Attacchi di panico con agorafobia: 4 anni di psicoanalisi e fallimento

Inviata da Axios il 24 lug 2015 Attacchi di panico

Buongiorno a tutti

Vi riporto in breve il mio problema dal quale non riesco a tirarmi fuori.
A 24 anni ho iniziato a soffrire di attacchi di panico correlati ad agorafobia, mezzi pubblici, luoghi molto affollati mi scatenavano una larga sintomatologia oltre che ad un terrore che sicuramente molti vi avran descritto come la peggior cosa che possa capitare, non posso che essere daccordo.
Iniziai una cura sia farmacologica (triciclico + benzodiazepina) presso uno psichiatra che mi sottopose anche a psicoanalisi dell'inconscio, abbiamo trattato vari aspetti della mia vita che non andavano bene, ma mai direttamente sul panico che alla fine mi ha invalidato a livelli incredibili, non ci abbiam mai speso grandi parole... per un periodo, ben coperto dai farmaci e con le condotte di evitamento sono rimasto senza attacchi, oltre due anni, poi un mese fa ho avuto una recidiva, un fortissimo attacco mentre guidavo in galleria, al quale ne son seguiti altri 3 negli ultimi mesi, sempre legati alla guida. Attualmente non tocco l'auto da una settimana, il motivo è palese, ne sono terrorizzato.
Lasciai la psicoanalisi, 4 anni a spendere soldi e del panico non si è mai parlato, ne si sono affrontate le mie condotte d'evitamento, ora sono scoperto da psicoterapia però molti mi han consigliato di rivolgermi a qualcuno che faccia terapia cognitivo-comportamentale, nella premessa che prima i farmaci devono un attimo riportarmi in asse, che in queste condizioni non sono in grado di affrontarla.

Sul web si leggono tante cose, probabilmente vere, probabilmente no, le mie domande sono due fondamentalmente:

1) Da questi attacchi di panico correlati ad agorafobia (prima c'era anche depressione, ora sembra che quella si sia risolta), si può parlare di GUARIGIONE DEFINITIVA o è una cosa che potrebbe recidivare negli anni (qualora riuscissi a guarire) rimandandomi periodicamente a psicofarmaci e psicoterapia?

2) La terapia cognitivo-comportamentale paragonata alla psicoanalisi dell'inconscio, ovviamente io non voglio ne posso sostenere altri 4 anni di spese d'analisi per non avere risultati, leggo di gente che dice che la cognitivo-comportamentale è una cura definitiva, chi invece dice che rappresenta un palliativo al pari del farmaco (chiaramente lo dicono gli psicoanalisti).
La verità senza schieramenti? Sto per compiere 30 anni, sono giovane, non posso andare avanti così ed avere una prospettiva di vita fatta da antidepressivi e benzodiazepine, ma non posso restare in psicoanalisi 10 anni nella remota speranza che sti attacchi passino, ho letto di terapie ultradecennali ed ho pure scoperto che qualche psicoanalista della mia zona adotta tempistiche cosi mostruosamente lunghe.

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Gentile Axios,
Più che parlare di guarigione definitiva, sarebbe più utile parlare di risorse interne che ogni persona possiede per far fronte a quelle paure che in qualche modo compromettono significativamente alcune aree di vita e creano disagio. Ognuno di noi sperimenta ansia nel corso della vita, l’ansia fa parte di noi ed è funzionale a livelli intermedi d’intensità, poiché ci permette di far fronte a determinati compiti e situazioni minacciose, quando però è eccesiva tanto da generare disagio perde la sua funzionalità. Evitare la situazione temuta non solo, non permette di valutare in maniera più realistica la situazione che genera paura, ma l’ evitamento alimenta la paura stessa. Per quando riguarda il tipo di percorso psicoterapeutico che sento di consigliarle penso che nel suo caso possa servire un approccio sistemico- relazionale che prende origine dal modello sistemico-strategico. in quando le permette attraverso la narrazione della sua storia personale, non solo di comprendere da cosa si sia originato il disagio ma la guiderà anche nella comprensione di quali sono i meccanismi sottostanti che lo mantengono. Indagando sui suoi pensieri ed emozioni, sarà aiutata a mettere in atto strategie più funzionali per affrontare la situazione temuta. Inoltre a differenza di altri tipi di approcci la terapia sistemico relazionale non richiede tempi lunghi.
Un caro saluto
Dottoressa Carmen Di Grazia

