Lasciato da due mesi, ansia, attacchi di panico da 4 anni

Inviata da Syndro · 17 mag 2016 Attacchi di panico

Gentili dottori, ho letto più volte le risposte che avete dato, e molte volte sono stato rassicurato, ecco perché sono qui. Sono un ragazzo di 23 anni, affetto da ansia e attacchi di panico da quando ne ho 19, curati con scarsi risultati attraverso psicoterapia (probabilmente ho delle resistenze). Ho eliminato dalla vita tutto, poco a poco. Lo sport, che mi diede grosse soddisfazioni (il primo attacco di panico lo ebbi subito dopo una partita di calcetto,e da allora non gioco più); la vita sociale, attuando comportamenti di evitamento continui. Gli amici mi sono stati vicini, ma ai miei continui rifiuti di uscire ovviamente hanno fatto un passo indietro e aspettano che sia io a cercarli o a proporre. Nello studio, dove andavo così bene, ora fatico e arranco voti miseri all'università (sono studente fuorisede). Da lunedì comincerò probabilmente una terapia farmacologica (ho una visita psichiatrica), che spero possa darmi sollievo e farmi tornare il "cazzone" di sempre. Sono sempre stato un tipo socievole che nei gruppi si integra bene, non ho mai avuto problemi a relazionarmi, ma da questi 4 anni di attacchi di panico evito situazioni ansiogene o "pericolose".
Fatta questa premessa, il vero motivo per cui sono qui è un altro: il 2012 per me è stato un anno pesantissimo, per via di un lutto e di altre dinamiche, quali esame di stato, madre alcolizzata (da quando sto male ha smesso, o almeno ridotto molto) e padre assente (depresso e incapace di affrontare le situazioni, se non con rabbia), fratello con problemi di vario tipo (è 5 anni più grande di me e ha fallito miseramente con l'università, mentendo ai miei genitori di continuo su esami o altro).

A marzo 2012 venni lasciato dalla mia ragazza storica (relazione a distanza cominciata da piccoli, e durata 2 anni e mezzo circa) e subito dopo passai tutto ciò che ho appena descritto. Ad agosto, poco prima di partire per l'università, conobbi questa ragazza molto timida e un po' complessata (ma una bella ragazza!) alla sua prima esperienza, e mi attaccai a lei, decidendo di impegnarmi pur sapendo di dover andare all'università. Decisi di proseguire con una relazione a distanza, come quella conclusa 5 mesi prima. Da settembre 2012 il delirio puro: attacchi di panico, frequentavo poco le lezioni, uscivo pochissimo e il mio umore poco a poco calava. Riuscii a sostenere tutti gli esami del primo anno, e il crollo vero arrivò il secondo anno, nel quale riuscii a dare solo un esame, e la "politica degli evitamenti" mi portò a non uscire praticamente più di casa, se non per andare a fare sedute dallo psicanalista che cominciai ad aprile 2013. L'estate mi sentii meglio, e mi allontanai da questa ragazza. Era come se il mio sentirmi libero mi allontanasse di pari passo da lei. L'estate successiva stessa identica cosa: dopo un anno passato in casa, cominciai a sentirmi meglio e mi allontanai da questa ragazza, pur non riuscendo a chiudere! Lei era sempre lì ad aspettarmi e io sapevo che c'era, e sapevo che avevo bisogno ed ero dipendente dal suo affetto, poiché non ero e non sono in grado di uscire per conoscere gente e per vivere la mia vita. Lo so che ciò che dico è estremamente egoista, è una cattiveria, ma vi assicuro che non sono così, è l'ansia e il malessere che mi hanno portato a essere egoista. L'ho amata, almeno fino alla fine del 2014, l'ho amata con tutto me stesso e ne ero dipendente, anche se ogni qualvolta che stavo bene mi allontanavo da lei. Nel 2015, dopo un periodo di crisi fortissimo (a livello ansioso) avvertito tra Novembre 2014 e febbraio 2015, ho avuto una ripresa pazzesca: avevo ansia, ma ripresi a fare sport, a uscire, a studiare, e il mio umore migliorò notevolmente. A giugno scrissi alla mia ormai ex ragazza che mi stavo nuovamente allontanando,e passai l'estate a scriverle pochissimo, mentre lei soffriva ed era lì ad aspettarmi. Ad agosto, dopo le vacanze, rimanemmo insieme. Lei subiva le mie scelte e non controbatteva, io ad agosto persi la forza di qualche mese prima e non riuscii a lasciarla. Da settembre 2015 a marzo 2016, ebbi un lento ma costante declino, che mi portò a questo periodo nero, nerissimo, il peggiore della mia vita. Cominciai nuovamente a chiudermi e ad evitare tutto, ho avuto attacchi di panico quando uscivo, quando mi muovevo da solo, quando facevo sport. Insonnia, attacchi di panico notturni, sono stato malissimo! E non mi sono confidato né appoggiato alla mia ex, per paura di farla andare via o per non apparire debole. O forse perché, sotto sotto, volevo allontanarla da me, sia per il suo bene che per il mio, per spezzare questa dipendenza e per porre fine a questo egoismo. A marzo lei mi lascia, improvvisamente, e non vuole sapere nulla di me. Ci vediamo per le vacanze di Pasqua (non ci vedevamo da gennaio) e lei ribadisce che non mi ama più e che è meglio chiudere ogni ponte in modo tale da non "illudermi". In realtà penso che lei abbia chiuso ogni ponte per evitare ripensamenti e per evitare di star male, non credo lo abbia fatto per me. Da marzo ad ora silenzio assoluto, le scrissi solo un messaggio a fine marzo dove lei ribadì che ha preso questa scelta per la fine dell'amore e perché deve lavorare su se stessa, ribadendo che a me ci tiene tanto e facendomi l'in bocca al lupo per tutto. Vivo di rimorsi, di rimpianti e di sensi di colpa, mentre sono chiuso in questa stanza e vivo al 10% delle mie facoltà. Rifiuto di uscire con ragazze (che mi cercano eccome! Sono un bel ragazzo e simpatico) per via dell'ansia, e controllo sui social gli orari in cui la mia ex esce di casa e rientra, chi aggiunge, i nuovi amici. Fino a 2 mesi fa non la consideravo, sapendo che era lì ad aspettarmi, e ora sto malissimo e so tutto ciò che fa. O meglio, lo immagino dagli orari di entrata e uscita. Vi chiedo scusa per la lunghezza del post, ma io voglio vivere, voglio tornare a godermi la vita, e sfruttare la mia sensibilità e intelligenza, vedendo le persone non come mezzi, ma come fini. Vorrei anche restituire alla mia ex la bontà che mi ha dato, anche se il suo chiudere tutti i ponti pur sapendo le mie difficoltà, mi è sembrato un gesto estremamente crudele, e non dettato dall'indifferenza, ma dalla rabbia.
Chiedo scusa per la lunghezza del post, grazie a chiunque abbia letto.

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Miglior risposta 23 GIU 2016

Caro Syndro,
Sicuramente la situazione che ha vissuto e sta vivendo da 4 anni a questa parte non è facile. Le consiglierei una terapia cognitiva comportamentale sia per capire quali sono i pensieri che più la fanno soffrire e soprattutto per capire la storia e il significato di quest'ansia che al momento vive come molto invalidante. Una terapia cognitiva comportamentale oltre ad accompagnarla nella comprensione dei suoi pensieri ed emozioni le insegnerà delle strategie efficaci di gestione e controllo dell'ansia.

Rimango a disposizione

Cordialmente
dott.ssa Mara Di Paolo

Dott.ssa Mara Di Paolo Psicologo a Trento

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