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Perché abbiamo paura di stare a casa?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Siamo abituati ad andare veloce, a riempire, a non stare a sentire noi stessi e gli altri. In questo momento così delicato, è importante imparare a stare.

11 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Perché abbiamo paura di stare a casa?

In questo periodo il diffondersi del Coronavirus fa paura ma, a quanto pare, non come dovrebbe.

Nonostante l'appello dei politici e degli esperti in Medicina a rimanere a casa, tante persone continuano a uscire invadendo impianti sciistici e lungomare. Possibile che tutto questo sia semplicemente il risultato di una società egoista a cui manca il senso civico? Ok, l'educazione civica non viene più insegnata a scuola. Impossibile quindi pensare che a mettere a repentaglio la vita dei propri cari e dell'intera comunità, oltre che a non riconoscere e sostenere l'operato di medici e infermieri, sia solo il puro menefreghismo.

Ma, a mio modesto parere, sembra che il fenomeno di inciviltà a cui stiamo assistendo più che a una mancanza debba essere ricollegato alla fuga. Alle persone che non rispettano le indicazioni per limitare la diffusione del virus non manca qualcosa, scappano da qualcosa.

L'Horror Vacui è una parola latina che sta ad indicare il terrore del vuoto. Le persone non riescono più a so-stare. Stare significa essere nel qui e ora, entrare in contatto con se stessi, avvertire i moti interiori. Significa sentire. E molte persone oggi hanno paura di stare in ascolto perché ciò significa sentire l'insicurezza, la fragilità e il senso dell'abbandono. La conseguenza di questa drammatica difficoltà è il bisogno di riempire il tempo e lo spazio con cose, persone, hobby, lavoro, sostanze.

Per non sentire molti giovani si sparano la musica nelle orecchie a tutto volume, gli adulti si stordiscono di lavoro. Per non parlare del consumo di droghe. Non c'è un minuto della giornata in cui si sta in silenzio. Nel silenzio la prima percezione che abbiamo è il suono del nostro respiro. Molte persone non sanno di rimanere in apnea per molto tempo durante il giorno fin tanto che non faccio loro contattare il respiro. La respirazione permette di con-centrarsi, di tornare a quella musica ancestrale che udivamo nel grembo, ci infonde per questo pace e leggerezza, ossigena gli organi interni, dona pienezza. Ma questa pace va ricercata e bisogna, per raggiungerla, passare prima dal vuoto. Confrontarsi con se stessi.

Il senso di vuoto si riscontra in diverse psicopatologie come nel Narcisismo, nella Depressione e nei Disturbi Alimentari: non è un caso che questi disturbi siano in crescita e che l'OMS abbia stimato che tra il 2030 e il 2050 l'85% della popolazione sarà affetta da depressione.

Come si può iniziare a far pace con il nostro mondo interiore?

  • Può essere utile scrivere un diario annotando le sensazioni che emergono in certi momenti della giornata, se ci sono altre persone, i pensieri automatici;
  • la meditazione rallenta i pensieri e permette di stare sulle sensazioni che ci fanno stare male. Il corpo è un potente alleato per raggiungere il benessere psicofisico;
  • una terapia personale è sempre un percorso faticoso, ma bellissimo e molto affascinante!

"Di relazioni ci si ammala, di relazioni si guarisce". P.A. Rock

Scritto da

Dott.ssa Martina Francalanci

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2 Commenti
  • Pietro teta

    Bellissimo articolo molto chiaro e pone riflessioni profonde su noi stessi ! Grazie mille

  • Federico ARMAND

    Rispondo semplicemente alla domanda. Sì. Hanno voluto che diventassimo così. Ora è tardi.

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