Il tempo presente: un tempo sospeso

Cosa possiamo fare in questo tempo sospeso? Possiamo realmente vedere degli aspetti positivi e mettere in atto comportamenti funzionali? Possiamo essere di sostegno?

27 APR 2020 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Il tempo presente: un tempo sospeso

Inutile negare quanto in tempi passati le epidemie di malattie infettive abbiano avuto un impatto significativo sul benessere fisico di una comunità.

Ad oggi c'è stata una nuova apertura: è stata riconosciuta anche l'importanza che gioca il benessere psicologico all'interno della stessa comunità. È stato notato a questo proposito come nessuno venga risparmiato dall'avere conseguenze psicologiche di vario tipo, comprendendo anche le persone non infettate.

Quali tipi di conseguenze dobbiamo valutare prima? Qual è la loro durata? Dopo l'epidemia?

Sono state identificate delle risposte a livello psicosociale per scattare una fotografia attuale.

I temi più comuni all'interno di queste risposte psicosociali sono stati l'ansia/paura, la depressione, la rabbia, il senso di colpa, il dolore, la perdita, lo stress post-traumatico e la stigmatizzazione. Le cause sottostanti erano l'interruzione della routine quotidiana, l'incertezza futura, sia lavorativa sia finanziaria, ed il processo di informazione poco trasparente rispetto alla malattia.

Credo che molti di noi, se non tutti, riescono a riconoscersi nelle sopraelencate risposte psicosociali. Allora come possiamo ri-attualizzare e sfruttare tali conoscenze?

Bisogna sfruttarle mettendo maggiormente in mostra quali sono stati i cambiamenti positivi riscontrati all'interno delle risposte stesse: cambiamenti positivi come le strategie di coping. Proprio chiamando in causa queste ultime, in passato sono state messe in atto risoluzioni di problemi pratici, come l'auto e l'etero- conservazione e/o la creazione di una rete di supporto sociale. La stessa rete di supporto che stiamo effettivamente ricreando in queste settimane in modo abbastanza spontaneo e fluido. La rete sociale, infatti, è diventato un mezzo centrale per contrastare la paura della stigmatizzazione dei malati possibili e reali ed il senso di abbandono vissuti fortemente e negativamente a qualsiasi livello sociale.

Inoltre, possiamo sensibilizzare e consapevolizzare la nostra comunità in modo da consentire un'identificazione precoce di chi necessita di un sostegno psicologico e in modo da dare continuità funzionale ai servizi di salute mentale. Possiamo rendere vantaggioso per noi la facilità di connessione, in modo da poter mantenere e curare i propri contatti e legami. Questa inter-connessione ci permette sia di contenere per quanto possibile il senso di isolamento percepito dalle persone sia, se usata in modo adeguato, ci aiuta ad evitare anche alcuni comportamenti di stigmatizzazione dovuti ad una inadeguata informazione. In ultimo, ma non per ultimo, sicuramente dobbiamo accogliere questo senso di frustrazione e di impotenza di questo tempo sospeso. Non dobbiamo significa negarlo, come in molti spingono, affermando di essere proiettati solo al futuro o di formulare solo pensieri positivi. Tutto ciò può risultare ingannevole o fuorviante. Il consiglio è quello di accettare in modo consapevole ciò che ci ritroviamo a vivere. Questo è un piccolo passo per mantenere un atteggiamento positivo volto all'unico tempo che possiamo avere ora a disposizione: il tempo presente.

PUBBLICITÀ

Scritto da

Dott.ssa Francesca Carola

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su autorealizzazione e orientamento personale