Dott.ssa Carmen Di Grazia Psicologo a Cesena

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Grazie a tutti per le vostre risposte scritte in maniera assolutamente chiara, vi giuro che non mi aspettavo così tante risposte.
Vi do qualche dettaglio in più riguardo la situazione.
Innanzi tutto la scelta del terapeuta si sta rivelando molto complicata, ho ripreso i rapporti col primo psichiatra perchè per quanto io mi sia sfiduciato nel metodo psicoanalitico, dal punto di vista di gestione farmacologica mi ha sempre mantenuto in asse e di lui MI FIDO, solo che non posso seguire un regime psicoterapeutico con durata ipoteticamente lunghissima e dove dopo 4 anni ho ancora briciole nelle mani, mi è stato detto che ho fortissime resistenze all'approccio psicoanalito e per questo si son persi anni. Un altra doverosissima precisazione da fare, di mestiere faccio l'infermiere, e neanche a farlo apposta lavoro in SPDC per mia scelta, il terapeuta che mi prese in carico è il mio primario al lavoro, che subito dopo la laurea, da "novellino" mi prese a cuore e mi insegnò a lavorare in un reparto così duro, integrando al lavoro lo studio di tutte le patologie che affrontavo in reparto.Lavoro li da 3 anni pieni e studio ancora giornalmente, non ho preso una seconda laurea solo per questioni economiche.
Perchè tutto questo discorso? Semplice, avendo avuto modo di lavorare attivamente con quello che considero il miglior psicoanalista mai visto, con una preparazione farmacologica assolutamente mostruosa, ho imparato anche a riconoscere professionisti meno "professionali", da un lato una cosa buona perchè mi permette di sapere esattamente che al Pz X sto somministrando il farmaco Y per la patologia Z perchè agisce sui recettori bla bla bla e via dicendo, ma di controparte, ora che IO sto cercando un terapeuta PER ME, mi ritrovo circondato da persone con le quali ho lavorato (quindi terapia già contaminata in partenza), dei quali conosco gioie e dolori...soprattutto dolori. Devo ammettere che nella mia zona non ci sono molti professionisti.

Infatti di base sto cercando un perfetto sconosciuto del quale si parli bene.
Altra nota dolente: Vi scrivo dalla sicilia, e nella mia zona i cognitivo-comportamentalisti sono piuttosto rari.....spopolano gli psicoanalisti, qualche rogersiano, qualche psicologo che pratica training autogeno, ma come cognitivisti devo spostarmi ad almeno 70km e si parla di sedute anche da 90€ ciascuna a cadenza settimanale, purtroppo la vita va un pò storta per tutti di questi tempi ed il mio stipendio è l'unica entrata in famiglia, tutti voi comprenderete che non posso permettermi 360€ mensili di psicoterapia escluso il costo dei farmaci, insomma un bel casotto.

