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Un narcisista patologico?

Inviata da Anna il 24 ott 2014 Terapia di coppia

L'uomo che amo,dopo mesi di relazione,mi ha confessato non un tradimento (come sospettavo) ma peggio: dice che da qualche anno ha un bisogno quasi patologico di piacere soprattutto alle donne. Una bassa autostima legata a un pessimo rapporto cn la madre (un assenza di rapporto,visto ke lui le addebita dei traumi ed e cresciuto cn del rancore verso di lei e poca fiducia nelle donne). Complice un bell'aspetto un bel cervello e molte opportunita gli riesce facile: è quasi seriale:Quando ne individua una cerca di entrarci in contatto(non fa mai la prima mossa vuole essere desiderato) poi cerca di diventare la persona di cui lei ha bisogno finché la lei di turno non si espone e si dichiara,alche lui è pago e può andare oltre. È emerso con mia somma delusione che anche con me è nata cosi però dice di essersi profondamente innamorato di me,di amarmi come mai prima d'ora e che vuole diventare uomo degno di me ma che ha bisogno del mio aiuto per cambiare o almeno per evitare certe situazioni.ha proposto di darmi le sue schede sim tutte le sue password di modo che possa controllarlo e di stare sempre cn me e di portarmi cn se ovunque perché stia tranquilla . vuole farlo x me e solo x me può riuscirci,dice,xke sono l'unica che ama davvero, l'unica che ascolta e che non vuole far soffrire.se non riesce cn me non ne verrà mai fuori . che se lo amo davvero dovrei stargli vicino.ma mi chiedo: si può aiutarlo in questo modo?facendogli da "carceriera"?x quanto mi amerà e dopo quanto inizierà a sentirsi soffocare?o invece può essere un modo giusto?e sennò quale modo può esserlo?possibile che non possa gestirsi da solo?

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Gentile Anna,
devo dirle che il caso che porta alla nostra attenzione è davvero interessante e le informazioni che ci offre, pur essendo solo indicative, rendono bene l'idea della situazione che lei e il suo compagno state vivendo.
Suggerirei di non lanciarci in etichette diagnostiche parlando di narcisismo e di patologia.
Piuttosto la inviterei a fare una serie di riflessioni per una prima comprensione del significato che potrebbe avere per il suo compagno questo stile comportamentale.
Mi chiederei, se prima di qualche anno fa, arco temporale da lei indicato come inizio della problematica, lo stile relazionale del suo compagno era diverso.
Inoltre, c'è qualche episodio o evento che possiamo far risalire allo stesso arco temporale?
Piuttosto che parlare di poca fiducia nelle donne, l'ipotesi più verosimile mi sembra che il suo compagno esprima con i suoi comportamenti un bisogno di controllo, che esercita sulle donne in modo manipolatorio, assumendo un atteggiamento accondiscendente e compiacente ("diventare la persona che vuole"), manipolazione che involontariamente esercita anche su di lei probabilmente con la stessa modalità (le chiede di stare attenta a lui, tenere le sue schede etc..), con la finalità di diventare "degno di lei". Bene! Un significato importante lo darei a queste frasi.
Piuttosto che un bisogno di piacere, emerge una credenza diversa, ossia essere "degni dell'altro", e un modo per esserlo potrebbe essere "diventare come tu vuoi che io sia". Se lei accettasse di fare ciò che il suo compagno le chiede, finirebbe per confermargli che il modo giusto per essere degno di una persona è quella di essere "come tu mi vuoi". Le suggerirei a partire da queste brevi riflessioni di prestare il suo aiuto al suo compagno suggerendogli un percorso psicoterapico di tipo cognitivo comportamentale per esempio, grazie al quale potrebbe ben comprendere anche quale potrebbe essere il suo ruolo per essere realmente di supporto al suo compagno piuttosto che colludere (confermare), lo stile relazionale disfunzionale del suo compagno.
Cordialmente
dott.ssa Diana Di Lorenzo (Caserta)

Dott.ssa Diana Di Lorenzo Psicologo a Caserta

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Cara Anna avere una relazione con un uomo che ha bisogno della conferma del proprio valore da parte di altre donne,è una relazione che si configura molto impegnativa per lei perchè le richiederebbe la maggior parte delle sue energie e la lascierebbe spesso svuotata.questo accadrà a maggior ragione se lei accetterà la richiesta del suo compagno di controllare il suo comportamento,.Amare l'altro non significa annullarsi in controlli continui che comunque si rivelerebbero inutili e anzi rafforzerebbero il desiderio del suo lui di infrangerli. Si rivolga ad uno psicologo per capire da dove nasce e cosa nasconde il suo desiderio di aiutare il suo compagno che di fatto ama solo se stesso.

