Introduzione all’uso dell’enigmistica classica nelle scuole elementari, medie e superiori

Introduzione all’uso dell’enigmistica classica nelle scuole elementari, medie e superiori

4 APR 2019 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Introduzione all’uso dell’enigmistica classica nelle scuole elementari, medie e superiori

Sono molti gli insegnanti che negli ultimi cinquant'anni hanno utilizzato l'enigmistica classica come strumento per la didattica. Ma lo hanno fatto in maniera discontinua e quasi sempre a titolo personale; sono infatti rari i contributi ministeriali in merito ai vantaggi di questo strumento che pure si presenta molto efficace: i giochi più avvenenti dell'enigmistica classica, oltre ad incoraggiare la passione per la lingua italiana, hanno effetti sorprendenti sulla performance dell'attenzione e sono antidoti formidabili ad alcuni disturbi dell'apprendimento, in particolare la dislessia.

L’insegnante che intende applicare l’enigmistica a scuola, può farlo in qualsiasi classe, dalla prima elementare all’ultimo anno di qualsiasi superiore. Questa introduzione ha l’obiettivo di fornire idee per attività e progetti per utilizzare l’enigmistica in classe in maniera creativa e metodologicamente corretta. I docenti che hanno sperimentato queste tecniche hanno sempre ottenuto ottimi risultati, non solo a livello di aumento dell’interesse e dell’attenzione, ma anche nel più generale della motivazione all’apprendimento. In questo capitolo tratteremo alcune tecniche particolari come le parole nascoste, la falegnameria di parole, gli acrostici, gli indovinelli, gli anagrammi, le frasi palindrome e le frasi bisenso.

Parole nascoste

Si tratta di una tecnica molto efficace nella scuola primaria e assai utile per la prevenzione della dislessia, che consiste nel nascondere alcune parole all’interno di frasi; le parole nascoste avranno la caratteristica di fare parte di una stessa categoria: animali, città ecc. Consideriamo per esempio le brevi frasi seguenti:

  • Oggi Raffaella ha studiato poco. (Giraffa, Topo)
  • I lottatori non si fecero male. (Torino, Roma)

La ricerca mirata permette ai bambini di focalizzare l’attenzione sulle lettere, non soltanto all’interno della singola parola, ma anche tra quelle consecutive, con tutti i vantaggi della percezione selettiva mirata. C’è la possibilità di comporre interi brani inserendo parole tematiche; un’altra possibilità, per aumentare il livello di difficoltà, è quella di inserire le parole tematiche al contrario: consideriamo queste altre due frasi:

  • Ai lati della fontana c’erano sette taniche (Italia, Cina)
  • Ho mangiato gnocchi e sono felice (Congo, Cile)

La forma giocosa di questi esercizi rinforza l’attenzione selettiva in maniera spontanea e naturale. All’insegnante è consigliabile di creare egli stesso le frasi, magari rendendo protagonisti i propri alunni, nascondendone i nomi o citando aneddoti propri della classe.

La falegnameria di parole

Le parole possono somigliarsi, unirsi e dividersi, cambiare lettere iniziali e finali, consonanti e vocali. Le parole si possono smontare e rimontare attraverso meccanismi che in enigmistica classica hanno denominazioni che molti di noi conoscono magari solo per essersi imbattuti nelle pagine della sfinge del più noto settimanale italiano di settore, ovvero “La settimana enigmistica”. Così abbiamo conosciuto cambi d’iniziale di consonante o di vocale, zeppe, incastri, intarsi, scarti, antipodi, falsi accrescitivi, falsi diminuitivi ecc. I giochi contenenti le parole che mutano attraverso questi meccanismi sono svolti con varie modalità, molto spesso con epigrammi; li esamineremo quando tratteremo gli indovinelli. Qui ci limitiamo a stimolare la ricerca per esempio sui cambi d’iniziale: Gatto, Matto, Patto, Ratto, Tatto; o di vocale Pazza, Pezza, Pizza, Pozza, Puzza. Tanto più l’insegnante prenderà confidenza con la nomenclatura enigmistica, tanto più sarà in grado di proporre esercizi creativi riguardanti la falegnameria di parole. Per la nomenclatura completa dell’enigmistica classica rimando al volume di Stefano Bartezzaghi (2001) citato in bibliografia.

