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Le Rappresentazioni Sociali

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Pillole di psicologia: Rappresentazioni sociali, società pensante e interpretazione della realtà

6 FEB 2014 · Tempo di lettura: min.
Le Rappresentazioni Sociali
Il concetto di rappresentazioni sociali deriva senza dubbio dalla sociologia, avendo come punto di partenza le  rappresentazioni collettive di Durkheim. Esse erano però considerate entità esplicative, irriducibili attraverso qualsiasi ulteriore analisi, compito della psicologia era quindi, secondo Moscovici, entrare nella struttura e nelle dinamiche delle rappresentazioni per carpirne i meccanismi segreti, “scindere le rappresentazioni” in maniera analoga a come sono stati scissi atomi e geni.

Il primo passo in questa direzione fu compiuto dalla psicologia evolutiva nello studio della rappresentazione del mondo del bambino; ma solo con Moscovici si arrivò a sistemizzare una vera e propria  teoria delle rappresentazioni sociali.

Il concetto di rappresentazione sociale designa una forma di conoscenza specifica, il sapere del senso comune, i cui contenuti manifestano l’operazione di processi socialmente rilevanti. In senso più largo, designa una forma di pensiero sociale.

Le rappresentazioni sono modalità di pensiero pratico orientate verso la comunicazione, la comprensione e il dominio dell’ambiente sociale, materiale e ideale. In quanto tali, esse influenzano l’organizzazione dei contenuti, le operazioni mentali e la logica.

Moscovici considera, nella sua teoria, scopo dell’uomo comprendere e non agire, come si assume tradizionalmente, e che la comprensione derivi dalla comunicazione sociale, come suggerito da diversi studi su bambini molto piccoli, che le origini e lo sviluppo del pensiero e dell’immaginazione dipendano dai rapporti sociali. L’individuo e i gruppi quindi, sono inseriti e allo stesso tempo fanno parte di una società pensante, lungi dall’essere recettori passivi, pensano autonomamente, producono e comunicano incessantemente le loro proprie specifiche rappresentazioni, e soluzioni ai problemi. Per le strade, nei bar, negli uffici, ecc., la gente analizza, commenta, inventa spontaneamente filosofie che hanno un impatto decisivo sulle loro relazioni sociali, sulle loro scelte, sul modo di allevare i figli e pianificare il futuro. Gli eventi, le scienze e le ideologie forniscono loro, semplicemente, cibo per la mente.

Le rappresentazioni intervengono o determinano l’attività cognitiva sostanzialmente assumendo due ruoli, esse convenzionalizzano gli oggetti, le persone e gli eventi assegnandoli a una data categoria e definendoli quale modello di un certo tipo, distinto e condiviso da un gruppo di persone. Tutti i nuovi elementi aderiscono a questo modello e si integrano con esso, questo si verifica anche quando l’oggetto non rientra precisamente nel modello e quindi viene forzato ad avere una forma compatibile e a rientrare in una categoria anche a rischio di non essere compreso; La realtà, per l’individuo, è in grande misura determinata da ciò che è socialmente accettato come realtà.

In secondo luogo le rappresentazioni sono prescrittive, cioè si impongono a noi con forza irresistibile, forza che è la combinazione di una struttura che è presente addirittura prima che noi cominciamo a pensare. Esse sono insite e tramandate fin dall’infanzia da una determinata cultura, fanno parte da subito del modo di pensare di ogni individuo, si fondano sul passato e allo stesso tempo sono plastiche e coinvolte in un processo di continuo rimodellamento (rielaborazione, riadattamento) grazie alle nuove informazioni o esperienze.

Le rappresentazioni sociali danno quindi forma al “mondo della realtà” e danno senso, significato, agli oggetti sociali; in altre parole costituiscono un “ambiente”, quasi fisico: per quanto riguarda la realtà, queste rappresentazioni sono tutto ciò di cui disponiamo, non ci arrivano mai delle informazioni che non siano state distorte da rappresentazioni sovrimposte.

Scritto da

Dr. Mauro Di Nardo / Studio Psicologico

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