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Perché non riesco più a piangere?

Inviata da Poiu · 30 mar 2020 Autorealizzazione e orientamiento personale

Salve,
sono una ragazza di 25 anni, da pochi giorni il mio fidanzato mi ha chiesto una pausa di riflessione, dopo due anni di relazione, il periodo antecedente a questa sua decisione è stato teso.
Comunque il primo giorno e metà del secondo era una fontana, piangevo ogni secondo: il dolore arrivava nel petto e io piangevo. Ad un certo punto, non ci riesco più. Il dolore arriva, vorrei piangere, ma non riesco. Ho bisogno di piangere, ma per quanto mi sforzi non riesco. Sono in bilico tra un dolore devastante, il non riuscire a sfogarlo, e l’impressione di non riuscire a rendergli giustizia se non piango.
Che mi succede? Cosa posso fare?

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Miglior risposta 1 APR 2020

Buongiorno
Il fatto di non riuscire a piangere nonostante un grande dolore potrebbe essere legato ad una normale fase iniziale del lutto che è la negazione come se una parte di noi per proteggerci dal forte dolore ci convincesse che non è accaduto perché lavora sostanzialmente per la sopravvivenza.
Non tutti reagiamo al lutto ( perché di questo si tratta anche se non è morto nessuno) nello stesso modo e noi stessi non reagiamo in modo uguali in ogni momento. Ha detto che il periodo precedente è stato teso pertanto è arrivata a questa fase già debole e fragile pertanto può essere che sia intervenuto il meccanismo di difesa perché in questo momento non riuscirebbe a reggere l'esplosione emotiva. Il consiglio che le posso dare è quello di accettare ciò che arriva senza giudicarlo e senza giudicarsi. Non è detto che per forza bisogna piangere per onorare una perdita. Il tempo del lutto è un tempo fisiologico che dura circa tre mesi e in questi tre mesi si può quasi dire che ogni reazione anche strana è normale è quello che può fare è semplicemente accoglierla. Se passato questo tempo il disagio dovesse essere ancora molto forte a quel punto le consiglio di rivolgersi a un terapeuta per essere aiutata a rielaborare la perdita.
Disponibile per ulteriori chiarimenti.
Dott. ssa Coizza

Giorgia Coizza Psicologo a Alba

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3 APR 2020

Buongiorno,
possiamo rispondere con certezza scientifica alla domanda di quale sia la durata di un pianto per essere fisiologicamente, socialmente o psicologicamente giusto?
Le modalità della nostra sofferenza variano da individuo a individuo e da situazione a situazione.
Forse non è tanto importante per lei la durata del pianto, quanto piuttosto il poter sfogare il dolore per lenirlo. Questo bisogno lo ha associato giustamente al pianto, ma non è necessariamente l'unico modo, possiamo anche rivolgerci al sostegno e all'appoggio di altre persone di fiducia, o riprogettare alcune nostre attività.
Quando la sofferenza è di una certa entità può essere ragionevole richiedere dei colloqui con un esperto.
Cordialità
dott. Giovanni Iacoviello

Dott. Giovanni Iacoviello Psicologo a Bergamo

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1 APR 2020

Buongiorno, il piangere come conseguenza ad un dolore/perdita nella prima fase è normale, altrettanto dopo se resta il dolore ma lo si sfoga diversamente. Può provare a incanalare questo dolore svolgendo qualche attività che sposti il focus dei suoi pensiero, poi potrebbe scegliere di iniziare se non l'ha già fatto, un percorso di crescita personale, in modo da conoscere il proprio funzionamento dal punto di vista dei suoi pensieri e come sfociano in comportamenti disfunzionali per lavorare al fine di renderli funzionali. Capire come mai prendono forma il lei determinate modalità

Dott.ssa Nadia Pagliuca Psicologo a Torino

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31 MAR 2020

Cara Poiu,
il dolore forse è troppo forte, dopo un periodo iniziale di pianto intenso, ora sembra esserci un blocco emotivo. Sarebbe opportuno aprire il proprio cuore e avere uno spazio d'ascolto.
Le consiglierei di pensare di effettuare qualche colloquio di counseling, anche on line per allegerirsi.
Resto a disposizione per informazioni,
cari saluti
dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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31 MAR 2020

