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Innamorata di un narcisista?

Inviata da Maria il 15 apr 2015 Terapia di coppia

Ho 47 anni e sono sposata con tre figli. Uno di 14 e mezzo, una di 12 e l’altra di quasi 5 anni.
La mia famiglia, una famiglia presa d’esempio per molte cose, come l’unione tra me e mio marito, per la dedizione alla famiglia da parte di entrambi, per l’accordo tra noi due, che almeno apparentemente traspare all’esterno.
Mio marito un uomo tanto paziente e dedito molto al lavoro e alla famiglia, in particolare non trascura per nulla al mondo il bene dei suoi figli. Anzi troppo “amico” e poco “duro” con loro. Io gli rimprovero spesso questo.

Ma veniamo a me. Un’infanzia non proprio felice. Figlia unica che perde la madre, dopo una brutta malattia, all’età di 12 anni.
Trovo in mio marito l’uomo che ho voluto sposare a tutti i costi. Ne ero innamoratissima e ricordo il batticuore ogni volta che lo vedevo.
In me però ho sempre avvertito il bisogno di ricevere attenzioni. Questo mi faceva sentire bene e se non fossero state quelle del mio futuro fidanzato e poi marito, ma anche di altri, non mi dispiaceva.
Avevo forse un grande vuoto da colmare?.....
Ma veniamo ai fatti recenti.
Lavoro in un ente pubblico e circa due anni fa, conosco un nuovo collega, che all’inizio non mi aveva per niente colpita. Passa per il tipo piacente, dongiovanni, che sa di piacere e si crogiola in questo.
Non so come, forse da qualche suo complimento, in me scatta una sfida.
Io che fino a quel momento mi ero dedicata solo ed esclusivamente alla famiglia e al lavoro, io quasi come annullata, innesco un meccanismo di sfida con me stessa. Come se volessi cercare di riuscire ad attirare le sue attenzioni.
Lui separato con due figli, comincia a fare qualche complimento, che non mi lascia indifferente. “Tu mi fai stare bene, spero anche io per te”, “Hai un’eleganza innata”, “Quel vestitino ti sta a pennello”……La mia autostima stava riemergendo. Comincio a curare di più il mio aspetto fisico, e mi voglio lanciare.
Per farla breve è da più di un anno e mezzo che la nostra storia è iniziata. Una storia clandestina, all’inizio della quale i miei rimorsi nei confronti della mia famiglia, erano pesanti. Ma il sentirmi attratta da lui e “innamorata” mi hanno fatto abbandonare rimorsi e tutto il resto. Mi sono sentita più viva.
Il suo comportamento nei miei confronti, l’ho esaminato a distanza di tempo e con l’esperienza maturata in questo periodo della nostra relazione.
Riesce a farti sentire la donna più fantastica che ci sia, quella che gli da emozioni e piena di qualità e pregi. Dopo, l’inferno. Inadeguata, quella che ha commesso gli errori di far trapelare la nostra storia nelle mura del nostro posto di lavoro e di conseguenza anche fuori, quella che lo assilla con le domande e diventa pesante. “Con chi eri in chat? Con chi eri al telefono?.....”
Io che decido di mollare e poi vengo di nuovo catturata dal suo saperci fare.
Lui che non accetta il mio essere assillante, e poi che ritorna a volermi, quando io mi allontano, perché ferita dal suo modo di fare.
Lui non vuole sentirsi “costretto”. Il nostro rapporto deve essere vissuto all’insegna della leggerezza, dice lui. All’inizio dice “Tra noi solo sesso”, poi si fa scappare i “Ti voglio bene”, “Non dovrei dirtelo, ma ti adoro” e al mio “Tu sei l’amore mio” lui risponde “Anche tu”….

