5 step per gestire lo stress da lavoro precario

La disoccupazione e la precarietà lavorativa incidono sulla famiglia e sui rapporti sociali. Vi propongo 5 step per superare lo stress con il counseling.

9 APR 2018 · Tempo di lettura: min.

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5 step per gestire lo stress da lavoro precario

Disoccupazione, stress e crisi della famiglia: capire ed affrontare il problema in 5 step attraverso il counseling psicologico.

Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele, sosteneva con giusta causa Seneca.

Le conseguenze della disoccupazione o dell'equilibrio precario della situazione lavorativa spaziano dallo stress al progressivo isolamento sociale fino alla depressione, dall'ansia cronica all'attacco di panico, fino alle malattie psicosomatiche e a quelle cronico-degenerative. Con ripercussioni sui rapporti familiari.

La perdita dello status di lavoratore comporta conseguenze difficili poiché è attraverso un lavoro o un ambiente gratificante che l'identità di un individuo si costruisce, si afferma e si mantiene. Parte delle risorse pubbliche sono volte al reinserimento professionale, ma poche sono mirate al sostegno del disoccupato in quanto "persona in un momento di crisi" e non solo come "lavoratore in cerca di occupazione". Chi ha un lavoro precario può vivere uno stato di ansia persecutoria ("dobbiamo fare tutto, con poco personale, in poco tempo") o di angoscia depressiva ("non abbiamo più commesse, chissà dove andremo a finire!").

Questa difficile situazione può condurre a comportamenti a rischio: consumo di tabacco, alcol, medicinali e una certa tendenza all'aumento di peso con ipertensione. Dall'ansia e dal distress spesso deriva una forte aggressività che può generare conflitti coniugali e familiari. I familiari risentono di questa difficile situazione e aumenta il rischio di separazione tra coniugi.

Cosa fare? 5 step per gestire lo stress da lavoro precario

Esiste una figura professionale, lo psicologo, che può aiutare in breve tempo a cercare soluzioni alternative per gestire situazioni all'apparenza senza via d'uscita.

Ecco cosa fare attraverso il problem solving, i cui fondamenti (Karl Popper) possono essere applicati da ognuno di noi.

  1. Si inciampa in un problema (la persona rischia di perdere il lavoro o l'ha appena perso: fase di shock in cui la persona è sopraffatta dall'evento).
  2. Si portano alla luce i tentativi di soluzione messi in atto con risultati fallimentari (ad esempio tentativi che risultano deleteri e inefficaci come: continuare a chiedersi il perché della situazione; colpevolizzarsi di qualcosa che in realtà non dipende da noi, con conseguente perdita dell'autostima e del senso di autoefficacia; minimizzare; riversare la propria rabbia nei confronti dei famigliari; auto-sabotarsi non cercando più lavoro, con la conseguente "self fulfilling prophecy").
  3. Si cercano eccezioni o soluzioni alternative (per esempio: volontà di acquisire nuove strategie efficaci di comunicazione, aiuto nella gestione dell'ansia, del panico, della rabbia e della depressione, nuove modalità di relazionarsi con l'esterno).
  4. Si applicano queste soluzioni creative.
  5. Si apportano modifiche misurandone gli effetti.

Come sosteneva A. Einstein, occorre un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi prodotti dal vecchio modo di pensare.

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Scritto da

Monticone Alessandra

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