Acrostici

Uno dei pionieri nell’utilizzo degli acrostici è stato il maestro elementare svizzero-italiano Francesco Giudici, il quale stimolava i bambini con compiti per casa assai creativi e riceveva risposte ancora più creative. Un classico era la tematizzazione di parole; in classe Giudici discuteva con i suoi piccoli alunni del significato di parole particolarmente di attualità o di moda e poi chiedeva per casa di sviluppare un acrostico con le iniziali di quelle parole. Molti bambini, sebbene all’inizio non venisse loro prescritto di comporre una frase attinente alla parola di partenza, lo facevano spontaneamente, talvolta con un’ironia che superava quella del maestro, il quale si vedeva restituire vere e proprie perle, come questo sviluppo della parola “Stress”:

Scrivo

Tre

Righe

E

Sono

Stanco

Indovinelli

In enigmistica, gli indovinelli, almeno dal ‘900 in poi si fondano sui bisensi, ovvero parole che hanno più di un significato; ma vediamo subito un esempio classico per analizzarne le parti che lo compongono.

  • La sarta

Lavora d’ago fino a mezzanotte

per aggiustare le mutande rotte

Questi due endecasillabi, notissimi tra gli enigmisti giovani e anziani contengono almeno quattro bisensi notevoli: Ago, Mezzanotte, Mutande e Rotte. Il titolo “La sarta” riguarda la prima lettura, ovvero il significato apparente che viene confermato anche nei due versi. Per i solutori è soltanto un depistaggio. Ma esiste anche una seconda lettura, nella quale l’ago non è più quello della sarta bensì quello della bussola che è la soluzione, “mutande” assume il significato di mutevoli ed i due versi acquistano un senso completamente diverso.Gli indovinelli moderni sono si presentano spesso in epigrammi, ovvero quartine di endecasillabi; esaminiamo questo recente capolavoro di Emilians (Emiliano Ruocco), con soluzione l’hacker, pluripremiato per la modernità e la bellezza dei bisensi, anche se probabilmente non resterà memorabile come “La sarta” per via del fatto che il significato apparente riguarda una trasmissione televisiva condotta da un cuoco la cui notorietà attuale è elevata, ma in futuro questo personaggio potrà essere dimenticato.

  • Con Masterchef ho sfondato

Da quando nel programma sono entrato

ho fatto il mio pasticcio ricercato

Or sono tra le icone e in disco spacco

col format mi presento qui: C. Cracco

Questo gioco spicca per la quantità delle parole bisenso: Programma, Pasticcio, Icone, Disco, Format, C e Cracco. Per chi non ha dimestichezza con i computer, ricordiamo che formattare e craccare sono verbi relativi ad un hacker che danneggia un sistema informatico; e C, nel significato apparente iniziale del nome del celebre cuoco, è anche la lettera che indica l’hard disk.

Vediamo infine questo indovinello di Gianni Ruello (Il Nano Ligure):

  • Donna scostumata

Tu prima l’hai sconvolta

con lettere su lettere

per sola voglia di divertirti

e ora la vuoi cambiare? È una parola!

Nonostante la metrica un po’ anarchica, si tratta di un lavoro notevole; i bisensi più evidenti sono “Sconvolta”, “Lettere” e “Parola”. La soluzione è l’anagramma.

