"Sono insoddisfatta sul lavoro ma non voglio essere giudicata male"

Ti capita di sentirti insoddisfatta nel tuo lavoro ma temi di esprimerti per non essere giudicata negativamente? Ti capita di esplodere per poi pentirti? Scopri come evitare questa trappola.

1 LUG 2020 · Tempo di lettura: min.
"Sono insoddisfatta sul lavoro ma non voglio essere giudicata male"

Mi capita spesso di sentire persone che sul lavoro non sono soddisfatte, ma per "non passare male" accettano compromessi inaccettabili.

Penso a Maura (none di fantasia) che da mesi è stanca di lavorare ore in più che non le vengono pagate, è stanca di sentirsi promesso un ruolo che per mille motivi (prima la crisi, poi la concorrenza, poi il Covid-19...) non le viene mai formalizzato; è stanca di sentirsi dire che appena possibile sarà assunta una persona per darle una mano ma non non è mail il momento; è stanca di portarsi il lavoro a casa per sentirsi dire che il problema è suo che non sa organizzarsi.

Tuttavia, quando Maura osa far presente ciò che non le sta bene, puntuale come un orologio svizzero arriva l'espressione delusa del suo capo a cui segue la romanzina in cui le viene fatto capire quanto sia ingrata a non rendersi conto di quanto l'azienda abbia sempre fatto per lei; a volte la romanzina cambia e punta più su quando Maura sia insensibile a permettersi di avanzare richieste in un momento evidente di crisi. Altre volte ancora la romanzina punta sullo spiegare a Maura come anche tutti i suoi colleghi si facciano il mazzo quanto lei senza lamentarsi oppure su quanto l'azienda voglia investire su di lei....se solo avesse la pazienza di aspettare.

Il risultato però che è sempre quello: Maura si sente in colpa, si sente male e si vergogna per aver osato parlare.

La conseguenza è che a causa della vergogna e del senso di colpa, Maura smette di ascoltare i suoi bisogni insoddisfatti (di realizzazione, di crescita, di riconoscimento), rinuncia a soddisfarli e agisce per salvare la sua immagine agli occhi del responsabile e dei colleghi.

Così non continua ad ascoltare quell'insoddisfazione che la spingerebbe a lasciare il lavoro o a pretendere un trattamento diverso, ma cerca di comportarsi in modo tale da dimostrare al suo capo che non è vero che è ingrata, non è vero che è insensibile, non è vero che è più lamentosa dei colleghi, non è vero che è impaziente.

Abbiamo lavorato insieme duramente per mettere a fuoco le trappole in cui Maura cadeva quando per "salvare la faccia" rinunciava alla sua soddisfazione, alla sua gioia e alla sua realizzazione. Spesso accade che l'idea di essere etichettati come "sbagliati" ci fa talmente paura che perdiamo completamente di vista i nostri bisogni. Così ci si illude che la conferma sociale ci faccia sentire soddisfatti mentre in realtà ciò che accade è che la nostra insoddisfazione rimane ma non ce ne rendiamo conto. Non è stato facile per Maura ma alla fine ha messo a fuoco che "salvare la faccia per non essere mal giudicata non la rendeva felice, fare ciò che desiderava sì.

Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

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