Dopo la separazione dalla moglie lui ha avuto un’altra compagna con la quale, dopo un periodo, pare, in cui andavano d’accordo, le cose si sono messe male e lui, che prima abitava a casa di lei,(ma era una convivenza strana perché lei era rimasta dai suoi, tranne che per la cena e per qualche ora dopo la mezzanotte), ora ha deciso di trasferirsi in un’altra casa.
Vivere la situazione che vivo, non mi rende affatto serena. Perché io non riesco ad allontanarmi da lui, benché non sia soddisfatta da questo rapporto. Credo che sia un vampiro che prende le mie energie e non riesce a dare molto, anche se apparentemente sembra un tipo generoso. Secondo me la sua natura narcisistica, viene fuori, solo agli occhi delle persone che hanno una relazione con lui, una relazione affettiva, intendo.
Lui che non si risparmia di elencare le donne con cui ha avuto relazioni, anche durante il matrimonio; lui che chiede conferme per sentirsi ammirato, anche nel lavoro, dove occupa una buona posizione, oltre che nell’aspetto fisico; lui che dice che io sia una donna in gamba, brava nel lavoro e a casa, intelligente e valida e poi magari ti fa sentire inadeguata alla prima occasione.
La nostra storia è fatta di allontanamenti e riavvicinamenti. Quando io mi allontano perché ferita dal suo comportamento, in lui inizia la sfida per riavermi e inizia con parole e frasi ad effetto, che puntualmente mi incastrano.
Io mi sento attratta da lui non solo fisicamente, ma anche emotivamente. Ma mi rendo conto che do tanto e ricevo poco. Lui non riesce a dare molto. Si spinge anche a pronunciare parole come “ti amo”, ma quando vuole riavvicinarsi a me.
Il guaio è che noi lavoriamo nello stesso posto, anche se non condividiamo lo stesso ufficio. Ma se forse non ci si vedesse, potrebbe darsi che per me quei miei allontanamenti sarebbero più efficaci.
A casa vivo una situazione ansiosa come non mai. Devo fingere il mio stato d’animo, spesso disperato, e non è facile. Prima che ero propositiva in tante cose, entusiasta nel mio “gran da fare in casa” e ora che mi sento senza energie e priva di motivazioni a fare qualcosa per la mia famiglia. Non faccio che sperare in un suo msg, in una sua telefonata……in una sua attenzione.
Per mio marito ora sento di provare solo un grande affetto. Lo vedo compagno nella vita di tutti i giorni e nella crescita dei figli. Ma non altro. E questo mi rattrista molto.
Mio marito lo conosce, benché lui abiti in un altro paese, perché ha anche frequentato la mia casa e qualche volta ha portato i suoi figli a giocare con i miei.
Mio marito sa anche che io avevo una certa simpatia per questa persona, perché all’inizio, quando di sicuro non sapevo che la storia sarebbe finita così, io gli parlavo di lui e gli dicevo che mi piaceva ricevere, magari le sue attenzioni. Quasi come se dicendoglielo (noi ci siamo detti sempre tutto, ma in questo caso credo di aver sbagliato, perché lui, ovviamente non lo può vedere di buon occhio) mi purificavo delle mie debolezze.
Insomma tra noi un alternarsi di momenti piacevoli e (solo per me) momenti di inferno.
Infatti quando lui vede che io mi lego troppo, scappa! Prende delle distanze, anche con parole che fanno male, e allora ricomincia il gioco del gatto e del topo.
Io riconosco di essere molto gelosa e anche possessiva e il mio timore è quello che lui possa vedersi con altre. Un timore fondato visto il tipo di persona che ho davanti. Non sopporto l’idea che un’altra possa averlo. Non sono gelosa della sua (ex) compagna, ma di altre donne che potrebbe frequentare. Lui mi dice che ha deciso di avere questa, chiamiamola, relazione con me, proprio da quando le cose con la sua compagna non andavano bene e che in questi ultimi tempi ha fatto l’amore solo con me. Vorrei davvero credergli.

