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Ansia, attacchi di panico: doc da relazione o non lo amo più?

Inviata da Clarissa il 26 giu 2018 Ansia

Buongiorno, sono una ragazza di 21 anni, da tre anni sono fidanzata con il ragazzo migliore del mondo: bello, simpatico, dolce e premuroso in tutto e per tutto con me. Premetto che io sin da piccola ho sofferto di ansia per paura di diventare grande (non volevo crescere) e che i miei genitori morissero. Sono andata da una psicologa a 17 anni perché ho passato un periodo dove mi ero fissata di non sentirmi nella realtà (sensazione causata dall'ansia) e ero terrorizzata di non riuscire a dormire la notte perché poi il giorno dopo non sarei stata a presente con la mente al 100%. L'ansia mi ha sempre accompagnata, l'unica mia salvezza è sempre stata il mio attuale ragazzo: con lui dormivo serena, tutte le ansie sparivano e soprattutto posso essere me stessa al 100% perché sa di tutte queste mie debolezze. Abbiamo sempre progettato di andare a vivere insieme, di sposarci e condividere il futuro. Il problema è arrivato all'improvviso all'inizio di quest'anno... dopo un periodo di malattia (di entrambi) con febbre alta dove eravamo rimasti in casa per giorni senza potere fare proprio niente (eravamo in montagna e non c'era tv né internet), mi è tornata l'ansia del crescere e dei miei genitori (non se ne era mai andata del tutto, ma si era per lo meno affievolita). Non volevo crescere, non volevo andare a vivere da sola senza di loro. In quel periodo solo nel mio ragazzo riuscivo ancora a trovare pace (anche se poca). Due mesi dopo boom: "E se in realtà avessi così paura del futuro e non volessi andare a vivere da sola perché non lo amo?". Avevo inizialmente scacciato questo pensiero, ma la sera ho fatto un sogno dove avevo lasciato il mio ragazzo per stare con un uomo più anziano e malato e pensavo "cavolo perché l'ho lasciato che adesso quest uomo con cui sto se ne andrà presto e io resterò sola?". Basta, mi sono svegliata piangendo e nella testa mi martellava il pensiero che io stessi con il mio ragazzo solo per "convenienza" perché in realtà ho paura di stare da sola. Passo le giornate a cercare su internet i sintomi, cerco di non guardare nessun altro ragazzo per paura di capire di non amare più il mio, a volte sento quasi di non sopportarlo e mi agito ancora di più. Continuo a pensare "lo amo ora o no? Cosa sento adesso?". Niente, sento solo ansia ormai. Sono andata in cura da uno psicologo che mi ha assicurato di amarlo e di soffrire di DOC. Ma perché io non sono ancora serena? Continuo a pensare che se anche la conferma di un esperto non mi rassicura allora dev'essere proprio che non lo amo più. Appena ci penso inizio a piangere e mi vengono attacchi di panico. Ho paura di non avere il DOC ma solo di non riuscire ad accettare che non lo amo più. Non riesco più a vivere la storia con serenità e questo mi fa stare ancora peggio perché so bene cosa voleva dire essere felice con lui. Ho sempre pensato fosse quello giusto, l'unico che mi possa veramente capire fino in fondo, l'unico con cui potrò e vorrò mai essere me stessa. Ma perché se penso al futuro mi viene l'ansia e mi metto a piangere? Ora ho smesso la cura dallo psicologo perché ho risolto poco e niente, ho l'ansia ancora prima di aprire gli occhi la mattina, è un pensiero che mi tormenta TUTTO il giorno, non passa un attimo che non ci pensi. Qualcuno potrebbe pensare che non accetto la fine della fase di innamoramento, ma al contrario io l'avevo già superata quella fase: noi avevamo trovato il nostro equilibrio, ovviamente non può essere per sempre come i primi mesi ma io stavo benissimo, lui è sempre stato la mia unica sicurezza e certezza nella vita. Ora mi sento che non so più niente, che ho perso tutto e non voglio sia così. Datemi qualche consiglio vi prego. Mi scuso per la lunghezza del messaggio, ma volevo spiegare bene tutto. Grazie.

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Carissima....in effetti sembri proprio avere in disturbo ossessivo di personalita', problema per la cui soluzione attualmente la terapia piu' efficace e' la psicoterapia cognitivo-comportamentale+trattamento antidepressivo ed ansiolitico. Ma parliamo di anni, perlomeno 2-3, non e' possibile risolvere in settimane o mesi un modo di pensare che ti va avanti da tutta la vita. Ma coraggio, se ne esce

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Gentile Clarissa,
La modalità ansiosa sembra sia un tratto dominante della propria personalità, comune a tante persone. I tratti ossessivi le procurano la ruminazione mentale. L'ansia oggi è un problema trattabile all'interno di un percorso psicologico, lei aveva iniziato un cammino terapeutico di cui non mi sembra sia stata soddisfatta.
Il mio consiglio è di proseguire a livello privato o pubblico per diminuire l'ansia ed eventualmente affiancare degli ansiolitici.
Resto a disposizione
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Cara Clarissa,
per mail non si possono fare diagnosi e non si possono trovare soluzioni. Certo è che da ciò che dice si può ipotizzare una personalità ansiosa con tratti ossessivi, ma di per sé questo non sarebbe un male, anzi, i tratti ossessivi sono la benzina del successo di molte persone, e l'ansia è un'emozione più che utile in molte circostanze. Qua la domanda da porsi è: perché così tanta ansia e ossessive domande proprio in un certo ambito della sua vita? Perché questo ambito è talmente importante da non poter pensare ad investire su altro senza prima aver escluso un possibile fallimento in tale ambito (fallimento=non lo amo più e ci lasciamo, oppure=potrei passare momenti di solitudine)? Queste sono domande che possono trovare risposta in un percorso di psicoterapia, non si butti giù se il primo tentativo non ha portato risultati, a volte si deve provare più di una terapia per arrivare a quella giusta. Si può cambiare terapeuta o anche approccio. Rifletta anche sulla possibilità di parlarne con l suo medico, a volte un piccolo aiuto farmacologico può essere molto utile per smuovere delle situazioni di stallo indipendentemente dalla psicoterapia o, sicuramente, come aiuto prima e nelle prime fasi della terapia. Per questo però deve rivolgersi al medico perché è lui il professionista competente e autorizzato.
Per quanto riguarda la psicoterapia si ricordi che è sempre valida la possibilità di rivolgersi all'azienda sanitaria in alternativa al privato. Sicuramente i percorsi sono più brevi rispetto al privato per una questione di sostenibilità del servizio ma ci sono ottimi professionisti.

In bocca al lupo,
cordiali saluti,

Dott. Paolo Zandomeneghi

Dott. Paolo Zandomeneghi Psicologo a Rovereto

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