Danza e cervello: un passo a due

Il ballo agisce sul cervello, aiuta a stabilire un migliore rapporto tra mente e corpo ed i suoi effetti possono migliorare la nostra qualità di vita

25 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Danza e cervello: un passo a due

Che il ballo o la danza sia un'attività benefica per la nostra salute psicofisica è oramai un fatto noto. Sono molti gli effetti positivi ad esempio sulla capacità coordinativa o sulla tonicità muscolare e sull'equilibrio, così come sulle prestazioni cognitive (migliora la memoria, l'attenzione e la concentrazione). Non è esente neppure la nostra dimensione emotiva, la danza infatti rappresenta un canale attraverso cui contattare ed esprimere i sentimenti, aumenta l'autostima ed aiuta a combattere stress ed ansia, è un'attività che ci fa sperimentare emozioni positive, infatti si balla per piacere. Il ballo influisce positivamente anche sulla nostra dimensione sociale poiché ci spinge ad interagire maggiormente con gli altri, può essere un utile antidoto contro l'isolamento (pensiamo soprattutto alle persone anziane) e fornisce occasioni di aggregazione e di condivisione; inoltre ballare in coppia aiuta a migliorare la sintonizzazione con il partner attraverso la necessità di seguire un ritmo condiviso.

"Lodo la danza perché libera l'uomo dalla pesantezza delle cose e lega l'individuo alla comunità.

Lodo la danza che richiede tutto, favorisce la salute e la chiarezza di spirito, eleva l'anima"

Sant'Agostino

In sostanza la danza è un'importante espressione di quel connubio tra mente e corpo che si cerca sempre più di coltivare (o che dovremmo cercare di coltivare) in una società in cui viviamo spesso nella dimensione dei pensieri, nella testa, dimenticandoci del corpo in cui, però, risiede l'essenza e l'autenticità della nostra esistenza. Il ballo può quindi rappresentare un utile strumento di esplorazione, indagine e comprensione del nostro mondo interno.

Come può la danza agire in tal senso?

Il lavoro corporeo opera direttamente sui neuroni e sul cervello, i muscoli ad esempio secernono delle sostanze essenziali per il corpo, gli ormoni, che hanno un'azione immediata; quando si danza si liberano anche endorfine ed ossitocine che migliorano il tono dell'umore. Non solo ma molte ricerche nell'ambito delle neuroscienze (Muller, Rehfeld et al., 2017) hanno dimostrato ad esempio che eseguire un programma di apprendimento di danza aumenta in modo significativo la materia grigia, fattori di crescita neuronale e il volume della regione dell'ippocampo (una struttura del cervello che controlla la memoria).

La danza rappresenta quindi uno strumento utile per lo sviluppo del cervello: gli organismi che si muovono (come l'essere umano) sono dotati di un Sistema Nervoso Centrale (SNC), ossia il cervello, che attraverso gli organi di senso (quindi il corpo) si interfaccia con il mondo dal quale seleziona le informazioni più rilevanti al fine di elaborare strategie atte all'adattamento ed alla sopravvivenza. Il corpo ha quindi un ruolo centrale perché attraverso la sperimentazione rende il cervello sempre più in grado di integrare informazioni sulle proprietà del mondo. Per potersi evolvere, dunque, questi organismi hanno bisogno del movimento del corpo, a partire già dallo sviluppo fetale.

Una delle strutture fondamentali in questo processo risulta essere il cervelletto che svolge un ruolo essenziale nella coordinazione dei movimenti e nella loro programmazione, è grazie a lui se con la pratica e l'esercizio una sequenza di gesti (ad esempio guidare, servire una palla nel tennis o suonare il violino) diventano automatici e vengono eseguiti senza il controllo del pensiero. Ricerche recenti (Stoodley, McMoore et al., 2016) hanno, però, evidenziato un'altra importante funzione del cervelletto, che risulterebbe un punto di collegamento tra movimento e processi cognitivo-affettivi, ossia spiegherebbe in che modo i movimenti del corpo sono legati al pensiero. Da queste ricerche sembra che questa struttura stabilisca delle connessioni neuronali con altre parti del cervello, in particolare con la corteccia cerebrale ed il sistema limbico che sono responsabili rispettivamente delle funzioni associative e del controllo delle emozioni (Schmahmann, 1996); allo stesso modo in cui mette in relazione zone del cervello necessarie alla gestione del movimento. Si può considerare come un direttore d'orchestra che collega sensazioni fisiche, emozioni e pensiero.

Corpo e cervello formano quindi un insieme: il movimento produce cambiamenti nel cervello e viceversa. Leggendo il corpo si può quindi risalire allo stato emotivo: le emozioni, che si esprimono attraverso il corpo, attivano specifici muscoli, che modificano, tra le altre cose, la postura del corpo; in associazione a questo si liberano ormoni ed altri elementi simili che modificano il nostro ambiente interno e vanno a loro volta ad influenzare il comportamento ed il tono dell'umore. Ad esempio un atleta che vince in genere esulta alzando le braccia al cielo (apertura del corpo) e vive un aumento dei livelli di testosterone che accresce il senso di combattività e di successo (Cuddy, Wilmouth et al., 2015), al contrario una postura di sconfitta con braccia incrociate e schiena curva chiude il corpo ed è accompagnata dalla liberazione di corticosteroidi, gli ormoni dello stress.

Che c'entra la danza con tutto questo?

Il ballo è senza dubbio una delle attività più ricche di stimoli (nonché presente nelle culture da circa 40mila anni!!), ed agisce sul corpo e sul cervello in molti modi:

  • attraverso la coordinazione dei movimenti complessi incentiva la programmazione di nuove reti di neuroni e stimola diverse regioni cerebrali;
  • attraverso l'esecuzione di determinate posture può influenzare lo stato d'animo ad esempio il paso doble stimola fierezza, la rumba la sensualità, il valzer il romanticismo;
  • attraverso la libera espressione di sè, aiutando ad esternare ciò che si sente attraverso la postura ed il movimento.

In conclusione la danza può aiutare il corpo a comunicare con il cervello e gli effetti di questo connubio possono essere utili a implementare lo sviluppo intellettivo, a proteggere, rallentare o migliorare le condizioni cognitive in alcune patologie degenerative (pensiamo alla Tangoterapia per i malati di Parkinson), rallenta l'invecchiamento, aiuta a gestire meglio le relazioni interpersonali, a mantenere sotto controllo il peso o semplicemente a prendersi cura del proprio aspetto.

"Dovremmo considerare perduto ogni giorno in cui non abbiamo ballato" (Nietzsche)

Scritto da

Dottoressa Giulia Guidotti

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