di esprimere ciò che penso senza iniziare a piangere o senza essere impulsiva e aggressiva. Ma tanto per cominciare vorrei capire come uscire dal circolo vizioso ansia-dolore-graffi-ansia.
Qualcuno ha qualche consiglio?
Grazie mille
Charlie

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Gentile Charlie,
mi pare di capire che la sua vita sia assorbita da una battaglia continua, una battaglia perpetua nella quale il risultato è sempre lo stesso, come un disco rotto che compie sempre lo stesso inutile giro
Ha trovato in qualche modo un equilibrio faticoso anche se disfunzionale e tutto sommato poco soddisfacente e la sua vita quotidiana sembra svolgersi attorno al circolo vizioso ansia-dolore-graffi-ansia, in un girotondo infinito…
Per uscire da questo circolo vizioso che non le permette di evolversi ha bisogno di inserire una rottura in questo anello affinchè esso si trasformi in un’elica che la faccia muovere in una qualche direzione.
Sa, spesso il perno su cui si regge la battaglia è rappresentato dalla propria specifica modalità di gestire la realtà: in questo caso la gestione dell’ansia e del dolore sembra avvenire attraverso il ricorso a dei gesti autolesivi.
Il piu’ delle volte i gesti autolesivi minori sono una modalità autopunitiva in cui ci si infligge un dolore fisico per sedarne un altro di tipo psichico o emozionale. Ma se ripetuti nel tempo, il rischio concreto è quello di trasformare gradatamente l’effetto dei graffi, da dolore in sottile piacere: a questo punto, l’autolesionarsi, oltre ad essere un atto compensatorio di un altro dolore o una punizione, puo’ diventare una ricerca compulsiva di forte sensazioni. Lei a che punto si posizionerebbe?
Per fortuna esistono dei modelli d’intervento particolarmente efficaci che hanno sviluppato protocolli specifici per specifiche problematiche.
Rimango a Sua disposizione per ulteriori chiarimenti.
Saluti
Dr. Marco la Torre, Psicologo, approccio breve strategico

Dr. Marco la Torre - Studio di Psicoterapia Breve Strategica Psicologo a Ferrara

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Come le hanno consigliato i miei colleghi, sarebbe bene affrontare queste tematiche con la guida di un professionista per iniziare a trovare un equilibrio e delle nuove consapevolezze.
L'autolesionismo è messo in atto quando ha difficoltà ad esprimere le sue emozioni, per tanto sarebbe utile lavorare proprio su queste.
Per approfondimenti non esiti a contattarmi.
Buona giornata
Dott.ssa Ilaria Albano
Psicologo a Roma

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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Cara Charlie,

il suo problema non va affatto sottovalutato, soprattutto, perché lei lo vive con malessere (sempre più intenso). Se, poi, i sintomi che lei descrive, esistono realmente, non deve preoccuparsi, con un buon intervento clinico su misura sua, potrà diviluppare la matassa, in qunto lei ha l'età di esordio. Ma ci pensi al più presto! Più tempo passa e più è difficile intervenire o, meglio, pesante e gravoso, da ogni punto di vista.
Più, però, lo vivrà con ansia e paura e peggio sarà, quindi, provi sempre a deconcentrarsi e concentrarsi su altri aspetti della vita... Io sono qui.
Cordialità, Dott.ssa L. Valenti

Dott.ssa Laura Valenti Psicologo a Palermo

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Charlie
il tuo problema mi sembra grave e urgente.
La cosa confortante e davvero positiva è che tu hai chiara la coscienza dell'esistenza del problema e hai davvero voglia di risolverlo.
Quindi, cara, non abbiamo tempo da perdere e si tratta di muoversi e di cercare un nuovo Terapeuta che possa esserti di aiuto.
Non partire scoraggiata per come è andata la precedente esperienza ma riparti con la motivazione giusta e il giusto impegno di collaborazione alla psicoterapia e vedrai che certo le cose miglioreranno per te.
Ti faccio tantissimi Auguri per la soluzione del problema e recupero di una vita più serena .
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Buongiorno gentile Charlie,
le suggerisco di confrontarsi con la sua terapeuta esprimendo in modo chiaro - o facendole leggere questa sua richiesta - il suo disagio anche in funzione di quello che le è stato detto (dalla terapeuta). Una comunicazione schietta farà si che la psicologa comprenda meglio e possa finalmente aiutarla a superare il suo disturbo.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Gentile Charlie,
lei ha inquadrato abbastanza il suo problema. Probabilmente non riesce ad esprimere a sufficienza i suoi bisogni e le sue istanze o non riesce a tollerare un certo livello di frustrazione e sfoga in altro modo la sua tensione.
Occorre che consulti una psicoterapeuta che individui le origini del suo malessere che evidentemente esiste, senza banalizzarlo, e vi trovi adeguati correttivi. Potrebbe essere necessario indagare su temi della sua infanzia o su motivi di stress attuali, ma non è possibile dirlo con certezza in questa sede.
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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Buongiorno Charlie,
mi spiace che il suo percorso psicologico non abbia dato frutti.. alcune volte capita di non trovare subito la persona giusta con cui creare una buona relazione di fiducia. Non so per quanto tempo è durata questa terapia.. forse troppo poco per poter dare risultati? O è stata interrotta proprio per questa sua sensazione di non sentirsi compresa e forse eccessivamente “normalizzata”?
Mi riesce molto difficile darle dei suggerimenti su come spezzare questo circolo non conoscendola affatto e non conoscendo quale di questi elementi ha dato avvio e mantiene il problema. Posso però dirle che un primo passo potrebbe essere quello di acquisire maggior consapevolezza di sé stessa quando accadono determinati eventi che scatenano forti emozioni, cercando all’inizio anche solo per qualche secondo, di fermarsi e osservare ciò che le sta succedendo, ciò che sente, ciò che sta pensando, ciò che vorrebbe fare e ciò che poi mette in atto. Questa è una delle prime cose che consiglio sempre di fare ai miei pazienti nei primi tempi di terapia, è una sorta di automonitoraggio per conoscersi meglio, per capire come si “funziona”. Da li può poi iniziare il percorso di esplorazione terapeutica, che potrebbe essere mirato a farle acquisire nuove modalità di reazione e di espressione delle proprie emozioni e dei propri bisogni in maniera più assertiva e serena.
Si dia l’opportunità di riprovare con una nuova terapeuta! E’ una ragazza giovanissima e ha il diritto di ritrovare la sua serenità.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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Cara Charlie,
Probabilmente la psicologa che hai contattato non era la persona giusta in questo tuo momento.
Bisognerebbe capire da quanto tempo è perché questi comportamenti vanno avanti, come ti fanno sentire, quali sono le situazioni a monte che hanno portato alla loro comparsa.
Sicuramente avrai bisogno di tempo e del giusto supporto , pertanto ti invito a considerare l'idea di rivolgerti ad un altro specialista che possa aiutarti.
Un caro saluto ed un grande in bocca al lupo,

Dott.ssa Valentina Mossa, Torino

Dott.ssa Valentina Mossa Psicologo a Torino

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