Anagrammi

Un anagramma è il rimescolamento di lettere che permette di ottenere da una parola o una frase, un’altra parola o un’altra frase. La lingua italiana si presta meglio di altre alle combinazioni anagrammatiche con risultati spesso spettacolari. Le potenzialità dell’utilizzo degli anagrammi sono enormi; già con singole parole è possibile ottenere risultati di un’attinenza sorprendente: basti pensare ai classici Attore = Teatro e Pentola = Polenta. Gli anagrammi con attinenza sono sicuramente i più apprezzati e lo diventano ancora di più quando aumentando il livello di difficoltà andiamo ad anagrammare coppie di parole attinenti tra di loro, ricavando una terza parola articolata o meno con significato ancora attinente o in grado di suscitare riflessioni filosofiche; eccone alcuni esempi: Croce + Tomba = Beccamorto, Cielo + Terra = Il Creatore, Toilet + Bagni = Il gabinetto, Fortuna + Iella = Tiro alla fune, Attori + Scena = Cantastorie. Il passo successivo è quello di ricavare due parole, partendo da altre due parole di partenza, come in queste combinazioni ottenute con capoluoghi di provincia: Catania + Palermo = Napoli + Macerata, Caserta + Pisa = Pescara + Asti. O ancora parole altamente attinenti, come Caso fortuito = Fatto curioso, La portineria = Il piano terra. Un altro campo di ricerca molto suggestivo è quello delle cosiddette “Onomanzie”, ovvero gli anagrammi che scaturiscono dal nome e cognome delle persone; il mio gruppo di anagrammisti ne ha realizzati a migliaia con personaggi famosi della storia, della politica, dello sport, dello spettacolo ecc. Eccone alcuni esempi: Giuseppe Grillo = Lo pigli per Gesù, Matteo Salvini = Veto anti-Islam, Antonio Di Pietro = Intrepido notaio, Laura Morante = Mora naturale, Antonio De Curtis = Ridi: nasce un Totò, Francesco Schettino = Schifo sconcertante, Raimondo Vianello = A volerlo? Mondaini, Cristiano Ronaldo = Or sta con i ladroni, Maria Callas = Mira la Scala, Michelangelo Buonarroti = Uomo che in ogn’arte brilla. Un’onomanzia diventa più spettacolare quando l’anagramma ottenuto descrive le caratteristiche della persona. in enigmistica gli anagrammi possono essere presentati in versi, oppure in forma breve continuativa come ho fatto nel primo numero del 2017 della Settimana Enigmistica:

Anagramma continuativo

Primo gennaio triste

1’4 8 3 10 I numerini presenti sotto l’esposto rappresentato il diagramma, per cui il solutore, ragionando sull’esposto scritto tutto in maiuscolo, per prima cosa dovrà dedurre che la soluzione sarà una frase di 26 lettere nella quale l’inizio (1’4 8 = 13) sarà composta dalle stesse lettere della fine (3 10 =13). La soluzione è “L’anno comincia con malinconia”.

archimede-n.jpg

Gli anagrammi continuativi possono presentarsi anche come giochi illustrati, ecco un esempio di Oleandra (Loredana Vassallo) con soluzione “Archimede Pitagorico è dimagrito parecchio”.

Palindromi

Non sono molte nella lingua italiana le singole parole palindrome, ovvero leggibili sia da sinistra a destra che da destra a sinistra; trascurando quelle brevi e brevissime, spiccano Radar, Ottetto, Anilina, Ingegni, Ossesso. Ma con lo stesso meccanismo è possibile comporre delle frasi palindrome assai spettacolari, anche molto lunghe; vediamone alcuni esempi: Annarita la tiranna; Amo ridere di Roma; Aceto nell’enoteca; E la mafia sai fa male; A vita nella valle nativa; E carbonizzino brace; E' romano con amore; E' la morte tetro male; Ero maniaca in amore; Illusa fingo sogni fasulli; I topi non avevano nipoti; Omino nano non anonimo; Alla bisogna tango si balla; Ero tutelata da tale tutore; E lo vedo, lei è lodevole; Ero malato, idiota l’amore; Ai lati della valle d’Italia; Poter essere pelato totale per essere top; Ingegno c’era nell’allenare congegni; Accese carboni, ma cade da camino brace secca; Avida di vita, desiai ogni amore vero, ma ingoiai sedativi da diva; è sorprendente come quest’ultima frase si adatti alla biografia dell’attrice Marylin Monroe. In enigmistica classica, anche i palindromi, come vedremo tra poco con le frasi bisenso, possono essere esposti con un diagramma. Ecco un esempio del grande enigmista Atlante (Massimo Malaguti): Palindromo 8 5, 3 6! 

