Perché mi vergogno di me stessa?

Inviata da Maria · 17 ott 2014 Terapia di coppia

Salve,
vorrei sapere come si fa a perdonare se stessi? Nella mia vita ho accumulato solo fallimenti, sono sempre stata dipendente dagli altri, non riesco a volermi bene. Mi sono sempre sentita sbagliata, inadeguata, insicura. L'ultima che ho combinato è stata prendere in giro la persona migliore che abbia mai incontrato. Un uomo sicuro di sé eppure molto dolce, comprensivo, affettuoso che mi ha trattata come una regina, non ha mai fatto un solo gesto sbagliato nei miei riguardi, una persona assolutamente pura, come non credevo esistessero. Lui mi amava con tutto il cuore e voleva sposarmi e avere da me dei bambini. Voleva che fossi felice. Io gli ho detto di sì, e lui me l'ha domandato più volte, chiedendomi sempre se me la sentissi di stargli accanto malgrado il suo lavoro - fa il cuoco - lo impegnasse per metà anno praticamente 14/ 15 ore su 24. Ed io gli dicevo che sì, che ciò che contava per me era il suo splendido carattere, che non avrei mai voluto perderlo, che mai avrei osato fargli del male. Ho conosciuto la sua famiglia: persone adorabili che mi hanno accolta con tutto l'amore possibile. Sua sorella aveva anche speso tanto per aggiustare l'appartamento in cui avrebbero dovuto trasferirsi i loro genitori per lasciare la loro attuale casa a noi. E poi la crisi. La paura di sposarmi, di diventare mamma, di assumermi delle responsabilità. L'ho lasciato. E lui mi ha solo detto che l'ho deluso profondamente, che avrei potuto dirglielo prima, evitargli di fare una pessima figura. Mi ha detto che se mi incontrerà per strada non mi saluterà e io non lo biasimo. Ma mi vergogno profondamente di me stessa, avrei dovuto evitargli una sofferenza del genere, non lo meritava affatto. Temo di avere qualcosa di sbagliato nella mia testa, premetto che mio padre era uno psicotico maniaco - depressivo. Ma lui era una persona buona, io no. So solo far soffrire gli altri. Ecco: mia mamma e mio fratello cercano di confortarmi di dirmi che non c'è nulla di sbagliato in me. Ma io sento che non è così, che probabilmente ho bisogno di aiuto. Perché continuo a fallire in tutto. Non ho finito gli studi universitari, non ho un lavoro, non ho un'ambizione, un sogno. So solo lamentarmi e farmi e fare del male.

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Miglior risposta 20 OTT 2014

Gentile Maria
se lei non fosse una "persona buona" lei non vivrebbe questo disagio interiore pieno di rimorsi e sensi di colpa, quindi, anche solo per questa evidenza cominci subito a cambiare la considerazione di se stessa.
Ora la storia che lei ci ha raccontato fa parte del passato e di "contesti emotivi" diversi da ora e di cui si saranno anche persi vari dettagli; quello che rimane è l'impalcatura generale della vicenda.
Le dico questo per dire che, sul momento dei fatti raccontati, è probabile che lei avesse anche altre motivazioni, per fare la scelta che ha fatto, motivazioni che ora non ricorda ma che certo avranno avuto la loro ragion d'essere che nulla ha a vedere con una gratuita voglia di fare del male.
Cara Maria ognuno di noi ha una complessa personalità e complesse dinamiche caratteriali che derivano dalla propria storia personale e da tantissime esperienze.
La vita per ognuno si presenta complessa e piena di zig zag evolutivi, nessuno percorre una strada perfettamente lineare, nessuno presenta la "perfezione" di pensieri e azioni e tutto (soprattutto errori che si commettono) sono passaggi evolutivi esperienze di crescita. L' importante è sempre utilizzaretutte le esperienze per conoscersi e per conoscere la vita.
Visto che le cose stanno così è assolutamente necessaria l'umiltà di perdonarsi e di perdonare gli altri perché il percorso è difficile per tutti.
Lei ha bisogno di ritrovare quella Benevolenza verso se stessa di cui parlano i Buddisti. Essere buono e caritatevole con se stessi è un segno di umiltà e di accettazione del cammino e del percorso da compiere per evolversi in pensieri e azioni.
Un caro saluto
Dott.ssa Silvana ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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20 OTT 2014

Buon giorno Maria,
l'indicazione è per iniziare un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale. Nella relazione con il terapeuta, in un clima di ascolto empatico, in assenza di giudizio, potrà esplorare e comprendere i suoi schemi di base (cosa pensa di sè, degli altri e del mondo); come si sono formati e perchè in questo momento, ma probabilmente anche in più momenti della sua vita, non le hanno permesso la piena realizzazione di sè e della sua felicità.

buona vita,
Dott.ssa Monica Palla

Dott.ssa Monica Palla Psicologo a Pisa

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20 OTT 2014

Lei parla di sensi di colpa, dal suo scritto emerge che lei non è soddisfatta della sua vita e soprattutto che si sta 'rendendo conto che tante cose che avrebbe voluto per sé non è riuscita a concretizzare (vedi anche il rapporto con questa persona x lei molto importante) Si faccia aiutare da un terapeuta e approfondisca anche il suo legame con la sua famiglia di origine, che oggi è molto presente nella sua vita. Buone cose Dottssa Rosanna Tartarelli

Dott.ssa Rosanna Tartarelli Psicologo a Lucca

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20 OTT 2014

cara Maria, dal suo messaggio emerge molta sofferenza legata non solo alla fine della relazione con il suo compagno,ma all'idea che ha di sé come persona: per questo penso che sia il caso di iniziare un percorso di psicoterapia, che la aiuti a capire le origini del suo comportamento e delle emozioni che prova verso se stessa. Mi dispiace il suo malessere sia tanto grande in questo periodo, ma sono contenta abbia avuto il coraggio di fare il primo passo scrivendo qui e spero imparerà a stare meglio con se stessa chiedendo aiuto ad uno specialista della sua zona.

Dott.ssa Alessia Picco Psicologo a Giaveno

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17 OTT 2014

Buongiorno gentile Maria,
il perdono di se stessi è il risultato di un lungo processo di analisi della proria personalità che vuole motivazione al cambiamento e superamento delle resistenze a tale cambiamento. All'interno di questo vero e proprio lavoro di conoscenza di se, sarà necessario attraversare fasi difficili nel dolore che la conoscenza dei prori limiti, delle proprie paure, comporta. Questo è il compito di una Psicoterapia ad impostazione psicodinamica. Le suggerisco di richiedere una consulenza psicologica con uno/a psicologo/a psicoterapeuta in presenza per valutare l'inizio di un percorso psicoterapeutico.
Cordialmente

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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