Ora sembra che mi sia capitato un colpo di fortuna, un giovane cognitivo-comportamentalista a detta di alcuni molto preparato, non ho potuto effettuare ancora la prima visita perchè sto cercando di "desensibilizzarmi" gradualmente e riuscire a guidare di nuovo, per ora passo le giornate facendo piccoli giri in auto sempre piu lunghi, in modo da poter ricominciare a guidare ma guardandomi bene dal non far degenerare l'ansia in attacco di panico, non sono completamente in asse farmacologica, ma VI GIURO, sarà per determinazione, sarà per rabbia, appena si partirà io ci butterò anche l'anima nel percorso, per come ho investito tutte le mie risorse nella psicoanalisi. Io attualmente sono in trappola, limitatissimo, castrato su mille fronti, e sta cosa rischia di tirarsi a picco l'intera vita, è una bestia sanguinaria l'ansia.
Il problema che mi pongo all'attuale, è che non conosco assolutamente il regime cognitivo-comportamentale, spero che questo terapeuta possa lavorare bene ma alla base mi sto lanciando alla cieca, so solo che le sue terapie non sono brevissime....diciamo un annetto e mezzo.....ma se funziona che ben venga. Se poi come dite voi, sarà in grado di fornirmi la preparazione per fronteggiare future ansie senza finire chiuso in casa, gli concedo anche due anni, ma io ci butterò l'anima e farò un gravoso investimento economico che peserà su tutta la famiglia, ovviamente cerco garanzie.

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Gentile Axios,
personalmente ritengo che un bravo psicoterapeuta debba saper utilizzare diversi approcci in una logica di integrazione. In realtà l'aiuto può venire da approcci diversi anche in considerazione dell'urgenza del problema; nel suo caso concordo che siano da preferire le strategie cognitivo-comportamentali.Per quanto riguarda la " guarigione definitiva " ritengo sia da correlare alla automatizzazione dei comportamenti corretti ma è difficile escludere che alcuni sintomi/disturbi possano ripresentarsi sporadicamente sotto stress.
Cordiali saluti.

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Buongiorno Axios,
posso immaginare quanto siano invalidanti per lei questi attacchi di panico.
Le consiglio di rivolgersi a uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale che potrà aiutarla a definire meglio il suo problema indicandole quali mantenimenti mette in atto e lavorando su più livelli per gestire l'ansia che le si presenta. Per quanto riguarda le recidive verso la fine della terapia si lavora su ciò che potrebbe portarla a riavere degli attacchi di panico, questo può aiutarla a riconoscere determinati segnali e con un buon lavoro potrà sicuramente stare meglio.

Un caro saluto,

dott.ssa Elisa Lijoi

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Prima di tutto Le consiglierei di riprendere il lavoro psicoanalitico. I farmaci servono a poco. Ci sono varie scuole di psicoanalisi. Certo una seduta di un'ora a settimana comporta tempi lunghi, anche molti anni. Nel Suo caso non ritengo sufficiente la terapia cognitivo comportamentale. La micropsicoanalisi prevede sedute idealmente quotidiane di almeno due ore e mezza. Con ciò si abbreviano i tempi e il lavoro và molto più in profondità. Le suggerisco questo tipo di terapia. Se vuole saperne di più può visitare il mio sito www.marco-tartari.it. Sicuramente può risolvere i Suoi disturbi. Ma bisogna lavorare sodo. Cordialmente. Marco Tartari

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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Buongiorno,

in effetti la terapia cognitivo-comportamentale è particolarmente indicata nel trattamento diretto della sintomatologia di panico e ansia e prevede dei tempi di realizzazione molto più brevi di quelli della psicoanalisi. Tuttavia, prevede un impegno molto maggiore del paziente che deve impegnarsi ad eseguire degli esercizi a casa al di là delle sedute. Se la sua motivazione e partecipazione al trattamento non è elevata allora non otterrà comunque niente. Valuti questi aspetti. Per il resto a disposizione.