Dott.ssa Carmela Pulvirenti Psicologo a Catania

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Gentile Anna
la cura per il suo Lui non è certo quella da lui stesso proposta che non servirebbe a nulla se non, forse, a rafforzare il sintomo.
Come ben esposto nella sua lettera le problematiche sottostanti al problema sono molto radicate e molto profonde e occorre un lungo, paziente "lavoro" interiore in sede di Psicoterapia, per poter essere davvero risolte.
Quindi a Lui sarà richiesta una forte motivazione e un forte impegno se davvero vorrà risolvere il problema e a lei, come eventuale compagna, una pure grande motivazione e una immensa consapevolezza del problema.
E' inutile negare che se lei vorrà accettare questa relazione non sarà facile per lei e nemmeno priva di sofferenze.
Occorre fare una scelta davvero molto lucida.
Il suo Lui dice di amarla tantissimo ..ma tenga presente, in modo realistico, che l'Amore di un Narcisista è un amore Narcisistico appunto!
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Buongiorno Anna,
avverto nella parte conclusiva della tua richiesta, la tua perplessità nel assumere il ruolo richiesto dal tuo compagno ed è su questo che voglio focalizzare la mia attenzione.
E' apprezzabile il suo investimento su di te in quanto tu sembri rappresentare per lui una figura di fondamentale importanza (madre/terapeuta/sorella /amica) ma tu, come potrai investire tanta energia per sostenere un impegno così generoso? All'interno di questa 'coppia' indefinibile, dove sta lo 'scambio' dove colluderete? Se accetterai, sarà indispensabile che vi affidiate ad un/a psicoterapeuta della coppia di formazione psicodinamica-relazionale fin da subito. Resto a tua disposizione per ulteriori comunicazioni.
Dottssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta di Milano

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Gentile Anna, è molto maturo da parte sua ammettere che la "strategia della carceraria" non sia la risoluzione al malessere del suo compagno.
La richiesta d'aiuto da lui mossa denota sicuramente un forte coinvolgimento nei suoi confronti ma, probabilmente, non avendo a disposizione gli strumenti atti a fronteggiare il suo malessere, l'unica soluzione è chiedere aiuto a lei.
Consiglierei al suo compagno di intraprendere un percorso personale, rivolgendosi ad uno psicologo/psicoterapeuta o ad un sessuologo clinico per poter parlare della sua condizione che, indubbiamente, gli causa sofferenza.
Qualora necessario, e qualora lei lo volesse, potreste pensare anche ad un percorso di coppia.
Un caro saluto,

Dott.ssa Valentina Mossa

Dott.ssa Valentina Mossa Psicologo a Torino

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Cara Anna,
A questo mondo tutto si può (nei limiti della legalità ovviamente). Il vero problema é: lei vuole fargli da "carceriera"? Vuole prendersi cura di lui come una seconda mamma?
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti,
Dott.ssa Gerbi

Dott.ssa Martina Gerbi Psicologo a Asti

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Carissima Anna,
il modo che l'uomo che ama ha trovato per chiederle aiuto è molto tenero, come i bambini che sporchi di cioccolata vanno dalla mamma e dicono "se vedi la cioccolata finita non sono stato io". lui sembra proprio questo, sembra che stia dicendo "sto facendo qualcosa per cui faccio del male a me e a te, tu tienimi legato cosi io sto meglio". E' la miglior strategia che ha trovato in questo momento in cui assume un comportamento eccessivo, di cui sembra rendersi conto e nel quale soffre. E lei insieme a lui!
E' altrettanto bello vedere come lei stessa colga in pieno che fare "la carceraria", come saggiamente ha detto, non è una strategia di risoluzione, forse assomiglia ad un tampone che non durerà in eterno.
L'intervento diretto sul suo compagno di vita, con un professionista che lo segua in un percorso di crescita e conoscenza, trovo sia una strada valida da percorrere.
Rimango in ascolto e a disposizione per ogni evenienza.
Dott.ssa Gabriella Petrone - Piacenza-

Gabriella Petrone Psicologo a Fiorenzuola d'Arda

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Gentile Anna, non credo proprio che lei possa aiutare, nel modo in cui lui glielo chiede, il suo compagno. Il ruolo che le vuole attribuire rischia di far stare male lei e far morire la vostra relazione. Può invece essergli d'aiuto convincerlo a farsi aiutare da un professionista , un bravo psicoterapeuta, per lavorare su questi aspetti.
Saluti
Maria Rita Milesi

Dr.ssa Maria Rita Milesi Psicologo a Bergamo

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