Sono confuso/a: non provo più gli stessi sentimenti per il/la mio/a partner e non so cosa fare

Come mai, nonostante tutte le nostre idee e progetti, a un certo punto possiamo smettere di provare per il/la partner gli stessi sentimenti? Due ipotesi e alcuni consigli.

30 AGO 2022 · Tempo di lettura: min.

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Sono confuso/a: non provo più gli stessi sentimenti per il/la mio/a partner e non so cosa fare

Nel mio percorso #relazionifelici mi capita di incontrare persone confuse che, nonostante la forte convinzione nel costruire il futuro con il/la proprio/a partner, si ritrovano spaesate quando si accorgono di non provare gli stessi sentimenti di prima. Lui/lei torna dalla trasferta di lavoro e la voglia di vederlo/a non è più tanta, si desidera passare il tempo altrove e il desiderio diminuisce, i finesettimana insieme diventano tutti uguali e magari si pensa anche più spesso del solito a quel/la nostro/a amico/a o collega.

Sta capitando anche a te?

Sebbene ogni persona possa arrivare a questa situazione in modi diversi, vediamo alcune delle possibili cause seguite da alcuni consigli per lavorarci.

Gli esempi che seguono (con nomi di fantasia) sono relativi a casi di donne, perché io lavoro prevalentemente con donne, ma la dinamica di cui parlo può riguardare tutti.

Nascondere sotto il tappeto

Alla base può esserci un problema legato all'aver nascosto "sotto il tappeto", e troppo a lungo, cose che facevano stare male o che lasciavano insoddisfazione, ma su cui si riteneva che fosse possibile "passare sopra" a fronte del fatto che i momenti positivi erano più di quelli negativi. Come se i momenti belli potessero compensare quelli insoddisfacenti o tristi parentesi.

Maria, ad esempio, aveva un compagno, a detta sua, tanto presente e comprensivo ma che quando cadeva in preda agli scatti d'ira urlava e diceva cose offensive di cui poi si scusava….per poi, però, cadere nella stessa dinamica qualche tempo dopo.

Gianna stava molto bene con il suo compagno, tranne nei momenti in cui la madre di lui diventava critica e screditante con lei. Il compagno però tendeva a minimizzare le critiche della madre, dicendo a Gianna di non prendersela troppo e accusandola, talvolta, di ingigantire il tutto.

Rosa si sentiva amata da Marco, il quale però manifestava talvolta una gelosia molto intensa che impattava nella vita di Rosa.

Antonella voleva bene a Gabriele. Lui però a volte, senza motivo, si chiudeva e non rivolgeva parola né ad Antonella né ai loro figli.

Tutte queste persone erano accomunate dal fatto di "tenere duro", e passare sopra a questi spigoli caratteriali dei loro partner. La frase era sempre la stessa: "per una cosa che non va non voglio mandare all'aria la storia; ce ne sono altre mille di cose che vanno bene".

Quello che non si considera in questi casi è quanto pesino quelle parentesi. Anche se si cerca di mettere da parte quei momenti infelici, una parte di noi (fortunatamente) non li mette via e continua a starci male. Una parte di noi che non dimentica anche se si cerca di minimizzarla.

Le emozioni messe da parte, ignorate e non ascoltate, io dico sempre che sono un po' come degli strozzini: ti presentano il conto con gli interessi. A differenza degli strozzini, però, lo fanno nel nostro di interesse. E lo fanno per farci capire che di fronte, ad esempio, a quella gelosia morbosa e a quelle critiche svilenti non si può più fare finta di nulla raccontandoci che si può sostenere.

Se ti trovi in questa situazione la prima cosa da fere è fare chiarezza. Dirti la verità facendoti domande a cui risponderti in modo onesto.

Le domande che dovresti porti

  • Cosa ti sta dicendo quella parte di te che è meno contenta di vedere il/la tuo/a partner, o che preferirebbe passare la serata con persone diverse da lui/lei?
  • Cosa ti stai dicendo se piangi spesso?
  • Quanto tempo passi a sentirti felice nella coppia?
  • Quanto tempo passi a sentirti in ansia o triste, o comunque scontento/a?
  • Quanto ti fanno male quei momenti in cui le cose vanno male (ad esempio quando urla, ti critica o difende la madre - o il padre - che ti critica)?