Cordiali Saluti

dott.ssa Silvia Picazio

Dott.ssa Silvia Picazio Psicologo a Roma

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Buonasera,

senza entrare nel merito della diatriba storica tra le due scuole, sono sicuramente di parte essendo questo il mio approccio, ma sento di consigliarle di rivolgersi ad un terapeuta cognitivo comportamentale. Questa terapia è l'unica ad essere, ad oggi, "evidence based", cioè validata a livello scientifico e rappresenta il trattamento di elezione per i disturbi d'ansia e attacchi di panico. L'aspettativa della guarigione definitiva in genere è sempre estrema...bisogna pensare al percorso terapeutico come una possibilità, oltre a quella di cura, di creare il proprio bagaglio di strumenti che permetteranno al paziente di diventare "terapeuta di sè stesso". Se avrà la fortuna di rivolgersi ad un professionista serio della sua città avrà modo di apprezzarne i miglioramenti in tempi relativamente brevi.

Resto a disposizione per ulteriori consigli.

Saluti.

Dott. Guglielmo D'Allocco

Dott. Guglielmo D'Allocco Psicologo a Caserta

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Salve,
La psicoterapia cognitivo-comportamentale non è assolutamente un palliativo, ma insegna tecniche e strategie per gestire l'ansia. Studi scientifici ne evidenziano l'efficacia nella cura degli attacchi di panico, dimostrando che più dell’80% delle persone si libera degli attacchi di panico dopo un breve periodo di terapia. Il panico influenza il nostro corpo, i nostri pensieri e le nostre azioni. Per questo la Terapia Cognitivo Comportamentale interviene in ognuna di queste tre aree.
Le consiglio di provare. In bocca al lupo.

Dott.ssa Ilenia Faristei Psicologo a Arcola

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Buongiorno Axios,
posso immaginare quanto siano invalidanti per lei questi attacchi di panico.
Le consiglio di rivolgersi a uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale che potrà aiutarla a definire meglio il suo problema indicandole quali mantenimenti mette in atto e lavorando su più livelli per gestire l'ansia che le si presenta. Per quanto riguarda le recidive verso la fine della terapia si lavora su ciò che potrebbe portarla a riavere degli attacchi di panico, questo può aiutarla a riconoscere determinati segnali e con un buon lavoro potrà sicuramente stare meglio.

Un caro saluto,

dott.ssa Elisa Lijoi

Dott.ssa Elisa Lijoi Psicologo a Perugia

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Cara Axios,
la guarigione non è un aspetto di facile definizione. Di norma si preferisce, in psicologia, parlare di gestione, regolazione, modulazione di quello che è vissuto come un disagio.

Mi spiego meglio. Lei potrebbe avere la tendenza a prvbare ansia e questa sua caratteristica va mantenuta perchè parte di lei, non sintomo di patologia. Va, invece, ridotto l'effetto che provoca in lei l'ansia quando le impedisce di vivere la quotidianità.

La terapia cognitivo-comportamentale è adatta alla sua richiesta e mi permetto di suggerirle anche la terapia strategica che offre ottimi risultati nella gestione di disagi come quelli che ci ha descritto, tra l'altro in tempi brevi.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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Gentile Axios,
quello che le posso dire è che la terapia cognitivo-comportamentale è molto efficace soprattutto con problematiche legate all'ansia e al panico, questo è stato dimostrato da ricerche scientifiche. Mi sentirei di consigliarle di non perdere la speranza e di contattare uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale con cui intraprendere un percorso per gestire gli attacchi di panico. Per quanto riguarda l'uso dei farmaci deve rivolgersi al suo medico ma sicuramente il farmaco deve essere affiancato ad una psicoterapia, per poi essere gradualmente sospeso. Non è facile darle una risposta certa, in questo contesto, rispetto alla guarigione definitiva, soprattutto perchè ogni persona è diversa da un'altra, ha una sua storia e può reagire in maniera differente alla terapia. Gli attacchi potranno ridursi ed egli potrà imparare a gestirgli ed, eventualmente, nel caso si dovessero ripresentare, potrà essere preparato a cogliere i primi segnali di una ricaduta e saperli affrontare subito, evitando che degenerino.
Auguri.
Cordiali saluti
Dott.ssa Elena Moretti

Dott.ssa Elena Moretti Psicologo a Vallecrosia

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