Il castello di carte

(Soluzione: Allorché balla, beh crolla!)

 Trovare nuove frasi palindrome non è facilissimo, ma dalle medie in poi è possibile che alunni particolarmente dotati possano ottenere buoni risultati.

Frasi bisenso (Crittografie mnemoniche)

Le frasi bisenso sono frasi a doppio senso; una delle più note è “Fattore di potenza” che può avere un significato matematico, ma può essere anche un contadino della Basilicata. Nel corso della storia della psicoanalisi, la logica dell’inconscio personale e collettivo è stata comparata ai più svariati metodi ed alle discipline più disparate. Sulle riviste di enigmistica si sono chiamate per oltre su secolo crittografie mnemoniche, fino al 2011, quando su iniziativa di Guido Iazzetta, direttore della rivista “La Sibilla”, con l’accordo della stragrande maggioranza degli enigmisti italiani, la nomenclatura cambiò e le crittografie mnemoniche divennero frasi bisenso. Nel corso della storia della psicoanalisi, la logica dell’inconscio personale e collettivo è stata comparata ai più svariati metodi ed alle discipline più disparate. Sia Freud che Jung hanno sottolineato le analogie con il metodo degli archeologi, per risalire all’epoca, alla funzione ed alle caratteristiche dei reperti; entrambi del resto erano fortemente appassionati di archeologia. Altri psicologi hanno sottolineato altri diversi approcci interdisciplinari: la cabala, lo studio di lingue antiche e ormai defunte come il sanscrito. Alcuni teorici dell’intelligenza artificiale hanno descritto invece alcune analogie tra i metodi freudiani, per decifrare le manifestazioni dell’inconscio che avvengono nei sogni e nei lapsus, con le caratteristiche di alcuni linguaggi di programmazione come il Perl o il PhP. Quest’ultimo è un linguaggio per crittografare documenti e programmi. Come enigmista, mi è venuto immediatamente in mente il mondo delle crittografie: quei brevi esposti scritti rigorosamente in lettere maiuscole che disorientano i solutori principianti. I periodici di enigmistica più popolari, quelli a grande tiratura, ne presentano poche e non spiegano neanche il meccanismo risolutivo; pertanto i loro lettori, spesso non ne capiscono il significato, per cui talvolta le crittografie non sono accessibili neanche ai lettori abituali. Vedremo qui ed ora il funzionamento della Crittografia mnemonica, oggi detta Frase bisenso, una delle manifestazioni più spettacolari dell’enigmistica classica. Si tratta di partire da un esposto (sempre maiuscolo) e da un diagramma (chiave numerica indicante le lettere delle parole che formano la frase risolutiva.

Stanzone Bigio 4 6

Attraverso un lavoro mentale mnemonico fondato su bisensi e polisensi, il solutore deve ottenere una frase d’uso comune, una sorta di frase fatta che rappresenta la soluzione. In questo esempio, il percorso mnemonico per arrivare alla soluzione contiene diverse trappole; saremo infatti portati a pensare allo stanzone come un singolare maschile e a bigio come aggettivo. Invece il primo termine va inteso come plurale femminile ed il secondo come verbo (bigiare la scuola). Pertanto, soltanto dopo uno sforzo mnemonico non indifferente potremo arrivare alla soluzione Sale marino. L’unica traccia iniziale che abbiamo per ragionare sull’esposto è dunque il diagramma 4 6 che ci indica la lunghezza delle parole della frase risolutiva. Attraverso questo procedimento mnemonico otteniamo dunque “Sale marino”, che è una soluzione univoca che non ammette varianti. Essa è completamente diversa dall’esposto è richiede un ragionamento che nella mente del solutore può non arrivare affatto oppure arrivare per insight , anche dopo mesi in cui si hanno bene in testa l’esposto e il diagramma, ma si brancola nel buio. Un po’ come accade in psicoanalisi nell’ambito dell’interpretazione onirica; alcuni sogni accantonati da diverso tempo divengono all’improvviso chiari a paziente ed analista mentre questi riflettono su tematiche apparentemente estranee a quei contenuti onirici. Molti solutori di enigmistica classica raccontano che spesso riescono a risolvere frasi bisenso immediatamente al risveglio, oppure in macchina, in mezzo al traffico; le stesse frasi bisenso sulle quali avevano riflettuto per ore ed ore nelle settimane precedenti. La più famosa crittografia mnemonica (o frase bisenso) di tutti i tempi è:

Cucchiaino 5 6 2 13

con soluzione “Mezzo minuto di raccoglimento”. Un’altra degna di nota ha come esposto:

Coltelleria 8 2 5

con soluzione “Esercizio di stile”. In entrambi i casi, i bisensi sono elegantissimi e le frasi risolutive molto sorprendenti. Spesso ricordano il lavoro di Freud sui motti di spirito e sui lapsus. Il loro procedimento, in quanto mnemonico, è più sintetico e sbrigativo, ma la maieutica che le caratterizza presenta sorprendenti analogie con i meccanismi di condensazione e spostamento descritti nell’interpretazione dei sogni. Ma vediamo ancora alcuni esempi:

Lo storpio si sposa 2 12 4’10

Pubblicità sull'autosole 10 2 1-1

Bufala su Internet 5 2 4

Il quattrocento degli avi 2 2 9

Soluzioni: La coniugazione dell’imperfetto, Promozione in A1, Palla in rete, CD di Vecchioni (Quest’ultima molto ostica per i solutori, per via della trasposizione in numeri romani).

Le frasi bisenso (o crittografie mnemoniche) possono essere anche illustrate con disegni o immagini, vediamone alcune:

codasulla4.jpg

Cosa sull'A4

passaggio56-n.jpg

Il passaggio al primo Dan

unminutosecondo.jpg

Un minuto secondo

Conclusioni

Abbiamo passato in rassegna alcuni giochi enigmistici, allo scopo di fornire agli insegnanti, di qualsiasi ordine e grado, un’introduzione all’enigmistica classica. L’obbiettivo è quello di motivare chi avuto la pazienza di leggere fino a qui, ad approfondire l’enigmistica classica per poterla diffondere nelle scuole in maniera efficace e metodologicamente corretta.

Bibliografia essenziale

  • Bartezzaghi S. – Lezioni di enigmistica (Einaudi, 2001)
  • Fornara S, Giudici F. -  Giocare con le parole (Carocci, 2015)
  • “La Sibilla” – Bimestrale di enigmistica classica solo per abbonamento
  • Minelli M. – 101 Anagrammi Zen (Edizioni Psiconline, 2014)
  • Peres E. – Corso di enigmistica (Carocci, 2018)

L’Autore

Marco Minelli, psicologo clinico, ha lavorato con utenti psichiatrici, comunità per minori ed anziani, in servizi pubblici e privati, a Roma e in Lombardia.  Ha pubblicato due volumi di psicologia, uno sul fumetto ed uno sugli anagrammi, oltre a contributi in altri volumi di Autori Vari e decine di articoli in riviste di psicologia. Come enigmista, è conosciuto con lo pseudonimo Nelli ed ha pubblicato centinaia di giochi su varie riviste di settore, tra cui La Settimana Enigmistica.

Articolo del  Dr. Marco Minelli, iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia

PUBBLICITÀ

Scritto da

Dr. Marco Minelli

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

1 Commenti
  • Elio Maccario

    Ottimo. Ti risulta comunque stia maturando qualcosa a livello ministeriale?

ultimi articoli su psicologia infantile