Non ignorare i segnali che ti mandano le tue emozioni

Se non ti trovi in questa situazione, per prevenirla è fondamentale non ignorare alcun segnale che ti mandano le emozioni, e ascoltare sempre ciò che hanno da dirti. Evita di "passare troppo sopra" alle cose, e cerca chiarimenti quando qualcosa non ti va bene per evitare di mettere da parte emozioni che tanto, comunque, scavano.

"Questa relazione deve andare bene per forza!"

Una seconda ipotesi che può generare la perdita del sentimento può essere quella che io chiamo "da relazioni precedenti andate male". In altre parole, dopo un matrimonio fallito o, comunque, dopo una o più relazioni finite male, dentro di noi può farsi strada il pensiero secondo cui: "questa relazione deve andare bene per forza".

Dietro questa idea può esserci:

  • la paura della solitudine;
  • la paura dei giudizi dei genitori o delle persone vicine ("cosa penseranno di me se va male anche questa relazione?"; "non voglio che mia madre pensi che non sono capace di tenermi un uomo/una donna");
  • una minaccia per l'autostima: rompere un'altra relazione è come dire a te stesso/a che hai fallito ancora una volta.

Se ci sono figli poi non ne parliamo, può subentrare anche questa preoccupazione: se lo/a lascio i miei figli staranno male per colpa mia.

Così si tiene duro, si resiste, si cerca di far andare bene le cose, si passa sopra alle cose, si cerca di dare poca importanza a cose che fanno stare male e, soprattutto, si cerca di metterci anche l'impegno che magari l'altra persona non ci mette per far andare le cose come si vorrebbe. Ed ecco che anche qui si perde di vista quanto quella frustrazione, quell'ansia, quel malessere e quell'infelicità scavano dentro di noi; ed così che si arriva a sentire confusione tra:

  • la parte di noi che dice di andare via perchè in quella relazione non sta bene;
  • la parte di noi che dice: "resta, non puoi permetterti di sbagliare anche stavolta!".

Non c'è un consiglio magico per risolvere questa situazione, c'è bisogno di un lavoro profondo su di te per fare chiarezza, ma intanto puoi iniziare a lavorare sulle tue paure e su possibili strategie:

  • cosa ti spaventa all'idea di chiudere quella relazione? Scrivi scenari concreti e ricchi di dettagli.
  • Quanto è realistica quella paura, o quanto invece è più frutto di una tua idea?
  • Prova a spostarti di prospettiva: gli scenari catastrofici che vedi spesso sono peggiori di come li immagini. V., una mia cliente, riteneva che chiudere la relazione con il compagno avrebbe portato a conseguenze ingestibili sul piano dell'autostima e del giudizio degli altri su di sé. In realtà le conseguenze sono state molto, molto, molto meno infauste di come le immaginava.
  • Immagina la tua vita senza questa persona con cui non stai bene? Come, dove e con chi ti vedi? Cosa stai facendo? Come ti senti?
  • Pensi di poter parlare al tuo partner di come ti senti? Come pensi che reagirebbe? Come ti fa stare la sua reazione?

E poi, per concludere, te ne faccio una di domanda. Sembra una domanda banale dalla risposta scontata ma riflettici:

Quante vite hai (che tu sappia)?

Probabilmente la risposta sarà che ne hai una. Quello che ti chiedo è quanto tu sia disponibile a investire l'unica vita che hai in una relazione che non ti rende felice.

Qualcuno si starà chiedendo: "quindi chiudere la relazione è l'unica soluzione?". Non è detto che si debba per forza chiudere; la cosa importante però è:

  • fare chiarezza su cosa non stia andando bene;
  • capire se ci sono le condizioni per risolvere ciò che non va attraverso il confronto, il dialogo ed, eventualmente, una terapia di coppia.

Se hai bisogno di fare chiarezza sulla tua relazione e vuoi conoscere il mio percorso di crescita #relazionifelici, contattami attraverso il portale cliccando qui.

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Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Bibliografia

  • Borgioni, M (2017). La deriva controdoipendente come deriva del nostro tempo. Da persona a persona: Rivista di studi rogersiani. Pp. 73-78.
  • Borgioni, M. (2015). Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all'indifferenza vuota. Roma: Alpes Italia.
  • Norwood, R. (1985): Donne che amano troppo. Milano: Feltrinelli.
  • Karpman, S.B. (1968). Fairy Tales and Script Drama Analysis, in Transactional Analysis Bullettin, vol VII, n. 26, pp 39-43.

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