Buongiorno Poiu, sicuramente quella che lei descrive è una situazione molto difficile e dolorosa. Alle volte è possibile che se il dolore che proviamo è troppo forte esso ci porta ad essere come bloccati e non riusciamo ad esprimerlo a pieno. So che piangere ci da l'impressione di svuotarci ma non creda che il non piangere non renda giustizia al suo dolore perché l'assenza di pianto non corrisponde affatto all'assenza di dolore o tristezza. Non tutti siamo uguali e non tutti reagiamo allo stesso modo di fronte alle nostre emozioni negative, c'è chi le esprime a pieno e chi più facilmente le trattiene. Ciò che può fare è chiedersi come reagisce lei solitamente alle emozioni negative e se questa reazione le sembra molto strana rispetto al solito.
Per capire cosa la blocca può essere utile parlarne con qualcuno di cui si fida e che la sta vicino per raccontarsi e confrontarsi e vedere se questo la aiuta a sbloccarsi.
Se così non fosse e sentisse che questo la fa vivere molto male non esiti a rivolgersi ad uno psicologo che la aiuti ad andare più a fondo nelle sue emozioni negative.
Resto a disposizione
Dott.ssa Federica Foradini

Dott.ssa Federica Foradini Psicologo a Novara

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31 MAR 2020

Salve, le nostre reazioni non sono mai casuali... apparentemente lo potrebbero sembrare ma vi è sempre un significato o un senso nascosto a come ci comportiamo. Era troppo il dolore provato da lei in quei giorni? Forse aveva bisogno di una pausa? Forse si è protetta come poteva dalla tristezza, con gli strumenti che aveva a disposizione. Quello che può fare e provare a chiedersi se queste domande possano avere un significato per lei e cercare di ascoltare le sue emozioni avvicinandosi piano piano perché a volte, quando sono troppe intense, non riusciamo a viverle e ce ne distacchiamo. Spero che questa sensazione di non potersi sfogare possa passare presto. Se così non dovesse essere provi a parlarne con qualcuno perché sono cose che possono capitare dopo una sofferenza!

Studio Dott.ssa Deborah Melis Psicologo a Roma

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31 MAR 2020

Buongiorno Poiu,
Sembra che il suo dolore sia vivo ma che sia meno feroce rispetto ai primi giorni. Il pianto, come ha accennato di sapere, permette di ridurre la sofferenza quando questa è troppo forte. Sembra che piangere le abbia permesso di sfogarsi e abbia reso meno pressante la tristezza, quindi è servito a fare quel che poteva fare. Detto questo non pensi che il mancato pianto sia uguale ad una mancata angoscia o tristezza che lei dice infatti esserci ancora. Forse adesso può correre verso soluzioni più efficaci e questo è stato anche grazie alla riduzione dell'intensità del "dolore devastante" che comunque resta.
Le farà bene parlarne, se non con uno psicologo, almeno con un'amicizia che sia empatica.
La fine di una relazione, in questo causa una pausa vissuta come una fine, è un lutto che va elaborato e per farlo serve tempo e riflessione sui propri vissuti emotivi.
Spero di averle risposto, le auguro di procedere nel migliore dei modi per lei, resto a disposizione.
Dott. Marco Tagliagambe
Psicologo-psicoterapeuta
Cognitivo e comportamentale
Empoli, Firenze con videochiamata (causa coronavirus).

Dott. Marco Tagliagambe Psicologo a Empoli

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31 MAR 2020

Buongiorno,
mi sembra viva un momento difficile in cui le è stata chiesta una pausa, ma non descrive i motivi e la sua posizione, pensiero in merito.
E’ possibile che il suo pianto abbia fluito, ma trovi resistenze che credo vadano conosciute, considerate, dice di avere un bisogno, ma il suo dolore può aver bisogno non solo del pianto, ma anche di essere espresso. Mi sembra in latenza ponga una sua difficoltà emotiva. Proverei a riflettere e se non riesce da sola un aiuto psicoterapeutico può portarle benefico.
Disponibile per approfondimenti
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

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