Depressione e malattie cardiovascolari

La depressione e le malattie cardiache sono tra le patologie più invalidanti che esistono. Sono entrambe molto diffuse nella popolazione generale e spesso si manifestano contemporaneamente nello stesso individuo. Si ritiene siano collegate

23 NOV 2022 · Tempo di lettura: min.

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Depressione e malattie cardiovascolari

Al giorno d'oggi, depressione e malattie cardiovascolari rappresentano le due principali cause di mortalità a livello mondiale, con un conseguente impatto sull'entità dei costi economici e sanitari. I pazienti affetti da queste due patologie si trovano a fare i conti con una diminuzione della produttività e un peggioramento della qualità della vita.

Le malattie cardiovascolari portano con sé una forma di depressione che spesso viene sottovalutata al momento della diagnosi, probabilmente a causa della scarsità di informazioni relative ai meccanismi biologici che legano queste patologie.

La letteratura medica esistente al momento sembra suggerire che la depressione maggiore potrebbe costituire un precursore delle malattie cardiovascolari, individuando nell'infiammazione cronica il principale responsabile di questa associazione.

Attualmente la depressione rappresenta la malattia mentale più diffusa a livello della popolazione generale e le previsioni stimano che entro il 2030 questa patologia costituirà la causa principale di disabilità a livello mondiale.

Secondo i criteri diagnostici internazionali del DSM o dell'ICD, la depressione è una condizione debilitante che si manifesta con una serie di sintomi di natura cognitiva e biologica come, ad esempio,

  • l'abbassamento pervasivo dell'umore,
  • un'incapacità a provare piacere,
  • cognizioni negative,
  • anergia e
  • perdita dell'appetito.

Quando si parla di malattie cardiovascolari, invece, si fa riferimento a tutte le disfunzioni che interessano il cuore e le arterie come, ad esempio, la cardiopatia coronarica, l'infarto del miocardio e l'insufficienza cardiaca. Queste patologie costituiscono ancora la principale causa di mortalità a livello globale, nelle persone di età adulta di entrambi i sessi.

Così come i pazienti affetti da malattie cardiovascolari presentano grandi probabilità di sviluppare la depressione, i pazienti affetti da depressione presentano un rischio aumentato di sviluppare delle patologie di natura cardiovascolare rispetto agli individui sani.

Considerando che i pazienti affetti da depressione tendono a non aderire ai trattamenti prescritti così come a degli stili di vita salutari si può affermare che la depressione, ancor più che altre variabili socio-demografiche, impatta negativamente sulla qualità della vita dei pazienti cardiopatici.

Dal momento che la depressione rappresenta un importante predittore di sopravvivenza nel caso di pazienti affetti da infarto cardiaco o di insufficienza cardiaca e angina instabile, è facile comprendere il motivo per cui le più importanti associazioni mondiali di cardiologia raccomandano uno screening della depressione nei pazienti affetti da coronaropatia accertata o da patologia cardiovascolare sospetta.

Depressione e malattie cardiovascolari: quali possibili cause

Il legame che unisce depressione e malattie cardiovascolari non sembra essere ancora chiaro, al momento attuale. I ricercatori hanno formulato diverse ipotesi al riguardo ma la maggior parte di esse restano ancora ad un livello speculativo.

Il legame fra stress e disturbi cardiaci è ormai noto da diverso tempo, così come quello fra stress e depressione. Un altro elemento comune ad entrambe le patologie è l'infiammazione, una costante delle malattie croniche. La depressione, essendo caratterizzata da uno stato infiammatorio persistente come dimostrato dagli studi più recenti, non fa altro che aumentare il rischio di patologie vascolari e quindi anche di coronaropatie.

La depressione potrebbe addirittura avere un impatto sull'azione piastrinica (cellule del sangue), a causa dello stato d'infiammazione prolungato tipico di questa patologia, che potrebbe inficiare l'azione stessa delle piastrine, portando alla formazione di placche aterosclerotiche nella parte più interna dei vasi sanguigni.

La depressione, a causa dello stress prolungato che la caratterizza, può causare una disfunzione endoteliale cronica che, a sua volta, costituisce uno dei segni precoci del deterioramento cardiovascolare.

I pazienti affetti da depressione tendono a presentare alti livelli di cortisolo, responsabile dell'insorgenza di una sindrome nota con il nome di "sindrome metabolica" in grado di portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari e diabete.

Diagnosi

Alla luce di quanto affermato, risulta fondamentale sottoporre i pazienti colpiti da patologie di natura cardiovascolare a screening per la depressione. I pazienti affetti da insufficienza cardiaca cronica, inoltre, presentando dei rischi ancora maggiori di depressione, motivo per cui dovrebbero sottoporsi ad uno screening annuale per la depressione.