Credo, comunque, di averlo inquadrato bene. Credo che sia un narcisista (perverso), che prende e non dà. Il desiderio di stare con lui, però non si frena. A letto mi ha conquistata, ma io starei con lui ore intere solo a parlare. Anche lui lo farebbe, ma di sicuro per parlare di se e delle sue cose. Sempre lui al centro dell’attenzione.
Io che cerco di trovare tutte le possibili occasioni (e non è facile vista la mia clandestinità, cercare ogni minima possibilità di poterci vedere), per poter stare insieme. Anche se magari non ho voglia di fare l’amore con lui o di soddisfarlo, lo faccio, come se in quel modo potessi inconsciamente e visceralmente tenerlo legato.
Lui sa della mia gelosia, anche perché oltre che farglielo capire, gliel’ho anche detto.
Mi coinvolge anche in alcune sue scelte: acquisto della macchina, scelta della nuova casa, mi ha sottoposto la bozza di contratto di affitto del nuovo appartamento, dove andrà ad abitare……. Lui dice che ci tiene a che io gli dica cosa penso in merito a molte faccende che lo riguardano..
Mi ha detto tantissime volte che se io non fossi sposata e non avessi soprattutto tre figli, noi di sicuro avremmo potuto vivere insieme. Non so quante volte me lo ha ripetuto, non ultima l’altra sera quando io gli ho detto che cosa ne pensasse se io lasciassi la mia famiglia per andare a vivere con lui.
Poi ad un tratto ………lo vedi distaccato, quasi io un’estranea per lui, come se non ci conoscessimo. E questo riaffiora ogni qualvolta io mi avvicino di più a lui, quando forse si vede e si sente “soffocato”. Forse ha paura di ricevere troppo amore. Ha paura di sentire limitata la sua vita?
Non lo so. So solo che io non riesco a mollarlo. Io mi sento innamorata di lui. Non so se possa parlarsi di infatuazione a distanza di due anni.
Ma questo rapporto non mi soddisfa. Io vorrei più presenza da parte sua. Non una presenza mirata solo a riavvicinarsi quando io mi allontano (per vincere la sua sfida e, come mi ha detto lui, perché gli fa male sentirsi odiato), ma una presenza fatta anche di qualche telefonata in più, magari per sapere di me e non solo per sfogarsi dei problemi con la (ex) compagna, o per chiedermi dei consigli.
Qualche msg, per dirmi che mi pensa e che magari vorrebbe vedermi ……. Questo non lo ha fatto mai, se non per dirmi che aveva voglia di me…….
Forse il mio bisogno di attenzioni così verrebbe appagato? E proprio questo che io desidero da lui e non solo il vedersi clandestinamente per andare a letto, cosa che invece credo per lui sia la più importante.
Vorrei cercare di essere abile per ripagarlo con la stessa moneta. Fredda e calcolatrice.
Un mio collega e amico, mi ha detto che io devo impormi di vivere questa storia non con la testa ma solo con il corpo. Nel senso che a lui devo pensarci solo per andarci a letto e non per altro, perché la mia serenità la posso trovare solo nella mia famiglia.
Io ci ho provato, ma non riesco e mi sento imprigionata in questo vortice che non ha fine.
Lo so di aver scritto tanto, forse troppo, ma vi chiedo di potermi dare un consiglio.
Grazie infinite.

Vorrei aggiungere due righe che in un momento di tristezza ho buttato giù qualche tempo fa:


Dall’inizio ha usato termini e frasi d’effetto. frasi con contenuti importanti, troppo importanti. questo già avrebbe dovuto suggerirmi qualcosa. poi la mia disponibilità, la mia verità, il mio voler esserci. il suo allontanarsi, il suo sparire. il porre sempre una barriera di fronte ad una mia concessione. per poi tornare docile a carino. quasi romantico. e io incapace di manifestare il mio fastidio per i suoi silenzi, il suo allontanarsi. e io incapace di capire che mi stavo già mettendo nei suoi panni senza essermi preoccupata ancora dei miei. I PIU' IMPORTANTI. sapevo di non star bene in quello stato di cose. poi il mio agire indispettito, quasi a voler manipolare. per avere una reazione per capire di essere qualcosa di speciale. e lui che gentilmente mi chiede di non essere ostile perché ” lui è fatto così “. e io a capire il senso di questo. capire e accogliere, sempre. perché lui è gentile. si. troppo. tanto quanto è duro con i suoi silenzi. e il mio dolore aumenta. il mio senso di rabbia aumenta. ma soffocato tutto dalle sue frasi d’effetto: “per me sei importante”, “io sto bene con te, spero anche tu con me”, "sei stupenda", "sei unica", "grazie perchè ci sei"..... lui sempre più sicuro di avermi vicina. Io che ritorno ad essere accogliente. e poi il sesso. il volermi a tutti i costi. e poi basta. le settimane scorrono senza sentire il suo desiderio di volermi vicina. poi di nuovo, improvvisamente, un ritorno e siamo “noi” per pochi istanti. poi ancora il vuoto. e poi ancora il ritorno. un’intimità a intermittenza che mi sfinisce e che non posso vivere. che mi fa male. un sentimento che non può che perdere di significato in questo accendi e spegni. ma che rappresenta la sua incapacità di sentire e la sua attitudine a palettare quello che dovrebbe essere la gioia della vita: un sentimento per qualcuno. che forse quindi non c’è un sentimento. sicuramente non c’è. è bramosia, è narcisismo, è ricerca di affermazione, è insicurezza. forse tutto questo insieme. allora? io non posso alimentare la mia dipendenza. si. perchè forse è una dipendenza. credere che sia amore è la trappola. sentire il desiderio nella distanza è la trappola. credere che le parole corrispondano al suo sentimento è la trappola. e non riesci più a vedere se le azioni poi corrispondono alle parole. no. le azioni non ci sono. e allora? vuoi ancora aspettare? si. vuoi ancora esserci ? si. vuoi ancora credere ? no. ma aspetti. E’ lui crede di poter fare. e io lo lascio fare. fino ai miei eclatanti rifiuti di questa relazione non-relazione, di questa amicizia camuffata da relazione, camuffata da amicizia. e poi i suoi ritorni con l’istinto di volermi a tutti i costi per poi scappare di nuovo. il suo dimostrare a sé stesso che tutto è perfetto. perché l’alibi perfetto è sempre latente: “io non riesco a coinvolgermi, tu hai la tua famiglia, io i miei problemi.......” certo, così è più facile dire “te lo avevo detto!” e poi ancora il cercarmi, il suo bisogno di farsi sentire desiderato e chiedere le mie attenzioni i suoi messaggi un pò romantici e un pò seduttivi quasi a voler significare “le provo tutte”. e ancora i miei rifiuti. per non sentirmi condizionata, occupata, colonizzata dal pensiero di lui. per riuscire a non sentirlo un investimento troppo esclusivo. ma anche i miei messaggi gentili per provocarlo e i suoi silenzi per provocarmi. e ora ? la mia indifferenza ? ci riuscirò ? è un manipolatore! e il rischio è che lo diventi anche io. lui non lo sa. io ora si. e per questo voglio salvarmi.

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Gentile Maria,
sembra descrivere un rapporto distruttivo caratterizzato da un'altalena emotiva in cui dalla salita in paradiso (passione, euforia, sentirsi importante unica e speciale) si passa alla discesa nell'inferno (rabbia, disperazione, sentirsi inadeguata). All'interno di una relazione di questo tipo, può crearsi un legame disfunzionale fatto di azioni e reazioni che si rinforzano reciprocamente in un gioco a cui è difficile mettere fine: si può parlare di dipendenza. La psicoterapia è uno strumento di cambiamento: l'obiettivo è la compresione delle dinamiche relazionali del presente con il partner e quelle del passato con la famiglia di origine, in quanto solitamente gli schemi di interazione disfunzionale che sottostanno al problema sono da ricercare nelle relazioni affettive significative. Sarebbe inoltre da approfondire il rapporto con suo marito: aver cercato attenzioni all'esterno, potrebbe essere segnale di qualcosa che non va all'interno della coppia.
I migliori auguri.
Dott.ssa Annalisa De Filippo, Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Annalisa De Filippo - Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Sesto San Giovanni

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Buongiorno gentile Maria,
che lui sia un narcisista oppure no noi da qui non possiamo dirlo senza conoscere la persona in questione. Quello che conta è come lei percepisce lui e come si sente in questa relazione. Traspare una sua modalità di accanimento verso questa relazione al pari dell'accadimento di lui, sopratutto quando parla di restituirgli la posta e quando dice di rischiare di diventare anche lei manipolatrice. Tutte le energie affettive impegnate nella relazione le tolgono, però, lucidità verso una visione futura sia di se stessa, sia verso i suoi figli. Il suggerimento è di richiedere una consulenza psicologica de visu. Lei, cara Maria, ha tanto da raccontare e cosi on line rimane svuotata di senso. Si faccia coraggio e chieda aiuto.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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