Paura nei bambini

Inviata da Lucia · 4 gen 2019 Fobie

Buongiorno,
sono la mamma di un bambino di 5 anni che da sempre ha manifestato un carattere molto sensibile. Ultimamente è apparsa in lui la paura del vomito. Mi spiego: circa un mese fa ha rimesso a causa di un virus intestinale (lo ha avuto anche altre volte e non ha mai manifestato problemi) e da allora teme di poter vomitare ancora. La sua paura è tale che non vuole andare all'asilo, sta sempre attaccato a me o al padre o alla nonna, non rimane da solo in un posto se non c'è qualcuno di riferimento (io o il papà o i nonni). Questa paura ha praticamente innescato anche la paura di rimanere da solo in una stanza o andare in piscina, cose che fino a poco tempo fa faceva con entusiasmo. Stiamo cercando in tutti i modi di stargli vicino, di rassicurarlo, di trovare delle strategie che lo possano rendere più sicuro di se stesso ma a volte è davvero difficile e perdiamo anche la pazienza, purtroppo! Che atteggiamento è più opportuno avere in questi casi? Cosa possiamo fare?
E' inoltre molto difficile accompagnarlo a scuola, tutte le mattine sono scene strazianti e il più delle volte non riusciamo a lasciarlo. Cosa possiamo fare? E' meglio continuare e insistere a portarlo nonostante ogni volta sia uno strazio o aspettare che si tranquillizzi e si senta sicuro di ritornare a scuola?
Grazie infinite a chi potrà darmi qualche consiglio o suggerimento in merito.

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Miglior risposta 7 GEN 2019

Gentile Lucia,
Comprendo la preoccupazione di genitori, tuttavia è importante che il bimbo prosegua ad andare a scuola. E' comune che dopo esperienze fortemente spiacevoli i bimbi possano sviluppare reazioni del genere, nel corso del tempo si ristabilizzano.
Per aiutare il bimbo e i genitori in questo momento sarebbe opportuno un percorso psicologico di sostegno per evitare disagi e malesseri ripetuti.
Nel frattempo potrebbe informarsi per richiedere una consulenza pubblica o privata.
Resto a disposizione
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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7 GEN 2019

Buonasera Signora,
lei descrive il suo bambino come molto sensibile, da sempre. Dovremmo capire che cosa significa questa cosa di preciso, cioè in cosa o in quali occasioni il bambino rivela la sua "sensibilità". Altro punto sul quale mi soffermerei è capire che cosa stava accadendo nei giorni in cui è incorso l'episodio di vomito al piccolo. Il vomito fa chiaramente riferimento a qualcosa che da dentro fuoriesce, ragion per cui potrebbe sollecitare particolari angosce (il bambino si rifiuta di stare solo). Consideri il fatto che i cinque anni sono un'età molto delicata e che siamo quasi alla fine dell'elaborazione di alcuni processi importanti per la costruzione identitaria. Inutile rimproverare il bambino. Si armi di comprensione, anche lei è stata una bambina, provi a ricercare dentro di se l'angoscia che provava quando aveva paura. Come sta lei signora in questo periodo? Suo marito? Il clima familiare in questo momento è buono?
Le consiglierei certamente di trovare un buon terapeuta per suo figlio, rigorosamente specializzato in problemi per l'infanzia. Se vuole altre indicazioni resto a sua disposizione.
Cordialmente
Carla Masolino

Dott.ssa Carla Masolino Psicologo a Pisa

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7 GEN 2019

Gentile Lucia,
poichè ogni bambino è totalmente dipendente dalle figure di riferimento, ritengo che il problema debba essere affrontato e risolto all'interno di un percorso di psicoterapia familiare.
Nell'insorgenza di questo disturbo nel suo bambino oltre a fattori ambientali occasionali (es. la gastroenterite) possono aver avuto un ruolo anche fattori riguardanti lo stile educativo genitoriale che nel caso specifico sembra essere di tipo iperprotettivo.
Poichè l'emetofobia comporta inevitabilmente altre paure e fobie (fobia della scuola, ansia di separazione, ansia sociale etc.) è importante intervenire precocemente per evitare la radicalizzazione di questi comportamenti.
Sia nell'adulto che nel bambino occorre ridurre il bisogno di controllo eccessivo su tutto ed in particolare accettare quelle reazioni corporee automatiche (es, il vomito) che, per quanto sgradevoli, quando si verificano hanno la funzione di ristabilire nell'organismo un equilibrio fisiologico alterato.
In sintesi, una psicoterapia familiare ad indirizzo cognitivo-comportamentale con accorgimenti e interventi strategici può essere risolutiva.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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5 GEN 2019

Buongiorno Lucia,
La situazione che ha descritto è molto disfunzionale in primis per il bambino stesso, che sembra incapace di affrontare qualsiasi esperienza e vive quindi una dipendenza totale e frustrante dalla famiglia. Purtroppo ciò che state facendo è poco produttivo e anzi peggiora sempre di più la sua situazione psicologica, perché più lo "aiutate" e lo supportate più gli confermate che le sue paure sono valide e che lui non può farcela da solo. Le consiglio pertanto un percorso di counseling genitoriali presso un terapeuta, preferibilmente di impostazione strategica, che in poche sedute riuscira a darle le giuste indicazioni per un cambiamento graduale ma indispensabile per superare il problema. Se ha bisogno di ulteriori delucidazioni mi può contattare.
Cordialmente
Dr.ssa M. Sara Sanavio
Perugia
O via Skype

Dr.ssa M.Sara Sanavìo Psicologo a Perugia

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5 GEN 2019

Gentile Lucia, non è semplice risponderle senza conoscere meglio la storia. Sostanzialmente sono d'accordo con la Collega dr.ssa Valentino: date tempo al tempo. Essere affettuosi e premurosi è perfetto, ma mantenendo una giusta fermezza. Non credo sia utile interrompere la scuola. Provate anche a elargire qualche piccolo premio quando il bambino si comporta "bene" piuttosto che fissarvi sugli atteggiamenti disfunzionali.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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5 GEN 2019

Salve Luicia, capita molto frequentemente che in seguito ad una esperienza spiacevole i bambini sviluppino questo tipi di fobia, estendendola anche ad altri campi. Purtroppo ci vorrà un po' di tempo e soprattutto bisogna che il bambino elabori l'evento iniziale cosi da conferirgli un significato diverso. Se questo non accade spontaneamente le consiglio di rivolgervi ad un terapeuta che possa aiutare il piccolo e voi nella gestione di questo problema.
Saluti
Virginia Valentino

Dott.ssa Virginia Valentino Psicologo a Avellino

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