Trattamento

Il fatto che depressione e malattie cardiovascolari condividono almeno in parte uno stesso meccanismo eziopatologico implica la possibilità di utilizzare degli approcci terapeutici comuni per combattere l'infiammazione. Tra questi è possibile citare l'assunzione di una dieta a base di alimenti antifiammatori in grado di ridurre l'infiammazione e minimizzare lo stress come, ad esempio,

  • gli acidi grassi polinsaturi omega-3,
  • il coenzima Q10,
  • la curcuma,
  • il pepe nero e
  • le vitamine antiossidanti E e C.

È possibile, inoltre, ridurre lo stress tramite la pratica di tecniche mentali e corporee come, ad esempio, la meditazione, la mindfulness, lo yoga e il tai-chi.

Ovviamente, un grande alleato nella lotta contro la depressione è costituito dai farmaci antidepressivi. Purtroppo, nel caso dei pazienti cardiopatici è importante prendere in considerazione tutti gli eventuali rischi legati all'assunzione di questi farmaci. Alcuni antidepressivi, infatti, tendono a causare un prolungamento del QTc, ovvero del tempo di ripolarizzazione delle cellule miocardiche. Al momento esistono diverse classi di farmaci antidepressivi tra le quali scegliere un trattamento al tempo stesso efficace e sicuro per i pazienti affetti da cardiopatie.

Gli antidepressivi triciclici e gli inibitori delle monoamino ossidasi, ad esempio, devono essere evitati a causa dei loro effetti collaterali tossici per il cuore.

Gli SSRI, o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, invece, rappresentano al giorno d'oggi la terapia di prima linea per il trattamento della depressione maggiore poiché caratterizzati da una migliore tollerabilità e profilo di sicurezza anche dal punto di vista cardiaco.

É però importante prendere in considerazione anche gli effetti collaterali generali dei farmaci SSRI, benché gestibili e di natura transitoria.

Tra questi ricordiamo, ad esempio,

  • le vertigini,
  • le alterazioni dell'appetito,
  • i disturbi del sonno e
  • i problemi di natura gastrointestinale e sessuale.

Alcuni farmaci SSRI come, ad esempio, sertralina, fluoxetina, escitalopram e paroxetina, sembrano giocare un ruolo positivo sull'attività piastrinica, riducendo quindi la mortalità cardiaca. A causa della sua attività negativa sull'intervallo QT, il citalopram è, invece, da usare con cautela nel caso di malattie cardiache.

I farmaci di categoria SNRI presentano dei rischi a livello di pressione arteriosa, tachicardia e ipotensione ortostatica. La venlafaxina, inoltre, utilizzata ad alte dosi tende a somigliare ad un triciclico, quindi, è da evitare nei pazienti cardiopatici, a meno che sia prescritta nella forma a lento rilascio e associata a un regolare monitoraggio elettrocardiografico.

Nel caso degli antidepressivi detti atipici, la mirtazapina sembra presentare un numero ridotto di effetti collaterali cardiaci rispetto ai triciclici. Agomelatina, vortioxetina, bupropione e buspirone non presentano alcun effetto avverso significativo se assunti a dosi terapeutiche, mentre nefazodone e trazodone sono da evitare dal momento che possono portare ad un prolungamento del QT e a ipotensione ortostatica.

Benché la terapia psicologica non risulti efficace nella riduzione della mortalità dovuta a cardiopatie, anche la sua somministrazione online si è dimostrata utile nella riduzione della depressione da lieve a moderata e ha contribuito ad una maggiore aderenza terapeutica.

Come è noto da tempo, anche l'esercizio fisico gioca un ruolo importante nel trattamento della depressione. Nel caso delle malattie cardiovascolari, un'attività fisica di gruppo può aiutare sia a combattere la depressione che a migliorare la salute fisica grazie alla diminuzione della percentuale di grasso corporeo, dei trigliceridi e del colesterolo nel sangue.

Popolazione anziana

I pazienti geriatrici ovviamente costituiscono una categoria particolare dal momento che presentano spesso un gran numero di patologie coesistenti. In questo caso, è necessario prestare ancor più attenzione prima di prescrivere un farmaco attivo sul cervello per evitare gli effetti avversi dovuti alle interazioni.

In conclusione, la depressione dovrebbe ormai entrare a far parte dei fattori di rischio comuni e importanti delle malattie cardiovascolari come lo sono già il fumo, l'ipertensione e il colesterolo alto. In futuro sarà importante mettere in atto delle strategie sanitarie multi-modali per procedere al trattamento della depressione nei pazienti cardiopatici e, al tempo stesso, cercare di minimizzare il rischio di malattia cardiovascolare nei pazienti affetti da depressione.

Bibliografia

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Scritto da

Dott Federico Baranzini

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