LA BIZZARRIA DEL DOC (Disturbo ossessivo compulsivo)

Come ci ricorda E.M.Secci: "Non poter fare a meno di qualcosa significa che non la possediamo, ma che ne siamo posseduti."

15 NOV 2017 · Tempo di lettura: min.

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LA BIZZARRIA DEL DOC (Disturbo ossessivo compulsivo)

Quando parliamo di DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo) ci riferiamo alla necessità per la persona di eseguire delle azioni, mentali o comportamentali, definite appunto compulsioni.

Affinchè si possa parlare di compulsioni occorre che tali azioni siano sentite come incontrollabili e ripetitive; per questo vengono definite anche con il termine rituali.

Analizzare, durante il lavoro terapeutico, il contenuto delle compulsioni può condurre fuori strada poichè non c'è limite alla "fantasia" della mente : nell'immaginario collettivo sono conosciuti come compulsioni il controllare più volte di aver chiuso il gas o le porte, lavarsi ripetutamente le mani o mantenere un ordine e una pulizia maniacali in casa. Ma ognuno di noi può costruire un rituale originale e unico come, ad esempio, camminare calpestando solo alcune mattonelle, sistemare il cibo nel piatto con un determinato schema geometrico, ripetersi mentalmente una formula per un numero di volte dispari (o pari), sistemare il tappetto di casa sempre e solo con una determina angolazione (tutti esempi reali tratti dalla clinica).

Ciò che invece è risultato efficace è considerare lo schema di base delle compulsioni; troviamo quindi:

- Compulsioni basate sul piacere

- Compulsioni basate sulla paura

Oppure

- Compulsioni per sensazione

- Compulsioni per ripetizione

Ancora

- Compulsioni mentali

- Compulsioni comportamentali

- Entrambi i casi

La distinzione è importante per il terapeuta, affinchè possa costruire adeguate tecniche che permettano di superare la problematica.

Un'aspetto, che spesso la persona scopre già in prima seduta, è che queste compulsioni sono la prova evidente che la soluzione può diventare essa stessa il problema.

Il rituale messo in atto infatti ha lo scopo, per la persona, di placare l'ansia e il pensiero negativo; è però, con le parole di Nardone, un controllo talmente ben riuscito che si diventa schiavi dello stesso. La compulsione (e non l'ansia) diventa il sintomo, ciò a cui la persona vorrebbe rinunciare senza riuscirci; è ciò che è possibile attaccare e far collassare con le adeguate strategie che seguano - e non si scontrino - con la logica, anche bizzarra, del problema.

Non esiste uomo che non venga tiranneggiato a volte da idee astruse che lo inducano a sperare o temere oltre i limiti delle probabilità concrete.
Samuel Johnson

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Scritto da

Dott.ssa Sabrina Trojani

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