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Le prime impressioni contano oppure no?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Il bias di conferma e l'effetto alone sono due dei fenomeni che entrano in gioco quando conosciamo una persona.

30 LUG 2018 · Tempo di lettura: min.
Le prime impressioni contano oppure no?

«Alcune persone pensano che l'onestà sia sempre la tattica migliore. È una superstizione. A volte, la mera impressione di onestà vale sei volte tanto», Mark Twain.

"La prima impressione è quella che conta" afferma un proverbio. È davvero così? Secondo uno studio dell'Università di Cornell, negli Stati Uniti, giudichiamo realmente gli altri fin dal primo sguardo. Non solo. Anche quando abbiamo l'opportunità di conoscere meglio una persona, le prime impressioni continuano ad avere la meglio sulla realtà e sulle nuove informazioni a nostra disposizione.

Lo studio

I professori dell'Università di Cornell hanno eseguito la ricerca, guidata dalla docente di psicologia Vivian Zayas, su un gruppo di 55 persone. Il campione preso in considerazione aveva come compito quello di osservare la foto di quattro donne, alcune sorridenti e altre con un'espressione neutra. In base alla sola visione delle fotografie, i partecipanti allo studio dovevano descrivere la personalità delle donne.

Alcuni mesi più tardi, ogni partecipante ha incontrato faccia a faccia ognuna di queste donne presenti nelle foto, passando con ciascuna circa 20 minuti. Dopo questi incontri, il gruppo doveva nuovamente valutare la personalità di ogni donna. Il risultato? La maggior parte delle prime opinioni era poi stata confermata dopo gli incontri. Le donne che erano state descritte come simpatiche attraverso la visione della foto erano poi state valutate nello stesso modo in seguito all'incontro dal vivo. Stessa situazione per quelle donne che, fin dall'inizio, erano state indicate come "sgradevoli": durante l'incontro, questa opinione era stata confermata nella maggior parte dei casi.

Secondo Zayas, questo fenomeno è dovuto al cosiddetto "bias di conferma", ossia quel processo che tende a confermare le idee o le percezioni che già si hanno.

In questo caso, ad esempio, le persone che trovavano simpatica una delle donne si sono comportate con lei in maniera più amichevole, mentre coloro che avevano incontrato una donna che reputavano sgradevole durante la visione delle foto, hanno avuto un approccio più distante. Per questo, quando vediamo una persona per la prima volta, ci formiamo immediatamente un'opinione, basata per esempio sui gesti o sull'aspetto fisico. In seguito, però, difficilmente mettiamo in dubbio le nostre percezioni iniziali.

Oltre al bias di conferma, infatti, entra in gioco il cosiddetto "effetto alone". Questo fenomeno fa sì che le persone, basandosi sul giudizio di alcuni tratti fisici siano influenzate nella percezione che si ha dell’altro: per esempio, un uomo attraente ha più possibilità di essere giudicato in maniera positiva. Questo fenomeno si è presentato anche durante lo studio. Nella maggior parte dei casi, chi aveva dato una valutazione positiva alla foto tendeva a estendere questa opinione anche alla personalità, pur non avendo dati a riguardo.

«Non c'è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta», affermava Oscar Wilde.

Lo studio dei ricercatori dell'Università di Cornell, dunque, conferma che l'aspetto e il linguaggio gestuale di una persona possono causare una prima impressione difficile da cambiare nel corso del tempo, anche se abbiamo l'opportunità di conoscere meglio l'individuo in questione.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in relazioni sociali.

Articolo rivisto e corretto da Matteo Monego

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