Riflessioni di una psicologa sulla pandemia di Covid-19

​La pandemia di Covid-19 è stato un evento inaspettato che ha coinvolto tutto il mondo, avendo un impatto sul benessere psicologico delle persone.

8 NOV 2021 · Tempo di lettura: min.

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Riflessioni di una psicologa sulla pandemia di Covid-19

La pandemia di Covid-19 è stato un evento inaspettato che ha coinvolto e travolto tutto il mondo, avendo un impatto difficile da misurare sul benessere psicologico delle persone, le cui ricadute si manifesteranno per gli anni a venire.

Attualmente, siamo in una fase di ripresa ai ritmi di vita precedenti la pandemia, sebbene non sia possibile stimare ancora per quanto durerà questo momento critico per l'umanità.

L'Organizzazione Mondiale della Salute ha posto l'accento più volte i rischi per la salute mentale della popolazione.

A livello nazionale, da uno studio coordinato dal Dipartimento di Salute Mentale dell'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", su un campione di 20.720 partecipanti, è emerso che durante il lockdown sono aumentati i livelli di ansia, depressione e sintomi legati allo stress, soprattutto nei soggetti di sesso femminile. Inoltre, la durata dell'esposizione al lockdown ha rappresentato un fattore predittivo significativo del rischio di presentare peggiori sintomi ansioso-depressivi.

Torniamo a marzo 2020 per tentare di ricostruire quanto accaduto.

Il periodo di quarantena dovuta al Covid-19 ha creato una dimensione temporale parallela di sospensione dello scorrere del tempo. I ritmi frenetici a cui eravamo abituati hanno avuto un arresto immediato e quasi totale.

I confini tra sfera privata e pubblica sono cambiati. Da un lato abbiamo riscoperto il piacere di stare nelle proprie pareti domestiche, dall'altro abbiamo condiviso una dimensione di reclusione con tutto il mondo. Ciò ha contribuito a far emergere l'interdipendenza tra le persone e i diversi sistemi di appartenenza.

Contemporaneamente la paura del contagio ha sollecitato processi primari per la sopravvivenza, per cui l'altro può essere un pericolo da cui doversi difendere con tutte le proprie energie. La parte più primitiva del cervello è stata sollecitata dalla presenza di un nemico invisibile, che ha mietuto vittime come una terza guerra mondiale. Le nostre armi contro questo nemico invisibile, sono state e sono ancora mascherine, igienizzanti e la distanza sociale.

Quest'ultima è stata la dimensione che a livello psicologico ha sollecitato più questioni sul versante individuale e relazionale. Mantenere la distanza dall'altro vuol dire dover scrutare meglio me stesso e riflettere su come mi metto in relazione con l'altro.

Molti hanno avuto la possibilità di riflettere sulla natura delle loro relazioni e dei legami affettivi, scorgendone risorse e criticità. Tali questioni hanno avuto ripercussioni sulle dinamiche di coppia e sul sentimento d'identità individuale soprattutto dei giovani. Abbiamo sperimentato altri modi di stare con noi stessi e con gli altri, facendo cose mai fatte prima. Qualcuno ha scoperto i propri talenti, altri hanno avuto modo di fermarsi e pensare, progettando cambiamenti di vita.

Il sistema famiglia è stato il teatro in cui si sono manifestate tutte le criticità di un sistema politico e sociale messo in crisi dalla pandemia. Il lavoro per molti è diventato sempre più precario e ciò ha minato il senso d'identità e sicurezza personale. I genitori sono diventati un po' insegnanti dei figli, mentre la scuola ha cercato di reagire con le risorse che aveva.

Il virtuale ha preso il posto del reale. Grazie alle diverse piattaforme, la relazione ha bypassato la dimensione della vicinanza fisica, per trasporsi in una dimensione in cui siamo tutti dietro a uno schermo e tentiamo di interagire, attendendo che l'altro ci invii un feedback. La comunicazione è più lenta, meno immediata ma anche più consapevole.

Siamo in una fase di ripresa graduale della "normalità" e la sfida oggi è ripensare a un nuovo modo di stare con gli altri.

Come professionista che opera nell'ambito del benessere psicologico, ho osservato un aumento della richiesta di supporto psicologico soprattutto da parte dei più giovani (fascia d'età 20- 30anni), e di coppie.

L'obiettivo principale è quello di promuovere il benessere psicologico mediante interventi tempestivi e mirati, affinché il malessere sia contenuto il prima possibile, accogliendo le richieste d'aiuto con empatia e professionalità.

 

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Scritto da

Dott.ssa Vastarella Raffaela

Bibliografia

  • "The Impact of Quarantine and Physical Distancing Following COVID-19 on Mental Health: Study Protocol of a Multicentric Italian Population Trial" pubblicato su Front Psychiatry.
  • "L'impatto della pandemia COVID-19 sulla salute mentale: l'impegno in ISS", dal sito Istituto Superiore di Sanità rapporto
  • ISS COVID-19 n. 23/2020 "Indicazioni di un programma di intervento dei Dipartimenti di Salute Mentale per la gestione dell'impatto dell'epidemia COVID-19 sulla salute mentale"

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