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Attacchi di panico: come riconoscerli e gestirli

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L'articolo descrive le principali caratteristiche degli attacchi di panico e la loro possibile origine. Dà inoltre alcuni suggerimenti su come gestire e prevenire i sintomi.

18 MAR 2019 · Tempo di lettura: min.
Attacchi di panico: come riconoscerli e gestirli

Secondo recenti stime, gli attacchi di panico colpiscono tra l'1,5 e il 5% della popolazione mondiale, con una prevalenza almeno 2 volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini.

I sintomi degli attacchi di panico

Ma di cosa si tratta esattamente? L'American Psychiatric Association (2000, 2013) li descrive come episodi di improvvisa e profonda paura accompagnata da sintomi somatici come:

  • palpitazioni o tachicardia;
  • sudorazione;
  • tremori;
  • sensazione di soffocamento o di asfissia;
  • dolore o fastidio al petto;
  • nausea o disturbi addominali;
  • vertigini;
  • torpore o formicolio;
  • brividi;
  • sensazione di irrealtà o di essere staccati dal proprio corpo.

Tali sintomi scompaiono nel giro di pochi minuti, ma sono talmente allarmanti da far pensare a una catastrofe imminente, quale la perdita di controllo o, addirittura, la morte. Spesso subentra anche l'urgenza di allontanarsi dal posto in cui ci si trova.

Dagli Attacchi di panico al Disturbo di panico

Quando gli episodi sono ricorrenti, si parla di vero e proprio Disturbo di Panico. Chi ne soffre sviluppa una forma secondaria di "ansia anticipatoria", ovvero la preoccupazione perenne di dove e quando avverrà l'attacco successivo, che finisce per condizionare l'intera esistenza, compromettendo il senso di autonomia ed efficacia personale.

Molto comune è per esempio l'evitamento dei luoghi aperti (agorafobia), dai quali risulterebbe difficile o imbarazzante scappare in caso di improvviso attacco. Spesso diventa necessario uscire accompagnati. Soluzioni estreme possono essere il ritiro sociale e l'abbandono scolastico o lavorativo.

Origine degli attacchi di panico

L'etimologia della parola panico deriva da Pan, antichissima divinità dell'Arcadia, metà uomo e metà caprone, che girovagava per le selve e le campagne terrorizzando i viandanti. Curiosamente, la mitologia greca narra che, appena nato, Pan venne abbandonato dalla ninfa che l'aveva partorito, inorridita dal suo aspetto orribile, e rimase solo nel bosco, senza la protezione delle braccia materne.

Il mito di Pan rimanda dunque al legame tra il panico e l'esperienza di sentirsi abbandonati, senza sostegno, che è un aspetto fondamentale del disturbo.

Le ricerche dimostrano infatti che gli attacchi di panico non vengono fuori dal nulla, ma sono quasi sempre preceduti da un'esperienza di lutto o separazione. Significativo è inoltre il fatto che si manifestino prevalentemente tra l'adolescenza e i 35 anni, un periodo della vita caratterizzato dal fisiologico processo di allontanamento dalla famiglia e dalla conquista dell'autonomia.

Gestione degli attacchi di panico

Spesso, per compensare il senso di soffocamento, durante un attacco di panico si tende a respirare in maniera veloce e affannosa, inducendo il corpo all'iperventilazione. L'iperventilazione riduce in maniera massiccia il livello di anidride carbonica nel sangue rispetto a quello di ossigeno. Questo squilibrio non fa che acuire i sintomi fisiologici di allarme già in atto.

In quei momenti, controllare la respirazione significherebbe controllare i sintomi e aiuterebbe anche a distogliere l'attenzione dai pensieri catastrofici indotti dalla paura. Per questo, imparare una tecnica di respirazione consapevole può rivelarsi molto utile nella gestione immediata degli attacchi di panico.

Tuttavia, per prevenire gli attacchi di panico e puntare a un maggiore benessere, è necessario ricorrere alla psicoterapia che, in alcuni casi, si abbina alla terapia farmacologica.

Terapia degli attacchi di panico

La persona che soffre di attacchi di panico non riesce a riconoscere le proprie emozioni e trova allarmante e priva di senso la loro espressione fisica. Va per questo innanzitutto aiutata ad acquisire un'alfabetizzazione emotiva. Imparare a leggere i propri stati d'animo è infatti il primo passo verso una loro migliore gestione.

Attraverso la psicoterapia si può dunque venire a capo del proprio malessere, individuarne il senso e trovare il modo adeguato per affrontarlo.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (APA) (2000), DSM IV-TR. Manuale diagnostico e statistico deidisturbi mentali, tr. it. Masson, Milano, 2001.
  • American Psychiatric Association (APA) (2013), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico deidisturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014

Articolo della dottoressa Nuccia Vono, iscritta all'Albo degli Psicologi del Lazio

Scritto da

Dott.ssa Nuccia Vono

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2 Commenti
  • giuseppina

    Si soffro di attacchi di panico.

  • Carmela Bertoletti

    Buongiorno, descritto benissimo quanto da me sperimentato, prima Agorà fobia e mi facevo accompagnare, iperventilazione e consigliato il sacchetto. Qualche mese fa vertigini quindi paura ad uscire. Tanti esami clinici ma non è risultato nulla. Non ho ancora capito la causa o forse è la mia ipersensibilita che mi dà ansia.

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