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Intrappolati nella rete: la nomofobia

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Cosa si nasconde dietro a quella voglia irrefrenabile di controllare il telefono ogni 5 minuti? Breve introduzione alla Nomofobia.

27 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Intrappolati nella rete: la nomofobia

Oggi per la maggior parte di noi è possibile navigare in internet, connettersi ai social e chattare sul nostro smartphone ovunque ci troviamo. Basta pensare che in Italia il 74% della popolazione è online, con 34 milioni di utenti attivi sui social media. Secondo dati recenti trascorriamo circa 6 ore al giorno online, di queste quasi 2 su una piattaforma social media. Ma se, per vari motivi, si perde il segnale o si scarica la batteria non a tutti, fortunatamente, capita di provare angoscia, impotenza e panico.

Il termine Nomofobia (composto dall'inglese No Mobile, senza telefono, e fobia, paura) descrive proprio le sensazioni di angoscia, sofferenza e paura legate all'impossibilità di connettersi alla rete internet del proprio smartphone e di non essere raggiungibile telefonicamente.

Questa condizione può insorgere per diversi motivi, legati anche a dinamiche che appagano il bisogno di sicurezza e di socializzazione, anche se solo in modalità virtuale.

Secondo recenti studi svolti da ricercatori britannici l'attaccamento allo smartphone condivide con le altre dipendenze comportamentali o da sostanze un'anomalia nel rilascio di un neurotrasmettitore da parte del cervello, la dopamina, implicata proprio nel circuito cerebrale della ricompensa e del piacere. In parole semplici ogni volta che riceviamo un like su un social si attiva un'area del cervello, il nucleus accumbens, coinvolta proprio nei fenomeni della ricompensa. Questo accade, ad esempio, anche ogni volta che un dipendente da cocaina fa uso della sostanza oppure quando una persona dipendente da gioco d'azzardo fa una puntata al casinò.

Un'altra sfaccettatura di questo fenomeno di ansia sociale è quella che viene definita FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out (paura di perdersi qualcosa), che indica appunto la paura di perdersi un'esperienza emozionante e interessante, insieme alla sensazione che gli altri conducano una vita migliore e più appagante della nostra. Questa sensazioni sono scaturite in misura maggiore quando scrolliamo la home di un social network e abbiamo la ferma sensazione che gli altri stiano facendo indubbiamente qualcosa di più divertente o appagante di quello che stiamo facendo noi.

Tornando alla Nomofobia le sensazioni avvertite al solo pensiero di non avere il proprio telefono e di non poterlo utilizzare sono difficilmente gestibili e spesso sfociano in ansia incontrollata o ancora peggio in panico.

Una strategia che viene utilizzata in questi casi può essere addirittura quella di evitare a priori luoghi in cui sappiamo che non possiamo utilizzare lo smartphone. Ma l'evitamento di una situazione potenzialmente stressogena in realtà non fa altro che amplificare il problema.

Alcuni sintomi che possono essere associati all'impossibilità di connettersi alla rete sono:

  • ansia;
  • alterazioni del respiro (dispnea, sensazione di fiato corto, iperventilazione);
  • sudorazione alterata;
  • agitazione;
  • disorientamento;
  • tachicardia;
  • tremore.

Esistono inoltre alcuni campanelli di allarme che potrebbero farci rendere conto che c'è qualcosa che, nell'utilizzo che facciamo nel nostro smartphone, potrebbe essere eccessivo o potenzialmente dannoso. Questi sono ad esempio un uso eccessivo in termini di ore trascorse con la testa rivolta e immersa nel dispositivo, o l'avere sempre con sé quando si esce un caricabatterie che ci protegge dalla sensazione di panico legata allo spegnimento del telefono, o ancora il monitorare costantemente il livello di batteria o il credito. Altro segnale di allarme potrebbe essere quello di mantenere il telefono accesso h24, 7 giorni su 7, andando persino a dormire con il telefono cellulare sotto il cuscino.

È necessario quindi chiedersi se l'uso che facciamo dello smartphone è adeguato o no ed eventualmente allenarsi giornalmente a "disintossicarsi".

Come fare?

Ecco alcuni consigli.

  • Prova a non controllare lo schermo per almeno 60 minuti. Se l'impresa risulta impossibile parti da 45 minuti e poi procedi a ritroso.
  • Prova a lasciare a casa il telefono se devi uscire per delle commissioni o comunque per brevi periodi di tempo. Prova poi ad allungare i tempi: lascialo a casa se vai al cinema, se esci una serata con gli amici o se vai in palestra ad allenarti. In fondo sai che in caso di emergenza avrai sempre modo di comunicare con gli altri (tramite ad esempio il telefono di un amico).
  • Infine puoi provare a spegnerlo, almeno durante la notte. Inizia mettendolo silenzioso e con vibrazione, poi solo silenzioso e infine spegnilo del tutto.

È importante ricordarsi che spesso, dietro alle dipendenze e alla paura, si nasconde un bisogno. Proviamo a stare vicini alla persone che mostrano questi comportamenti, specialmente se sono adolescenti. Potrebbe essere una richiesta più o meno celata di aiuto e in quanto adulti di riferimento siamo indubbiamente chiamati a rispondere. Ascoltiamoli, dedichiamogli cure e attenzioni, facciamo sentire loro la nostra presenza. Reale però e non virtuale.

Dr.ssa Lisa Ribechini

Scritto da

Dott.ssa Lisa Ribechini

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