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Psicologia e alimentazione: cosa succede quando diventiamo vegani o celiaci?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L'alimentazione influenza la nostra psiche, e viceversa. Per questo quando cambiamo dieta avvengo molti cambiamenti interni. Cosa succede quando il cambiamento è scelto o viene imposto?

22 MAG 2019 · Tempo di lettura: min.
Photo by Brooke Lark

L'alimentazione è la psiche sono in una relazione di reciproca influenza: ciò che mangiamo influisce sul nostro umore così come le nostre emozioni contagiano la nostra alimentazione.

Anche se il cibo è sopratutto sopravvivenza, non si può negare che esso sia anche socialità, condivisione, unione e un mezzo attraverso cui l'identità personale si manifesta. Per questo motivo modifiche nella dieta cambiano il modo con cui ci relazioniamo con gli altri, oltre che la percezione di se stessi e l'identità. Infatti, molti di questi aspetti si modificano in modo diverso a seconda che il cambiamento dello stile alimentare sia voluto consapevolmente (come nel caso di vegani o vegetariani) o sia obbligato (come nel caso dei celiaci).

Alimentazione vegana e alimentazione senza glutine a confronto

La prima differenza che si riscontra tra i due regimi alimentari, la si può trovare nelle motivazioni che spingono al cambio di dieta: nella celiachia è una scelta imposta da una malattia, mentre nei vegetariani e vegani è dovuta ad un'ideale intrinseco al soggetto che è in genere basata su una scelta di salute o su un'etica personale. Proprio perché essere vegetariani è una scelta, essa può essere abbandonata senza riscontri negativi sulla salute, anzi, uno dei motivi principali che spingono il soggetto a reintrodurre la carne è legata a problemi di salute come l'anemia. Viceversa, l'unica cura della celiachia è la rigida aderenza alla dieta priva di glutine e non rispettarla può comportare anche gravi patologie psicofisiche.

Un'altra evidente differenza tra celiachia e vegetarianismo è come si modifica l'ambito sociale dopo l'aderenza alla dieta. Anche se per entrambi il supporto sociale è di primaria importanza, i due gruppi si differenziano per come si modificano le relazioni sociali. Nei vegani e vegetariani, in alcuni casi, si verifica un accrescimento delle ostilità verso gli onnivori e verso chi si discosta dalle loro linee di pensiero, questo perché la dieta è un mezzo per manifestare la propria identità e i propri impegni personali e filosofici.

Nei celiaci, invece, i rapporti con gli altri sono compromessi e caratterizzati da sentimenti di esclusione, vergogna e sfiducia. Inoltre, nei neo-diagnosticati, si crea la necessità di una nuova identità che parte dal conflitto tra la volontà di sentirsi normale e l'identità di "malato", e si conclude con la rielaborazione del dolore causato dal sentimento di perdita della propria normalità.

Per quanto riguarda l'umore, nel vegetariano c'è un generale innalzamento del tono dell'umore, anche se non è ben chiaro se la causa sia l'alimentazione o la perdita di peso. Nel celiaco, invece, il nuovo stile di vita comporta una sensazione di abbassamento della qualità della vita e costanti emozioni negative che portano ad una minor aderenza alla dieta.

È anche vero che nel lungo periodo la situazione si inverte: nei vegetariani c'è un aumento del senso di affaticamento e un abbassamento del tono dell'umore, oltre che una correlazione con disturbi d'ansia e disturbi dell'umore. Nel celiaco, dopo cinque anni dalla diagnosi, c'è un miglioramento della salute fisica e una minor incidenza con la depressione.

Curiosità    

Uno studio condotto da Filippi nel 2013 ha dimostrato che i vegetariani e i vegani, rispetto agli onnivori, hanno una diversa architettura funzionale a livello cerebrale, che li porta a considerare come loro i non-conspecifici: durante l'esperimento, in cui dovevano visionare dei video in cui vi erano umani o animali, in questi due gruppi si sono attivate regioni cerebrali di solito attribuite alle interazioni sociali con altri individui. Ciò supporta la teoria di una forte empatia verso gli animali che potrebbero essere alla base di una migliore capacità empatica e di un più accentuato comportamento pro sociale.

Articolo scritto dalla dott.ssa Dott.ssa Debora De Mattia, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia.

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Scritto da

Dott.ssa Debora De Mattia

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